Home » Cinema » Horror & Thriller » Kandisha | La recensione del film horror di Julien Maury e Alexandre Bustillo

2/10 su 1 voti. Titolo originale: Kandisha , uscita: 16-10-2020. Regista: Julien Maury.

Kandisha | La recensione del film horror di Julien Maury e Alexandre Bustillo

03/11/2020 recensione film di Sabrina Crivelli

Il ritorno in patria del duo francese delude, nonostante le accattivanti premesse, a causa di una trama derivativa e per la scarsa verve splatter

kandisha film horror 2020 bustillo e maury

I fan della ormai mitica new wave francese da tempo attendono una nuova cruenta incursione nel genere horror più estremo per i registi Alexandre Bustillo e Julien Maury (la nostra intervista esclusiva da Sitges 53), specie dopo l’uscita nel 2017 del più o meno atteso Leatherface – Il Massacro ha inizio (la nostra recensione), che non è stato esattamente un successo di pubblico e di critica. Tuttavia, il fatto che si trattasse dell’ennesimo capitolo della longeva saga cinematografica di Non aprite quella porta portava con sé tutta una serie di limitazioni e costrizioni per i due (ed esempio, la sceneggiatura non è stata curata personalmente da loro, come era avvenuto per i tre lungometraggi precedenti, ovvero À l’intérieur, Livid e Among the Living, ma da Seth Sherwood).

Dunque, alla notizia di un ritorno in patria per girare un nuovo film del terrore ambientato nelle banlieue di una grande città francese, scritto di loro pugno e incentrato su una nota leggenda metropolitana marocchina non poteva che (ri)accendere l’interesse degli estimatori dei loro vecchi fasti. Ebbene, possiamo dire che Kandisha, presentato in anteprima a Sitges 53, non è purtroppo affatto elettrizzante – o più specificamente raccapricciante – come ce lo aspettavamo, bensì molto più convenzionale.

Anzitutto c’è la resa filmica dell’oscura figura di Aisha Kandisha, simile in modo impressionante a quella del Candyman – Terrore dietro lo specchio di Bernard Rose (mutuata, naturalmente dal racconto di Clive Barker). I punti di contatto sono molteplici: c’è un quartiere povero con al centro un grande edificio semi disabitato, c’è la scoperta di un graffito che rimanda al boogeyman del folklore popolare, ma – soprattutto – c’è la praticamente identica formula per evocare la vendicativa entità (addirittura, uno dei personaggi a un certo punto dice: “Non siamo mica in un film!”, a dichiarare la piena consapevolezza della cosa, salvo poi seguirne ugualmente pedissequamente le orme …).

Proprio come il villain con l’uncino incarnato memorabilmente da Tony Todd nel 1992, la Jinniyya cinematografica pensata da Julien Maury e Alexandre Bustillo (interpretata da Mériem Sarolie) viene infatti ‘richiamata’ dalla giovane protagonista, la writer in erba Amélie (Mathilde Lamusse) pronunciando a voce alta il suo nome per cinque volte (sulla presenza di uno specchio non vi anticipiamo nulla …). Da questo fatidico momento, gli amici della ragazza improvvisamente iniziano a morire uno dietro l’altro, in inspiegabili, improvvise e scioccanti circostanze.

kandisha film horror 2020 maury bustilloPrima si tratta dell’ex-ragazzo violento di Amélie, poi di un conoscente apparentemente innocente e così via. Ogni individuo di sesso maschile con cui l’adolescente – e di riflesso le sue due amiche del cuore Bintou (Suzy Bemba) e Morjana (Samarcande Saadi) – sia in contatto più o meno stretto rischia allora la vita, compreso il suo fratellino minore. D’altronde, secondo la spiegazione adeguatamente fornita durante un tentativo di scacciare il violento spirito da parte dell’immancabile esorcista (qui non è un prete cattolico, ma un imam ripudiato), Aisha Kandisha era stata una bellissima donna marocchina cui centinaia di anni prima i soldati portoghesi avevano ucciso l’amatissimo marito e che per vendicarsi aveva cominciato ad adescare ufficiali nemici con la proposta di una notte di piacere, salvo poi sgozzarli brutalmente. Catturata e giustiziata, si sarebbe quindi tramutata in un’entità immortale che sarebbe venuta in soccorso di ogni fanciulla che l’avesse da lì in poi evocata. Quello che succede all’ingenua Amélie in un momento di disperazione dopo aver subito un’aggressione a sfondo sessuale.

Se l’originalità, dunque, non è una delle virtù di Kandisha, a lasciare perplessi sono anche  altri aspetti del film. Anzitutto, la caratterizzazione e la profondità psicologica dei protagonisti sono quanto mai deboli. Eventi estremamente drammatici si susseguono sullo schermo uno dopo l’altro, con amici, fidanzati e congiunti che muoiono malissimo a distanza ravvicinata ma, a parte circoscritte reazioni isteriche e qualche lacrima di rito, dopo una manciata di minuti perfino il trapasso di un parente di primo grado viene presto dimenticato. Insomma, rispetto alla raffinata e sfaccettata incursione negli incubi di una futura madre la vigilia di Natale al centro di À l’intérieur, la descrizione dei personaggi è a dir poco semplicistica e superficiale.

E dire che il contesto degradato e senza speranza scelto come sfondo di Kandisha e la scelta di attrici praticamente sconosciute e di etnie diverse lascerebbero intendere un’attenzione diversa e più marcata verso le implicazioni socio-culturali della vicenda, che invece non vengono praticamente mai sviluppate.

Detto questo, nemmeno sul versante più squisitamente splatter si può comunque essere soddisfatti in pieno. Se è curiosa – e assolutamente apprezzabile – la scelta di mostrare spesso a figura intera e netta Kandisha in azione in tutta la sua lugubre imponenza velata e caprina, lascia abbastanza perplessi la decisione di non esplicitare invece quasi per nulla le prime due morti (la prima avviene addirittura tutta fuori campo, l’altra in modo così repentino che non ce ne si accorge). Solo in un paio di casi, agevolati da pregevolissimi effetti speciali artigianali peraltro, vediamo ossa spezzarsi innaturalmente e corpi gustosamente smembrati. Se quindi la censura è da escludere, manca ugualmente quell’indulgere ossessivo nei dettagli crudi che aveva reso memorabile l’esordio alla regia di Julien Maury e Alexandre Bustillo quasi quindici anni fa.

In definitiva, Kandisha è un horror privo di grandi guizzi creativi, blando e troppo derivativo, che intrattiene moderatamente specie se si dimenticano i nomi di chi c’è in regia (anche se il credito di cui godono i due si sta inesorabilmente esaurendo già da diverso tempo …). Fortunatamente Julien Maury e Alexandre Bustillo potranno prestissimo provare a rifarsi con The Deep House, attualmente già alla fasi finali della lavorazione, un film che potrebbe rilanciarli o definitivamente affossarli.

Non si hanno al momento notizie circa la data di uscita di Kandisha.