Home » Cinema » Horror & Thriller » L’apparenza delle cose: la recensione del film horror di Pulcini e Springer Berman (su Netflix)

Voto: 5/10 Titolo originale: Things Heard & Seen , uscita: 29-04-2021. Regista: Robert Pulcini.

L’apparenza delle cose: la recensione del film horror di Pulcini e Springer Berman (su Netflix)

29/04/2021 recensione film di Gioia Majuna

Amanda Seyfried è la protagonista di un thriller con aspetti soprannaturali che adatta senza verve un romanzo di Elizabeth Brundage, gravato da una sceneggiatura troppo derivativa e superficiale

l'apparenza delle cose film netflix 2021 amanda seyfried

Le ‘cose’ spaventose in L’apparenza delle cose (Things heard and seen) sono raramente quelle che si sentono o vedono sul televisore. Piuttosto, bisogna supporre che la natura insidiosa di un inganno e del narcisismo siano qui gli elementi davvero inquietanti in gioco. Eppure, questo thriller riconducibile al sottogenere horror della casa stregata diretto a quattro mani da registi coniugi Shari Springer Berman e Robert Pulcini (10.000 Saints) raramente regala brividi a queste ‘cose’ che non si vedono né si sentono.

In una sorta di seduta spiritica cinematografica, il loro adattamento dell’omonimo romanzo di Elizabeth Brundage del 2016 (in originale intitolato All Things Cease to Appear) canalizza film disparati come Love & Secrets, Doppio inganno, Amityville Horror, Il talento di Mr. Ripley e i recentissimi Ve ne dovevate andare (anch’esso interpretato da Amanda Seyfried) e The Nest – Il Nido (simile nelle atmosfere e dall’ambientazione anni ’80, in cui la ‘casa stregata’ è in realtà il matrimonio …). Tuttavia, lo fa in modi molto meno che ultraterreni. Gli unici spettri che infestano quest’opera sono i fantasmi dei film passati.

l'apparenza delle cose film 2021 posterLa vita della talentuosa restauratrice d’arte Catherine Claire (Seyfried) non si sta rivelando il ritratto perfetto che avrebbe dipinto n tempo per se stessa. Non solo soffre delle micro-aggressioni che il suo arrogante, autoritario e losco marito George (James Norton) le scaglia contro, ma deve sacrificare la sua carriera e le sue amicizie per un nuovo lavoro come professoressa in un college privato del nord degli Stati Uniti.

La loro discordia coniugale è sufficientemente estesa da spingerci a chiedersi perché e come possano essersi addirittura messi insieme in principio. L’unica forma di controllo adottata dalla donna in un mondo che ruota fuori giri è la bulimia (nota a margine: non ci sono avvertimenti sui contenuti all’inizio del film). Reprime però le sue intuizioni e frustrazioni poiché è sinceramente felice di essere la mamma della loro giovane figlia Franny (Ana Sophia Heger).

La loro proprietà di epoca colonica, costruita nell’800, è un riflesso diretto del loro matrimonio: fatiscente e in disperato bisogno di restauro. Si dice anche che sia infestata dai vecchi residenti che sono morti in circostanze orribili e tristi. Tra l’altro, Catherine scopre un libro che illustra questa diceria come un fatto effettivamente concreto. Una presenza vivace si fa allora riconoscere piuttosto rapidamente, facendosi notare attraverso strani odori, movimenti di mobili e scariche di elettricità.

A Catherine vengono poi anche garantite delle allucinazioni stravaganti. Mentre lei inizia a conoscere il retroscena da incubo della loro casa dei sogni, George inizia a portare avanti una relazione illecita con una studentessa universitaria del posto (Natalia Dyer). Presto i segreti del passato della coppia, così come quello dell’abitazione, verranno liberati, con conseguenze naturalmente catastrofiche.

L’apparenza delle cose parte col piede sbagliato sin dall’inizio, cominciando in medias res, un espediente controintuitivo che non aggiunge alcun vero interesse alla storia, ma anzi sottrae qualcosa alla sua intensità. Il racconto subisce un dannoso spostamento di ‘fuoco’ nel terzo atto, dalla casa ai precedenti misfatti dei suoi abitanti, che non hanno nulla a che fare con essa.

Al di là dei due protagonisti, ottimamente interpretati dalla fragile e curiosa Amanda Seyfried e dall’adorabile ‘bastardo’ James Norton, i personaggi secondari, sebbene interpretati da un capace gruppo di attori (c’è pure una fugacissima Karen Allen), sono scritti male e – nel migliore dei casi – sono unidimensionali. Ad esempio, il capo di George, Floyd DeBeers (F. Murray Abraham), un erudito esperto di un unico libro specificamente progettato come goffo meccanismo per rendere chiare certe tematiche e aiutare nella costruzione dei diversi ruoli, riceve in eredità una tonnellata di spiegoni da propinarci in tumidi bocconi.

l'apparenza delle cose film netflix 2021La nuova e intrigante migliore amica di Catherine, Justine (Rhea Seehorn), un’insegnante a contratto presso la scuola di George, è invece messa lì per portare avanti alcune parti artificiose della narrazione di L’apparenza delle cose. Ha il compito di offrire grandi intuizioni ‘azzardate’, tutte terribilmente convenienti e prevedibili.

E il simpatico tuttofare di Catherine, Eddie Lucks (Alex Neustaedter), che è cresciuto proprio in quella casa, non è tanto una ‘falsa pista’, quanto l’inevitabile cassa di risonanza di Catherine.

Comunque, sebbene la visione dei due registi su come lo spettrale fantasma scelga di rivelarsi non riesca a spaventare in senso stretto – apparendo come previsto sullo sfondo o manifestandosi attraverso rozza CGI come un fantasma sfocato, raschiante, in bianco e nero – a volte L’apparenza delle cose si fa creativo quando si tratta di impostare scene di pura atmosfera attraverso il lavoro della macchina da presa.

La cinepresa fluttua nel caos e nelle aride conversazioni delle cene della coppia – che trasmettono efficacemente la frigidità di un matrimonio fallito – amplificando il confuso distillato che fluisce dalla psiche di Catherine. E la fotografia di Larry Smith giustappone toni caldi e freddi, contribuendo a creare anch’essa ulteriore fascino tonale, aiutata dai paesaggi e dalle costruzioni degli Stati Uniti d’America nord-orientali.

Ma, forse, quello che contribuisce a dare al tutto un tocco meravigliosamente macabro è il misterioso accompagnamento musicale di Peter Raeburn, che cerca di suscitare sensazioni di intrigo piuttosto che di pura paura, risultando eterea e conferendo a L’apparenza delle cose un tono generale molto più leggero e arioso che funziona nel bilanciare i toni spesso contrastanti del film in qualcosa di un po’ più coeso.

In ogni caso, quando gli spettri non si materializzano e le motivazioni poco eccitanti e predicibili dei personaggi surclassano la narrazione (peraltro zeppa di cliché endemici al genere thriller), il disinteresse sale al potere. E, sfortunatamente, nonostante un primo atto solido che stuzzica lo spettatore con la promessa di personaggi affascinanti e i loro rispettivi enigmi da svelare, la risoluzione di L’apparenza delle cose è affrettata, del tutto insoddisfacente e completamente illogica, specie se paragonata a quanto visto fino a lì.

Similmente alla natura effimera dei poltergeist insomma, il ricordo di questo film – incredibilmente quanto inutilmente lungo, quasi 2 ore – svanirà subito dopo i suoi titoli di coda. Avanti il prossimo titolo usa e getta in catalogo.

Si seguito trovate il trailer doppiato in italiano di L’apparenza delle cose, nel catalogo di Netflix dal 29 aprile:

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