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Quentin Tarantino non salva il cinema post-pandemia: «Preferisco leggere un libro»

05/06/2026 news di Stella Delmattino

Il regista ha riflettuto sul proprio rapporto con il cinema contemporaneo e sulle difficoltà che incontra sempre più spesso davanti alle nuove uscite

Quentin Tarantino in Four Rooms (1995)

Quentin Tarantino torna a criticare il cinema contemporaneo e lo fa con parole che non lasciano spazio a interpretazioni.

In un intervento pubblicato sull’ultimo numero di Sight and Sound, il regista di Pulp Fiction e C’era una volta a… Hollywood ha ribadito la sua scarsa considerazione per gran parte della produzione cinematografica degli ultimi anni, arrivando a definire gli anni Venti del nuovo millennio come il peggior periodo che abbia vissuto da spettatore.

Secondo Tarantino, il problema non riguarda soltanto la qualità media dei film, ma il fatto che sempre più raramente riescano a coinvolgerlo davvero.

«Adoravo andare al cinema. Oggi, però, il concetto stesso di cosa sia un film tende a ispirarmi più disprezzo che generosità

Il regista sostiene di aver apprezzato alcuni titoli usciti negli ultimi anni, citando West Side Story di Steven Spielberg e i due capitoli di Horizon: An American Saga di Kevin Costner, ma ammette che quasi nessuna produzione recente sia riuscita a restituirgli quel senso di meraviglia che per decenni lo ha spinto ad amare il cinema sopra ogni altra forma d’arte.

«In questi giorni preferisco leggere un libro

L’unica eccezione recente sembra essere stata The RIP – Soldi Sporchi, thriller poliziesco diretto da Joe Carnahan e interpretato da Matt Damon e Ben Affleck, che Tarantino ha elogiato senza riserve.

«Era da moltissimo tempo che non vedevo un poliziesco davvero soddisfacente. The RIP non si limita a evocare quel tipo di film: è uno dei migliori esempi del genere.»

Nel suo intervento, il regista spiega inoltre che, soprattutto dopo la pandemia, è diventato sempre più difficile guardare una nuova uscita senza soffermarsi sui suoi difetti.

Tra i problemi che individua più spesso ci sono situazioni poco credibili, concessioni eccessive al pubblico, interpreti mal scelti e decisioni narrative che finiscono per compromettere l’intera esperienza.

Hollywood viene descritta da Tarantino come una realtà sempre meno capace di sorprendere, tanto da arrivare a definirla una sorta di “fabbrica di salsicce senza sapore”, un sistema che produce film in serie ma sempre più raramente opere destinate a lasciare il segno.

Pur riconoscendo che anche gli anni Ottanta attraversarono una fase complicata dal punto di vista creativo, il regista ritiene che il panorama attuale sia persino peggiore.

Le sue dichiarazioni arrivano a pochi mesi dalla pubblicazione della lista dei venti migliori film del XXI secolo stilata dallo stesso Tarantino, nella quale compariva un solo titolo uscito negli anni 2020: West Side Story.

Parole che inevitabilmente alimenteranno il dibattito sullo stato di salute dell’industria cinematografica, soprattutto perché provengono da uno degli autori più influenti e celebrati degli ultimi decenni.

Una cosa, però, appare evidente: Tarantino continua ad amare il cinema, ma sempre più raramente riesce a ritrovare nei film contemporanei quella scintilla che lo aveva fatto innamorare della settima arte.

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