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7/10 su 3291 voti. Titolo originale: The Invisible Man , uscita: 26-02-2020. Budget: $7,000,000. Regista: Leigh Whannell.

L’uomo Invisibile (2020) | La recensione del film di Leigh Whannell con Elisabeth Moss

07/04/2020 recensione film di William Maga

A quasi 80 anni dal primo lungometraggio, Universal e Blumhouse reinventano il mostro classico, aggiornandone le 'gesta' al presente in modo intelligente e senza dimenticarne le atmosfere angoscianti

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Per trovare alcuni geniali adattamenti per il cinema del romanzo di H. G.Wells nel 1897 L’uomo Invisibile (The Invisible Man), non c’è bisogno di guardare oltre il classico in bianco e nero della Universal Picture del 1933 e il suo sequel del 1940 Il ritorno dell’uomo invisibile. Da quel momento in poi, le successive versioni si sono fatte via via più bizzarre e anche più comiche, da La donna invisibile (1940) a Gianni e Pinotto contro l’uomo invisibile (1951). Quando la ‘mania’ del film di mostri degli anni ’30 e ’40 si è diradata, la property è rimasta relativamente intatta per molto tempo, salvo alcune serie TV, ad Avventure di un uomo invisibile di John Carpenter (1992) e al sottovalutato L’uomo senza ombra di Paul Verhoeven (2000).

L’idea di un maschio bianco che agisce impunemente si è lentamente sbiadita in una premessa quanto meno instabile, almeno artisticamente (anche se si ripresenta ancora regolarmente). Un remake post-MeToo di L’uomo Invisibile realizzato da un regista e sceneggiatore di sesso maschile,  inizialmente potrebbe quindi apparire pieno di insidie. Tuttavia, la reinvenzione targata Blumhouse diretta da Leigh Whannell (Insidious 3 – L’inizio, Upgrade) da 9 milioni di dollari di budget è intensa, inquietante e snervante, e può vantare una performance incredibile da parte di Elisabeth Moss che continua la sua ascesa a Hollywood – e nel genere – come una delle attrici più dinamiche degli ultimi tempi.

locandina l'uomo invisibile 2020L’uomo Invisibile si apre in una lussuosa casa, che è in realtà una prigione di vetro e calcestruzzo. Infatti, circondata da alte mura di cemento e da una serie di telecamere di sicurezza, Cecilia Cass (Moss) e Adrian Griffin (Oliver Jackson-Cohen) convivono in quel futuristico e minimalista complesso da soli. Lui è un geniale e ricchissimo inventore, ma anche un orribile essere umano. Manipolatore e manesco, ha passato anni a studiare la frequenza con cui Cecilia dorme, cosa mangia e quando e dove va. L’ha anche picchiata. Durante la notte in cui facciamo la conoscenza della coppia, Cecilia scappa: disabilita la sorveglianza dell’abitazione, prende un borsone da viaggio, scavalca il muro di cinta e corre giù per una collina verso l’auto di sua sorella Emily (Harriet Dyer), finalmente in salvo.

Al momento del salto, il thriller di Leigh Whannell è un film pacato, adornato da un sound design meticolosamente incontaminato. Facendo convenzionalmente affidamento sui jumpscare, a volte implorando che eccedano, negli spazi desolanti, un attenuato suono meccanico riempie lo sgradevole vuoto. Nel frattempo, Cecilia trova rifugio nella casa di James (Aldis Hodge) e la sua figlia adolescente Sydney (Storm Reid), dove nota piccoli cambiamenti e rumori solo leggermente percettibili: una sedia fuori posto o un fornello che si alza senza che nessuno li abbia toccati. Questi fatti inspiegabili sono inizialmente sconvolgenti, ma “facilmente” ridimensionati. Perché arriva la notizia che Adrian si è suicidato. Tuttavia, la sua presenza continua ad aleggiare nella vita di Cecilia e così, chi le sta intorno comincia a pensare che sia una pazza visionaria.

L’orrore fin troppo reale del film di Leigh Whannell sono i postumi dell’abuso. La paranoia che ne scaturisce. E i fantasmi del trauma subìto. Inizialmente, a casa di James, Cecilia non può nemmeno andare fino alla cassetta delle lettere senza sentirsi spiata. È una scena che quasi si sgretola a causa dello strano umorismo a cui James ricorre; tuttavia, dimostra bene le cicatrici invisibili che i sopravvissuti alle violenze domestiche conservano a lungo dopo che il loro maltrattamento fisico e mentale è cessato. Inoltre, la sceneggiatura di Leigh Whannell si basa sui vari modi in cui le donne sono manipolate psicologicamente.

In tal senso, Aldis Hodge continua nella sua serie di interpretazioni a regola d’arte (da Straight Outta Compton del 2015 alla sua straordinaria svolta in Clemency del 2019). Con L’uomo invisibile, in qualità di “alleato” comprensivo ma spesso altezzoso, il suo personaggio rispecchia i molti uomini che credono alle donne solamente quando vedono i segni concreti dell’abuso (i lividi), molto più raramente quando sono interiori, eppure non certo meno veri. La 16enne – e ormai altissima – Storm Reid garantisce la consueta prova dignitosa, anche se, considerando i suoi precedenti sforzi in Nelle pieghe del tempo (2018) ed Euphoria (2019), il suo indubbio talento non è quasi per nulla sfruttato qui, visto lo scarso minutaggio concessole nonostante le 2 ore complessive.

l'uomo invisibile reboot film 2020Ciononostante, Elisabeth Moss detta ancora una volta le regole nel portare sullo schermo l’archetipo della donna spezzata e vittima di abusi, un ruolo che ha spesso spinto fino ad esiti traumatici sia in Her Smell (2019) che nella serie The Handmaid’s Tale (2017-2020). Considerata anche la parentesi non proprio gioiosa in Noi di Jordan Peele (la recensione), sarebbe interessante un giorno vederla alle prese con una commedia leggera. Ma non c’è dubbio alcuno sulla sua straordinaria capacità di interpretare il crollo emotivo e psicologico di una persona. Gran parte della sua interpretazione nel ruolo di Cecilia trova terreno fertile nella sua presenza fisica, esercitando internamente le paure del suo personaggio, che spesso si fanno strada nei suoi instabili discorsi e nella sua posizione curva e pensierosa. Rende credibili le parti più convenzionali – e talvolta sconcertanti – di L’uomo Invisibile, come l’incredibile momento in cui Sydney viene presumibilmente presa a pugni da Cecilia, anche se non è assolutamente possibile che lei lo abbia fatto davvero. Oppure [SPOILER] la sottotrama che coinvolge la gravidanza, che, a dirla tuta, non è che si stata studiata molto bene [fine SPOILER]. Tuttavia, Elisabeth Moss si carica tutto il peso emotivo del film sulle spalle.

La facciata nascosta di L’uomo Invisibile si deteriorerà abbastanza facilmente se grattata con troppo forza, in particolare la trama. Tuttavia, mette a dura prova i nervi coi suoi picchi di tensione, specie nella prima metà (o almeno fino all’incredibile scena del ristornate con Emily). Avvincente e senza dubbio intelligente, questo aggiornamento del ‘monster movie’ ripristina l’ansia inizialmente avvertita dai lettori nel 1897 (anche se per ragioni molto diverse). E soprattutto, nella sua catarsi debitamente enfatizzata, The Invisible Man si intreccia con l’angoscia e la sofferenza provate da molte donne mentre, dando un volto a quei demoni, certi uomini da oggi si augureranno che lo spirito di emulazione non prenda il sopravvento.

Di seguito trovate il trailer italiano di L’uomo invisibile: