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Esiste una saga action di 12 film che va avanti dal 1993, ma probabilmente non ne avete mai sentito parlare

04/09/2026 news di Andrea Palazzolo

Il franchise che ha superato Fast & Furious. La saga action più longeva e sottovalutata che nessuno conosce.

Una scena di Sniper Nessuna Nazione

Esiste un universo cinematografico che ha attraversato tre decenni, prodotto dodici film e costruito una base di fan leali in tutto il mondo. Eppure, se chiedeste in giro, pochi lo conoscono. Stiamo parlando di Sniper, conosciuto in Italia grazie al suo primo capitolo che si chiamava One Shot One Kill – A colpo sicuro, il franchise action più longevo e sottovalutato della storia recente del cinema, che ha appena piazzato il suo ultimo capitolo, Sniper: Senza Nazione.

La storia inizia nel 1993, quando il primo One Shot One Kill – A colpo sicuro arriva nelle sale cinematografiche con un cast solido: Tom Berenger nei panni di Thomas Beckett, cecchino veterano costretto a portare con sé in missione un giovane e inesperto agente NSC interpretato da Billy Zane. Il film, diretto da Luis Llosa, non fu un blockbuster al botteghino, ma trovò la sua vera dimensione attraverso le videocassette VHS e le repliche televisive, costruendo gradualmente un seguito di appassionati.

Il successo discreto ma costante convinse i produttori a realizzare un seguito nel 2002. Il sequel riporta Berenger nei panni di Beckett, ritirato dal servizio attivo dopo aver perso il dito del grilletto nella missione originale. Il film funziona talmente bene che un terzo capitolo arriva già nel 2004. Da quel momento, il franchise abbandona l’idea di essere una semplice trilogia e abbraccia la formula del film action a budget contenuto ma dall’alta qualità tecnica.

La formula vincente di Sniper risiede nella sua capacità di offrire action puro, senza fronzoli. Niente CGI esagerata, niente budget da centinaia di milioni di dollari, niente pretese di rivoluzionare il genere. Ogni film dura circa novanta minuti, presenta sequenze di tiro mozzafiato, combattimenti corpo a corpo ben coreografati e una trama sufficientemente solida da tenere alta l’attenzione. È cinema throwback nel senso migliore del termine, un ritorno a quegli action movie degli anni Ottanta e Novanta che puntavano tutto su stunt pratici e tensione narrativa.

Il franchise ha anche dimostrato una sorprendente capacità di sperimentare. Sniper: Ultimate Kill del 2017 rappresenta una sorta di Avengers: Endgame della saga, riunendo tutti i personaggi principali apparsi nei film precedenti per un’unica, grande missione. Altri capitoli hanno virato verso toni più western, come Sniper: The Last Stand del 2025, che introduce un colpo di scena efficace e una struttura narrativa più classica. Sniper: G.R.I.T. – Global Response & Intelligence Team del 2023 ha tentato invece una via più leggera e umoristica, con risultati misti secondo i fan più fedeli, abituati a un’atmosfera più cupa e realistica.

Ma come è possibile che un franchise così prolifico rimanga sostanzialmente invisibile nel dibattito culturale mainstream? La risposta sta probabilmente nella natura stessa di questi film. Sniper non cerca la sala cinematografica, non punta ai premi, non ha budget stratosferici da recuperare. È pensato per un pubblico specifico che cerca intrattenimento diretto, senza mediazioni intellettuali o effetti speciali strabordanti.

Dodici film in trentatré anni rappresentano una maratona produttiva notevole, soprattutto considerando che la qualità media si è mantenuta superiore a quella di molte altre saghe action dirette al mercato home video. Sniper non ha mai tentato di essere altro da ciò che è: un solido prodotto di genere, fatto con mestiere e rispetto per il pubblico.

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