Voto: 6/10 Titolo originale: , uscita: 01-01-1970.
Wake Up: recensione dello slasher degli RKSS tra attivismo e caccia psicopatica
27/04/2026 recensione film di Sabrina Crivelli
Uno film creativo e teso, frenato da una scrittura che non sfrutta appieno le sue idee

Presentato in anteprima ormai da oltre due anni al Festival del Cinema Fantastico di Sitges, Wake Up, slasher diretto dagli RKSS, ruota intorno a un gruppo di giovani attivisti per l’ambiente che si introduce in un grande magazzino per sabotare una multinazionale.
Ma quella che doveva essere un’azione dimostrativa si trasforma rapidamente in un incubo: dopo un incidente, diventano le prede di un guardiano notturno psicopatico, deciso a trasformare la notte in una caccia all’uomo.
Dopo Turbo Kid e Summer of 84, il trio canadese torna con un survival movie diretto e sanguinoso, arricchito da trovate visive inventive e una buona dose di violenza, anche se i momenti più cruenti restano spesso fuori campo e la sceneggiatura presenta alcune semplificazioni.
La premessa è solida, ma resta sullo sfondo. Il conflitto tra giovani attivisti e mondo adulto viene solo accennato, riducendosi a motore iniziale per la sequenza di omicidi.
La componente ambientale emerge in modo ambiguo e poco approfondito. La lotta contro il disboscamento — incarnata dalla multinazionale House Idea — è condivisibile, ma il film suggerisce un dubbio: quanto è autentico l’impegno dei protagonisti?
Attraverso il personaggio di Jasmin, emerge una critica interna: l’attivismo sembra spesso una performance più che una convinzione. Questo contribuisce a rendere il gruppo meno idealizzato e più contraddittorio.
Ed è proprio questa ambiguità a innescare la violenza di Kevin, il villain. Un personaggio disturbato, grottesco e sorprendentemente ironico, che trasforma gli attivisti in animali da caccia.
Il parallelismo è evidente: i ragazzi indossano maschere di animali per difendere la natura, mentre Kevin li tratta esattamente come prede. Un gioco crudele che definisce il cuore del film.
La sequenza iniziale – con un piccolo animale intrappolato e ucciso – anticipa chiaramente ciò che accadrà. Le vittime umane ne prenderanno il posto in una escalation di violenza.
Dal punto di vista creativo, Kevin è il vero punto di forza: trappole artigianali, armi improvvisate e un gusto perverso per la caccia rendono ogni omicidio potenzialmente interessante.
Tuttavia, il film non sfrutta fino in fondo questa inventiva: molte uccisioni sono suggerite più che mostrate, riducendo l’impatto visivo. A questo si aggiungono alcune incongruenze narrative, come guarigioni improbabili o reazioni fisiche poco credibili.
La parte centrale soffre di ritmo altalenante, con fughe ripetitive e poco incisive. Nonostante questo, la tensione resta generalmente alta e il film riesce a mantenere l’attenzione.
Il risultato è uno slasher imperfetto ma divertente, che conferma la personalità registica degli RKSS senza però raggiungere la piena maturità narrativa.
Il trailer:
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