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6/10 su 3470 voti. Titolo originale: Alien³ , uscita: 22-05-1992. Budget: $50,000,000. Regista: David Fincher.

Dossier | Alien 3 di David Fincher: chi non muore si rivede (in prigione)

24/07/2020 recensione film di Claudio Porta

Nel 1992, il regista esordiva a Hollywood col terzo capitolo della saga sci-fi con Sigourney Weaver, un film tanto ambizioso quanto tribolato

Sigourney Weaver in Alien³ (1992) sigourney

La saga di Alien rimane in stasi per anni dopo il blockbuster di James Cameron Aliens – Scontro finale del 1986 (il nostro dossier) e si riesce a produrne un sequel solo nel 1992. Sebbene ci sia sempre stata l’intenzione di investire in un terzo capitolo, questa volta si cerca una trama ‘di rottura’ rispetto ai due episodi precedenti, scelta che porterà a una gestazione estremamente travagliata. La sceneggiatura viene trattata da almeno sei tra scrittori (tra cui William Gibson) e sceneggiatori (Eric Red, David Twohy, Vincent Ward, John Fasano, Larry Ferguson), oltre a passare per le mani dei produttori David Giler e Walter Hill per arrivare infine a Rex Pickett.

Naturalmente a quel punto lo script ‘finale’ di Alien 3 si è trasformato in un gigantesco mash-up di idee e revisioni più o meno radicali, che viene affidato ad un giovane 28enne, ex fotografo di matte alla Industrial Light and Magic: David Fincher. Seppure fino a quel momento avesse diretto videoclip di alto livello per artisti famosi come Madonna, Sting, Aerosmith oltre agli spot commerciali di Coca Cola, Bud e Levi’s, il giovane regista non si era mai confrontato con i meccanismi e le pressioni delle produzioni hollywoodiane e in questo caso si ritrova in mano l’eredità di film diretti da figure pivotali come Ridley Scott e James Cameron con sole cinque settimane di preparazione, 50 milioni di dollari di budget e una sceneggiatura ancora raffazzonata.

Alien³.jpgLa storia: che l’alieno sia sempre in te

Il film inizia con un incidente sull’astronave Sulaco, che sta riportando sulla terra i sopravvissuti dell’episodio precedente: Ripley, Newt, Hicks ed il sintetico Bishop (rispettivamente Sigourney Weaver, Danielle Edmond, Michael Biehn e Lance Henriksen). Un alieno che è riuscito a nascondersi nella nave produce un incendio che fa espellere automaticamente il modulo di salvataggio, contenente le capsule di criostasi dei passeggeri. La navetta precipita su Fury 161, un planetoide dove risiede una colonia penale con 25 assassini detenuti a lavorare in una fonderia.

Nell’impatto a terra l’unica a sopravvivere è Ripley, mentre Newt e Hicks (protagonisti di rilevo in Aliens) muoiono. Ripley scopre che, nonostante si cerchi di tenerla separata dagli altri detenuti, la vita nella prigione è estremamente pericolosa per una donna e nonostante il capo spirituale dei detenuti Dillon (Charles Dutton) abbia creato ed instillato una sorta di pseudo-religione per tenere a freno le brame violente dei carcerati, alla fine rischia comunque di essere stuprata.

Quando la protagonista scopre che un alieno è riuscito ad infiltrarsi nella navetta con lei ed è sopravvissuto al cruento atteraggio, cerca di farsi credere invano dall’ottuso capo della colonia penale (Brian Glover), mentre nel frattempo il mostro è già mutato nella sua forma più pericolosa e miete le sue prime vittime. L’unico ad essere dalla parte di Ripley è il Dott. Clemens (Charles Dance) che, seppure tenuto all’oscuro di cosa stia realmente accadendo, la difende ad oltranza fino alla morte per mano dell’alieno. Una curiosità: Clemens sarà l’unico personaggio con cui Ripley fa sesso tra tutti gli episodi della saga e, in quanto protagonista assoluta, il finale del film appare quasi l’estrema punizione per questo momento di debolezza. La nostra eroina intanto scopre con orrore che mentre era in criostasi, l’alieno che era sul modulo di salvataggio l’ha inseminata ed ora dentro di lei sta crescendo l’embrione di una regina madre. Il suo destino ormai è segnato. Mentre ciò accade, l’onnipresente compagnia Weyland-Yutani ha già mandato una spedizione per prelevare Ripley con lo scopo già visto negli episodi precedenti: ottenere un alieno da utilizzare come arma biologica.

Mentre il mostro sta decimando uno ad uno gli elementi della prigione si cerca disperatamente una soluzione per ucciderlo: alla fine farsi inseguire fino a portarlo e bloccarlo in uno stampo della fonderia per poi colarci dentro piombo fuso sembra sia l’unica soluzione per salvarsi. Tutti i superstiti uniscono le forze per cercare di eliminare la creatura, che dopo una vorticosa serie di inseguimenti viene ricoperta di piombo e quando riesce comunque ad uscire dalla trappola viene raffreddata di colpo, provocandone l’esplosione. Gli emissari della compagnia intanto sono atterrati sul pianeta prigione e cercano di prendere Ripley che, non credendo alle parole rassicuranti di un androide costruito con le fattezze di Bishop (il sintetico protagonista in Aliens – Scontro finale), decide che l’unica soluzione rimasta è quella di suicidarsi come una futuribile Giovanna d’Arco, lasciandosi cadere nella fornace quando ormai sta partorendo ed il “figlio” sta uscendo dal suo corpo.

Charles Dance, Charles S. Dutton, Ralph Brown e Brian Glover in Alien³ (1992)David Fincher all’opera

Le riprese di Alien 3 vengono effettuate quasi totalmente nei Pinewood Studios di Londra (proprio quelli che tanti problemi hanno creato a James Cameron mentre girava Aliens), dove il production designer Norman Reynolds ricrea l’intero ambiente della prigione / fonderia in modo da risultare il più “gotico e sporco” possibile. Durante e dopo le riprese David Fincher riceve grandissimi complimenti da molte persone del cast, tra cui Lance Henriksen e Charles Dance (“Fincher è un genio!”) per le sue capacità di regista e per i virtuosismi di cui è capace nelle inquadrature (i vorticosi inseguimenti dell’alieno nei corridoi ne sono un esempio lampante). Anche Sigourney Weaver rimane molto colpita dal talento del regista e dalla sua attitudine sul set, tanto da non rimpiangere il suo ruolo di co-produttrice nonostante il gradimento del pubblico si dimostrerà inferiore al previsto.

James Cameron, invece, dopo avere visto Alien 3, pur elogiando le grandi doti del collega, emette un giudizio tagliente: afferma che il film lo ha profondamente deluso, perché è “uno schiaffo in faccia al pubblico”, con la sua trama raffazzonata che ha tagliato fuori (suoi) personaggi importanti come Newt, Hicks e Bishop, creati e sviluppati nell’episodio precedente della saga. Anche Michael Biehn, interprete del caporale Hicks, scopre con disappunto di essere stato ‘cancellato’ (uno degli script lo avrebbe visto addirittura come protagonista assoluto, a scapito di Ripley), tuttavia il permesso di sfruttamento della sua immagine per una scena di pochi secondi dove si vede il suo cadavere, gli garantisce un introito superiore all’intero stipendio percepito per Aliens, ammansendolo.

Nonostante il mediocre successo di botteghino (159 milioni di dollari complessivi), Alien 3 diventa comunque una ottima rampa di lancio per David Fincher, che negli anni successivi avrebbe dimostrato ulteriormente a tutti un talento senza compromessi girando film di grande risonanza come Seven, Fight Club, Zodiac, Il curioso caso di Benjamin Button, The social network, il remake Millennium e L’amore bugiardo.

Lance Henriksen in Alien³ (1992)Il DNA dell’alieno

Stan Winston non è disponibile per curare gli effetti speciali di Alien 3, ma raccomanda gli ex collaboratori Alec Gillis e Tom Woodruff della Amalgamated Dynamics, che vengono affiancati da Richard Edlund (L’impero colpisce ancora, Poltergeist, I predatori dell’arca perduta). Mentre si nota fin dalle prime scene che la dimensione dell’uovo si è ridotta notevolmente rispetto ai due capitoli precedenti, non si può non notare che il design dell’alieno è cambiato ancora, ma soprattutto viene svelata una informazione clamorosa: durante l’incubazione l’essere acquisisce parte del DNA dell’organismo ospitante. Infatti, come nel primo Alien di Ridley Scott (l’approfondimento) e in Aliens, gli Xenomorfi sono bipedi, in questo caso la prima vittima del Facehugger è il cane di uno dei carcerati ed al momento del parto, pur mantenendo le caratteristiche di base, si scopre che ora l’alieno è quadrupede.

Il padre di Alien, H. R. Giger, viene interpellato per un ulteriore sviluppo dell’alieno e produce diverse concept art in cui il cambiamento di postura da bipede a quadrupede porta a diversi cambiamenti morfologici della creatura, tra cui l’allungamento delle zampe e la perdita dei lunghi tubi sulla schiena, che avrebbero ostacolato il movimento della caratteristica testa allungata. L’artista svizzero battezza affettuosamente la sua creatura ‘Bambi burster’.

L’alieno viene riprodotto in diverse modalità, ma quella in CGI viene sfruttata solo per poche scene a favore dell’utilizzo di persone in costume e ancor di più marionette comandate da aste e cavi (ricordate Yoda in Guerre Stellari o i Muppets, entrambi di Frank Oz?), filmate su blue screen, composite nelle riprese dal vivo per poi essere ripulite attraverso rotoscoping. Vengono anche testate delle scene con Xenomorfi ripresi in stop-motion, ma il risultato irrealistico dei movimenti ne sancisce l’abolizione immediata. L’utilizzo di modellini con aste, successivamente elaborati con le tecniche più moderne di quel momento, producono risultati molto soddisfacenti nel mostrare velocità unita a una tipologia di movimenti altrimenti impossibile da replicare con un attore in costume. Le linee guida che David Fincher fornisce al team degli effetti speciali di Alien 3 a proposito del nuovo alieno sono queste: “Deve essere un incrocio tra un giaguaro e un treno merci”. L’allusione non è letterale, ma l’impressione finale nel vederlo muoversi è di un predatore quadrupede velocissimo, agile, forte ed inarrestabile.

La dimostrazione di ciò viene data nelle inquadrature ipercinetiche degli inseguimenti nei corridoi della fonderia, con la soggettiva dell’alieno che porta una ventata di novità nell’utilizzo della steadicam: la caratteristica principale è che il mostro può correre indipendentemente su pavimento, pareti e soffitto ruotando anche di 360 gradi. Per arrivare a questo risultato si è ricorsi alla bravura e manualità dell’esperto operatore Peter Robinson, che ha dovuto effettuare le riprese degli inseguimenti ‘live’, capovolgendo la steadicam in piena corsa con una serie di spinte perfettamente calibrate. Il risultato finale della soggettiva è spettacolare: la creatura sembra potersi muovere senza soluzione di continuità tra muri, soffitto e pavimento mentre rincorre la sua preda, con movimenti di salita e discesa dalle pareti simili ad un ragno ma con la massa di un bob lanciato in corsa.

xenomorfo alien 3Il terzo tassello, il primo trauma

David Fincher ad oggi disconosce ed odia questo episodio della sua carriera, in quanto il suo primo confronto con la regia di un sequel di risonanza mondiale, al posto di essere un’evoluzione rispettosa e stimolante dei due capisaldi, si è trasformato in una esperienza traumatizzante composta da lotte incessanti con la produzione su ogni aspetto della realizzazione. Purtroppo il fatto di essere un regista esordiente gli tolse la maggior parte del peso decisionale che ogni filmmaker cerca sempre di mantenere a qualsiasi costo, e infatti già solo la sua idea di far morire la protagonista alla fine del film, seppure supportata dal cast e dalla troupe, è stato uno dei punti cardine delle frizioni con il management degli studios e i finanziatori (per ovvi motivi di monetizzazione su ulteriori seguiti …).

Emblematica in Alien 3 è la breve visita di Ridley Scott sul set: quando chiede al giovane regista come va e si sente rispondere “Molto male!” gli dice: ”Non va mai bene, questo non è il modo di girare film, assicurati di fare un film piccolo dove tu hai il controllo …”.
Nonostante i grandissimi sforzi di David Fincher per far evolvere una sceneggiatura poco convincente, alla fine dei lavori e dopo tutti gli scontri con i produttori subirà la cocente umiliazione di venire estromesso dalla fase finale di post-produzione, scoprendo che nella versione definitiva sono stati apportati importanti tagli al girato (114 minuti finali rispetto ai suoi 144 originari), che avrebbero definito la sua visione specifica della storia, più dark e orrorifica.

Un’idea più vicina a quella originaria di David Fincher si può vedere a partire dal 2003, all’interno di due raccolte per l’home video: il cofanetto “Alien quadrilogy” e successivamente migliorata nel restore visuale con la versione blu-ray, nel cofanetto “Alien anthology” del 2010. Questa versione ri-montata di Alien 3 denominata “Assembly cut” reintegra infatti oltre 30 minuti di scene tagliate, tra cui ad esempio il ritrovamento di Ripley fuori dalla navicella, la nascita dell’alieno da un bue al posto del cane, alcune scene riguardanti la religione tra i prigionieri, l’intrappolamento e liberazione dello Xenomorfo per errore, la morte di Ripley senza parto con chestburster ‘in volo’ ed alcune altre. Una menzione a parte merita la scena dell’autopsia della piccola Newt: originariamente pensata dal regista in una modalità cruda ed estrema, alla fine non è stata reintegrata nella versione ‘Assembly’ perché, come ha raccontato il responsabile degli effetti speciali Greg Cannom, già in fase pre-montaggio era risultata talmente disturbante e ‘gore’ da far allontanare alcune persone dalla sala durante una proiezione di test.

La ‘Assembly cut’ di Alien 3 non va comunque considerata come una tipica Director’s cut, dove il regista mette personalmente mano al proprio film originale integrando o migliorando scene, proprio perchè Fincher è stato l’unico nome del franchise a rifiutarsi di partecipare alla revisione delle edizioni speciali, quindi questa va intesa come la versione che più si avvicina alla visione originaria dell’artista.

Sigourney Weaver in Alien³ (1992) filmUn finale non finale

Seppure la tormentata gestazione abbia inficiato in maniera importante sulla qualità complessiva, ci troviamo di fronte a un terzo episodio tra luci ed ombre, del quale vale la pena sottolinearne le luci: innanzitutto il tentativo di dare un nuovo twist alla trama, che un giovane David Fincher, messo nelle peggiori condizioni possibili, ha contribuito a far brillare a corrente alternata, e che va premiato per avere provato a creare un’ ambientazione originale e non una ripetizione pedissequa di quanto già conosciuto. In secondo luogo, la mossa di modificare ancora la morfologia e quindi la ‘sacralità’ dell’alieno originale di H. R. Giger richiede una certa dose di coraggio, tenendo anche conto che l’idea di assorbire parte del DNA dell’organismo ospitante risulta tanto realistica quanto fascinosa. In questo modo, partendo dalle movenze ipnotiche e sinuose del capostipite e passando per la versione ‘più attiva’ di James Cameron, si è venuta a creare una versione scattante e selvaggia dello Xenomorfo. Terzo e più importante, portando alle estreme conseguenze il tentativo di fermare definitivamente la proliferazione della creatura si arriva all’inevitabile morte della protagonista assoluta della serie: Ripley. In sé è la soluzione catartica perfetta all’inarrestabilità dell’essere e rende l’idea di quanto ormai sia diventato stretto il legame tra l’alieno e la donna attraverso l’intera saga.

Come molti sanno, la morte dell’eroina in realtà non definirà la fine del franchise, in quanto nel quarto episodio, Alien – La clonazione del 1997, la si vedrà ‘risorgere’ in maniera improbabile. Anche se risulta palese quanto questo (e ancor di più il quarto) episodio non possa essere paragonato ad Aliens di James Cameron e men che meno al primo Alien di Ridley Scott, Alien 3 resta un capitolo intermedio con un’atmosfera adeguatamente claustrofobica e diversi spunti interessanti seppure non coltivati, che merita di essere gustato come coda dei precedenti.

Di seguito una scena molto tesa di Alien 3:

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