Home » Cinema » Horror & Thriller » Backrooms: questo horror quasi dimenticato del 2014 potrebbe essere il suo vero predecessore

Titolo originale: As Above, So Below , uscita: 14-08-2014. Budget: $5,000,000. Regista: John Erick Dowdle.

Backrooms: questo horror quasi dimenticato del 2014 potrebbe essere il suo vero predecessore

10/06/2026 news di Marco Tedesco

Molti citano Skinamarink quando parlano di Backrooms, ma un altro horror aveva già intuito una delle idee più inquietanti del fenomeno creato da Kane Parsons: trasformare lo spazio stesso nel mostro

necropolis film 2014 parigi horror

Quando si parla di Backrooms, il paragone che emerge più spesso è Skinamarink. È comprensibile: entrambi giocano con il vuoto, l’assenza, il non detto e quel senso di disagio che nasce da ambienti apparentemente innocui. Eppure, osservando ciò che ha reso il fenomeno creato da Kane Parsons così efficace, viene spontaneo pensare a un altro film.

Un film che, almeno sulla carta, sembra non avere nulla a che fare con uffici deserti, neon tremolanti e corridoi giallastri.

Quel film è Necropolis – La città dei morti (As Above, So Below), l’horror del 2014 ambientato nelle catacombe di Parigi.

A prima vista il paragone appare improbabile. Da una parte abbiamo chilometri di tunnel sotterranei, simbolismo esoterico e riferimenti all’Inferno di Dante. Dall’altra uno degli universi horror più strani mai nati su Internet. Eppure, sotto la superficie, condividono la stessa intuizione narrativa.

Il vero mostro non è la creatura. È il luogo.

Ripensando a Necropolis, ciò che colpisce ancora oggi non sono tanto le apparizioni o gli elementi soprannaturali. È il momento in cui ci si rende conto che le regole dello spazio hanno smesso di funzionare. I personaggi avanzano e si ritrovano al punto di partenza. Attraversano passaggi impossibili. Scendono sempre più in profondità senza capire dove stiano andando.

Le catacombe smettono di essere un’ambientazione e diventano una presenza.

È esattamente la sensazione che ha reso celebri le Backrooms.

La paura non nasce da ciò che potrebbe comparire dietro un angolo. Nasce dall’angolo stesso. Dal fatto che una stanza conduca a un’altra identica. Dal sospetto che il corridoio che stai percorrendo non finisca da nessuna parte. Dalla percezione che la geografia abbia deciso di tradirti.

In un panorama horror dominato da demoni, serial killer e creature soprannaturali, sia Necropolis sia Backrooms scelgono una strada diversa: trasformano la mappa nel nemico.

Ed è probabilmente questa la ragione per cui il film del 2014 continua a tornare nelle discussioni degli appassionati. Non perché racconti la stessa storia, ma perché genera la stessa inquietudine fondamentale: quella di trovarsi intrappolati in un luogo che non dovrebbe esistere.

Naturalmente le differenze sono enormi.

Necropolis resta un found footage relativamente tradizionale. Ha protagonisti definiti, una missione chiara e una struttura narrativa riconoscibile. Le Backrooms nascono invece da Internet, dalle creepypasta, dalla narrazione ambientale e dall’analog horror. In molti casi la trama passa addirittura in secondo piano rispetto all’atmosfera.

Ma è proprio qui che il confronto diventa interessante.

Se Necropolis utilizzava le catacombe come una discesa nell’inconscio, tra sensi di colpa, traumi e paure personali, le Backrooms sembrano aggiornare quella stessa idea per il XXI secolo. Al posto dell’Inferno troviamo uffici anonimi, spazi commerciali abbandonati, moquette scolorite e luci fluorescenti. Luoghi privi di identità che evocano qualcosa di molto contemporaneo: alienazione, disconnessione e nostalgia.

Chiunque abbia visto una fotografia delle Backrooms conosce quella sensazione. Sembra un luogo familiare, ma non si riesce a ricordare perché. Come un ricordo incompleto. Come un sogno dimenticato.

È una forma di inquietudine molto diversa da quella dell’horror classico.

E forse è proprio per questo che il paragone con Skinamarink rischia di essere limitante. Quel film aiuta a comprendere l’estetica delle Backrooms. Necropolis, invece, aiuta a comprendere il loro meccanismo più profondo.

Entrambi raccontano la stessa paura: la perdita di orientamento in uno spazio che sembra possedere una volontà propria.

Se Kane Parsons riuscirà a trasferire sul grande schermo ciò che ha reso celebre il suo universo, il risultato potrebbe assomigliare meno a un semplice esperimento di analog horror e più a una versione contemporanea di Necropolis – La città dei morti: un viaggio in un luogo impossibile dove il vero terrore non è ciò che ti insegue, ma la sensazione che il mondo abbia smesso di avere senso.

la bocca del diavolo film prime video 2026 shark
Horror & Thriller

La Bocca del Diavolo: Kathryn Newton intrappolata con gli squali nel trailer del survival horror

di Stella Delmattino

Prime Video svela le prime immagini del thriller diretto da Jeff Wadlow, ambientato in un sistema di grotte sommerse dove un'escursione tra amici si trasforma in una lotta per la sopravvivenza

Jodie Foster in Il buio nell'anima
Horror & Thriller

Quando Jodie Foster divenne una vigilante: il film oscuro su Netflix che cambiò la sua carriera per sempre

di Andrea Palazzolo

Il Buio nell'anima con Jodie Foster è un thriller del 2007 dimenticato che merita riscoperta. Analisi approfondita del film di Neil Jordan.

Americana con Sydney Sweeney
Horror & Thriller

Il western con Sydney Sweeney che ha fatto flop al cinema ora rinasce in streaming: perché recuperarlo

di Andrea Palazzolo

Il film con Sydney Sweeney che ha floppato al cinema con meno di 1 milione incassato, ora è rinato in streaming.

Michael Johnston in Obsession (2025) film
Horror & Thriller

Stephen King dice la sua su Obsession: soddisfatto, ma il voto spiazza

di Stella Delmattino

Lo scrittore ha commentato il nuovo horror di Curry Barker, uno dei fenomeni cinematografici più sorprendenti degli ultimi mesi