Madonna, Johnny Depp e un’esplosione finita male: l’assurda storia dietro Perdita Durango
29/09/2026 news di Stella Delmattino
Prima che Rosie Perez e Javier Bardem diventassero la coppia criminale del cult di Álex de la Iglesia, il progetto attraversò casting completamente diversi. E sul set il caos finì per diventare reale

Prima che Rosie Perez e Javier Bardem attraversassero il confine tra Messico e Stati Uniti lasciandosi dietro cadaveri, rituali e una quantità impressionante di caos, Perdita Durango avrebbe potuto essere un film completamente diverso. A interpretare la protagonista doveva infatti esserci Madonna. E non è nemmeno il nome più sorprendente passato da questo progetto.
Il film del 1997 nasce dal romanzo 59° and Raining: The Story of Perdita Durango di Barry Gifford, lo stesso scrittore di Wild at Heart. Il collegamento con Cuore selvaggio di David Lynch è molto più diretto di quanto possa sembrare: Perdita Durango era già apparsa proprio nel film del 1990, interpretata da Isabella Rossellini.
Quando si decise di dedicarle un film, però, dietro la macchina da presa non doveva esserci Álex de la Iglesia. Il progetto era inizialmente affidato a Bigas Luna, che aveva pensato a Madonna come Perdita, Javier Bardem come Romeo Dolorosa e Dennis Hopper come l’agente che li insegue. Madonna abbandonò il progetto e il casting continuò a mutare: a un certo punto entrarono in gioco Victoria Abril, Johnny Depp e Ray Liotta. Poi anche Bigas Luna se ne andò.
Con l’arrivo di De la Iglesia si formò finalmente il trio che sarebbe finito sullo schermo: Rosie Perez, Javier Bardem e James Gandolfini, ancora prima che Tony Soprano lo trasformasse in uno dei volti più riconoscibili della televisione americana.
Ed è difficile immaginare un cast più adatto a un film che sembra trascorrere due ore cercando deliberatamente di superare il limite appena raggiunto. Perdita e Romeo sono due criminali che rapiscono una giovane coppia americana, inscenano rituali e accettano di trasportare un carico decisamente poco convenzionale verso Las Vegas. De la Iglesia lo definiva un racconto di «umorismo, sesso e azione»; successivamente lo avrebbe descritto anche come una sorta di western romantico.
Ma il caos non rimase confinato alla sceneggiatura. Durante le riprese in Messico, un’esplosione preparata per una scena d’azione provocò un grave incidente. Più di dieci persone rimasero ferite, tra cui Javier Bardem e suo fratello Carlos; secondo il resoconto pubblicato all’epoca da El País, otto membri della troupe erano ancora ricoverati due giorni dopo e due avevano riportato ustioni molto gravi. Bardem e il fratello subirono a loro volta ustioni.
Non fu l’unico elemento complicato di una produzione enorme per il cinema spagnolo dell’epoca. De la Iglesia parlò di oltre 120 location tra Messico e Stati Uniti e di una lavorazione particolarmente difficile. Il budget dichiarato alla stampa spagnola fu di circa 1,5 miliardi di pesetas.
Poi arrivò la censura. Negli Stati Uniti il film venne distribuito come Dance with the Devil in una versione accorciata, mentre differenti mercati conobbero montaggi diversi. La successiva edizione restaurata in 4K di Severin ha recuperato il Director’s Cut integrale, sottolineando come il distributore americano avesse eliminato oltre dieci minuti dalla versione originale.
Anche l’Italia dovette aspettare parecchio: Perdita Durango arrivò nelle nostre sale soltanto il 26 maggio 2005, otto anni dopo la sua realizzazione.
Quasi trent’anni dopo, il film rimane uno degli oggetti più anomali nella carriera di De la Iglesia: un incrocio deliberatamente eccessivo tra road movie, western, horror, commedia nera e storia d’amore criminale. Ma pensare che tutto avrebbe potuto avere Madonna e Johnny Depp al centro rende la sua già assurda storia produttiva quasi degna del film stesso.
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