Home » Cinema » Sci-Fi & Fantasy » Dov’è il mio corpo? | La recensione del film animato di Jérémy Clapin (Sitges 52)

8/10 su 21 voti. Titolo originale: J’ai perdu mon corps, uscita: 06-11-2019. Regista: Jérémy Clapin.

Dov’è il mio corpo? | La recensione del film animato di Jérémy Clapin (Sitges 52)

13/10/2019 recensione film di Sabrina Crivelli

La tragedia dell'essere e dell'esistere di un arto tagliato commuovono nel meraviglioso esordio alla regia del francese Jérémy Clapin, distribuito in esclusiva da Netflix

dov'è il mio corpo film clapin netflix

A volte, raramente (e quando veramente si ha fortuna), è possibile guardare un’opera che in sé contiene l’essenza stessa e la somma di ogni sfumatura dell’esistenza. Tutta la bellezza, la tragedia, l’incomprensibilità e il mistero dell’Essere sono allora resi con sguardo stupito, meravigliato e, a tratti, pieno di terrore. Poi c’è la solitudine, assoluta e atavica, che divora la carne e la mente, che genera quella incessabile ricerca di una platonica completezza, che possa essere infine appagante. E se anche il corpo avesse memoria e desiderio? E se una mano mozzata, abbandonata in un asettico laboratorio, cercasse disperatamente di ricongiungersi con un ‘intero’ di cui è la parte mancante? Il mondo, la metropoli, i ricordi e la vita stessa assumerebbero un altro valore da questa folle e inedita prospettiva. Tale è il cuore pulsante, o meglio l’arto errante al centro del meraviglioso Dov’è il mio Corpo (J’ai perdu mon corps /  I Lost My Body), liberamente ispirato al libro di Guillaume Laurant Happy Hand.

J'ai perdu mon corps film 2019 posterFilm d’animazione presentato in anteprima al Festival di Cannes e a quello di Sitges più recentemente (prima di finire su Netflix, che lo distribuirà in esclusiva), rappresenta l’ammirevole debutto alla regia del francese Jérémy Clapin e si apre, per l’appunto, all’interno di una cella frigorifera di un ospedale. Quivi, sono stoccate varie parti umane, una serie di occhi, organi vari, in ultimo una mano contenuta in un sacchetto di plastica. Quest’ultima, d’improvviso, inizia a dimenarsi, riesce ad aprire lo sportello metallico, cade a terra rompendo un contenitore di vetro e finalmente riesce a liberarsi e a uscire dalla finestra. L’unica sua pulsione? Ricongiungersi con Naoufel, un ragazzo dall’animo gentile che consegna pizze a domicilio. Incomincia così una lunga peregrinazione per le vie di Parigi, nei cunicoli della metropolitana, sui suoi tetti e dentro le case di sconosciuti, solo per poter raggiungere lui, il suo proprietario.

La monca protagonista di Dov’è il mio corpo? inizia quindi un viaggio avventuroso per la città avvolta nelle tenebre (che in qualche modo ricorda, come dinamiche, il seminale I guerrieri della notte di Walter Hill del 1979) e costellata di pericoli inimmaginabili, almeno per noi che siamo abituati a disporre della nostra intera mole. Piccioni che l’aggrediscono su un tetto, ratti che cercano di divorala nei tunnel sotterranei, irruenti treni della metropolitana, automobili, cani e umani, ogni cosa appare gigantesca e minacciosa, proprio come avveniva per i minuscoli personaggi di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi. Certo, rispetto alla fanta-comedy di di Joe Johnston nel 1989 il tono qui è assai diverso, più serio e più struggente. Lungi dall’essere la spettacolarizzazione fantastica del quotidiano gigantificato, su cui si fondava il film Disney, in Dov’è il mio corpo? ne viene svelato invece tutto l’orrore, l’angoscia che ne deriva.

Dov'è il mio corpo / J'ai perdu mon corps - 2E non è solo questo: l’epicentro del film di Jérémy Clapin è non è soltanto presente, ma anche e soprattutto il passato. La netta cesura tra i due, peraltro, è tradotta in maniera immediata a livello visivo, poiché i ricordi d’infanzia del protagonista sono rigorosamente rappresentati in bianco e nero, come se fossero sbiaditi, o se il tragico lutto vissuto li avesse privati dei colori. Racconto per immagini di un narratore muto (la mano) e non solo, veniamo allora proiettati nella percezione tattile che ne ha caratterizzato i trascorsi. La sabbia sulla pelle, i tasti del pianoforte … Dapprima la nostra finestra sul mondo corrisponde solamente a un angolo parziale, per poi estendersi all’interezza della visione e dei sentimenti del soggetto, di Naoufel, ossia colui a cui quell’arto ramingo apparteneva. Ne vediamo in principio la fanciullezza piena di risa e d’amore, interrotta brutalmente da un terribile incidente, da un fato crudele. Seguiamo poi le peripezie e la vita del giovane solitario fattorino, che si sente sopraffare dalla tristezza, almeno finché una notte non s’imbatte per caso una ragazza durante una consegna. Fulminato da quell’incontro, decide di lasciare tutto e trasformare la propria vita.

Da un lato, quindi, in questa struggente narrazione a rebours la realtà assume contorni del tutto stranianti, dacché a mostrarcelo è la ‘interiorità’ di una mano. Lo confermano il regista Jérémy Clapin e l’autrice Guillaume Laurant (che hanno anche lavorato insieme alla sceneggiatura), affermando che l’esperienza umana viene qui riletta attraverso un nuovo “vocabolario fisico per trasmettere emozioni, poiché non ha occhi né espressioni” chi ce la descrive. Nonostante ciò, il mondo che viene raffigurato nei 90 minuti scarsi (e forse non sufficienti) di Dov’è il mio corpo? è incredibilmente coinvolgente, totalizzante, quasi riuscisse a toccare e far risuonare corde nascoste e intime dell’animo dello spettatore. Come se attraverso il concreto, la cognizione tattile delle cose e del creato, ci fosse trasmessa la loro anima e il loro significato profondo, di cui l’arto tagliato sembra aver infine compreso il mistero.

Dov'è il mio corpo / J'ai perdu mon corps - 3Il centro di tutto è l’amore, quello delicato e struggente di Naoufel per Gabrielle, che si sviluppa attraverso un susseguirsi di frammenti di quotidianità e di memoria. All’apparenza inno malinconico a un fatale destino (d’altronde è raccontato a ritroso, quindi tutto è già accaduto e inevitabile), il sentimento riprodotto con brevi e pregnanti tocchi, riesce a stravolgere ogni determinismo. Una sensibilità unica, un tratto distintivo e meraviglioso, sia per i personaggi che per gli scenari urbani e i particolari, in ultimo – e soprattutto – un racconto poetico che contiene insieme tragedia e speranza, Dov’è il mio corpo? non può che commuovere, senza però indulgere mai in facili patetismi o in inutili prosaicità.

Insomma, con questo film d’animazione – che purtroppo gli spettatori non potranno apprezzare sul grande schermo – non possiamo che salutare il debutto di un nuovo e promettente autore e rimanere in trepida attesa del prossimo lavoro di Jérémy Clapin.

In attesa di vederlo nel catalogo di Netflix dal 29 novembre, di seguito trovate il trailer italiano di Dov’è il mio corpo?:

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