Titolo originale: The Hurt Locker , uscita: 10-10-2008. Budget: $15,000,000. Regista: Kathryn Bigelow.
Prima degli Avengers, Jeremy Renner rischiava il collasso dentro una tuta da 45 kg in questo capolavoro appena arrivato su Prime Video
26/09/2026 news di Stella Delmattino
Prima di diventare Hawkeye, l'attore affrontò condizioni estreme per il tesissimo film di Kathryn Bigelow ambientato tra gli artificieri americani in Iraq

Prima di impugnare l’arco di Hawkeye negli Avengers, Jeremy Renner passava le giornate sotto il sole della Giordania chiuso dentro una vera tuta antiesplosivo che poteva arrivare a pesare circa 45 kg. Ed è anche da quell’esperienza fisicamente massacrante che nacque una delle interpretazioni più importanti della sua carriera.
The Hurt Locker, il tesissimo film di Kathryn Bigelow del 2008, è appena arrivato su Prime Video in Italia. E se oggi il nome di Renner è inevitabilmente associato al Marvel Cinematic Universe, fu proprio il ruolo dell’artificiere William James a trasformarlo in uno degli attori più richiesti di Hollywood, procurandogli anche la sua prima candidatura all’Oscar.
Il film segue una squadra Explosive Ordnance Disposal dell’esercito americano durante gli ultimi giorni di una missione a Baghdad. James è il nuovo caposquadra: abilissimo nel disinnescare ordigni, ma anche apparentemente incapace di stare lontano dal pericolo. Ogni bomba diventa così una specie di duello personale nel quale basta un movimento sbagliato perché tutto finisca.
Jeremy Renner aveva davvero fino a 45 kg addosso
Per rendere credibili quelle sequenze, Bigelow non voleva che Renner sembrasse semplicemente un attore dentro un costume cinematografico. La tuta protettiva utilizzata sul set era una vera bomb suit, completa delle pesanti piastre necessarie a proteggere un artificiere dall’esplosione.
Renner ha raccontato che il peso poteva oscillare tra le 80 e le 100 libbre, quindi all’incirca 36-45 kg. Tutto questo mentre le riprese si svolgevano in Giordania, dove le temperature potevano superare i 40°C.
Il risultato fu esattamente quello che si percepisce nel film. La fatica di James mentre cammina verso un ordigno, la rigidità dei movimenti e la sensazione di trovarsi imprigionato dentro la propria protezione non sono soltanto recitazione.
Bigelow pensò anche di utilizzare una controfigura per alcune inquadrature più larghe, ma emerse un problema curioso: dopo aver trascorso tanto tempo dentro quella tuta, Renner aveva sviluppato un modo particolare di camminare che lo rendeva immediatamente riconoscibile. Sostituirlo sarebbe stato evidente.
Renner si addestrò con veri artificieri
La preparazione non riguardò soltanto la resistenza fisica. Prima delle riprese, Renner trascorse del tempo a Fort Irwin, in California, addestrandosi con veri specialisti EOD per imparare procedure, strumenti e movimenti degli artificieri.
La sceneggiatura stessa nasceva da un contatto diretto con quel mondo. Mark Boal aveva trascorso alcune settimane embedded con una squadra americana di artificieri in Iraq nel 2004, esperienza dalla quale ricavò prima un articolo e successivamente il materiale che sarebbe confluito in The Hurt Locker.
Bigelow trasformò quella base in qualcosa di molto vicino a un thriller. Le bombe sostituiscono il serial killer o il mostro: sappiamo che sono lì, ma non sappiamo quando esploderanno, chi le controlla o se qualcuno tra le persone che osservano la scena stia aspettando il momento giusto per premere un pulsante.
Non a caso il film si apre con una frase attribuita al giornalista Chris Hedges secondo cui la guerra sarebbe una droga. È la chiave per comprendere William James: il vero centro del film non è soltanto il pericolo della guerra, ma la dipendenza dal pericolo stesso.
Ma gli artificieri veri non erano tutti d’accordo
Proprio il realismo di The Hurt Locker diventò uno degli aspetti più discussi dopo l’uscita. Il film fu celebrato per la capacità di immergere lo spettatore nella tensione quotidiana di una squadra EOD, ma diversi militari e artificieri criticarono alcune libertà narrative.
In particolare, il comportamento spericolato di James – che talvolta ignora procedure, si allontana dalla propria squadra o affronta situazioni che nella realtà richiederebbero protocolli molto diversi – venne considerato poco rappresentativo del lavoro di un vero artificiere.
È una distinzione importante: The Hurt Locker cerca un forte realismo sensoriale, ma non è un documentario sulle procedure dell’esercito. Bigelow vuole soprattutto far percepire il caldo, il peso dell’equipaggiamento, l’attesa e l’impossibilità di sapere se l’oggetto davanti a James esploderà tra dieci secondi oppure non esploderà affatto.
Il piccolo film che batté Avatar agli Oscar
La storia di The Hurt Locker diventò ancora più sorprendente pochi mesi dopo. Realizzato con un budget di circa 15 milioni di dollari e tutt’altro che travolgente al botteghino, il film si ritrovò agli Oscar del 2010 contro il colosso tecnologico che aveva appena cambiato le dimensioni del blockbuster moderno: Avatar.
La sfida aveva anche un curioso elemento personale. Il regista di Avatar, James Cameron, era l’ex marito di Kathryn Bigelow. Entrambi i film arrivarono alla cerimonia con nove candidature.
Alla fine, The Hurt Locker vinse sei Oscar, compresi Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Montaggio e Miglior Regia. Avatar si fermò a tre.
Bigelow entrò inoltre nella storia diventando la prima donna a vincere l’Oscar per la regia. Renner non vinse come Miglior Attore, ma quella candidatura cambiò definitivamente la traiettoria della sua carriera: poco dopo sarebbero arrivati The Town, una seconda nomination agli Oscar, Mission: Impossible – Protocollo fantasma e naturalmente Clint Barton/Hawkeye nell’universo Marvel.
Rivedere oggi The Hurt Locker su Prime Video significa quindi ritrovare Renner appena prima di quel salto. Niente superpoteri e nessun costume da Avengers: soltanto una tuta da quasi 45 kg, temperature proibitive e un uomo che continua ad avvicinarsi alle bombe proprio quando chiunque altro cercherebbe di allontanarsi.
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Renner si addestrò con veri artificieri



