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5/10 su 155 voti. Titolo originale: Stockholm , uscita: 12-04-2019. Regista: Robert Budreau.

Rapina a Stoccolma | La recensione del film con Ethan Hawke e Noomi Rapace

31/05/2019 recensione film di Sabrina Crivelli

Il regista Robert Budreau ci porta nella Svezia del 1973 per raccontare le assurde origini della nota Sindrome, mancando però di brio nonostante i molti spunti a disposizione

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Tutti sanno cosa sia la Sindrome di Stoccolma, fenomeno psicologico in cui un ostaggio inizia a simpatizzare con il proprio rapitore. Non altrettanto conosciuta – probabilmente – come sia invece nata invece la definizione scelta per definire tale ‘patologia’. Invero, il tutto ha origine, come è facile presumere, nella capitale svedese, durante l’assalto armato a una banca locale. Due criminali, Lars Nystrom e Gunnar Sorensson tennero in ostaggio diverse persone rinchiudendole in un caveau sotterraneo per diversi giorni, ma, quando i malviventi alla fine si arresero, questi si rifiutarono di testimoniare contro di loro.  Il fatto di cronaca, risalente al 1973, offre di certo dell’ottimo materiale per un film, tanto è assurdo di per sé. Molti sono gli aspetti che potrebbero essere esplorati, dalle dinamiche intercorse tra sequestratori e sequestrati, l’angoscia e la claustrofobia dell’essere braccati degli uni, prigionieri degli altri, infine i momenti di tensione con la polizia e le possibili azioni di intervento tese a liberare i civili coinvolti. Eppure, Rapina a Stoccolma (Stockholm), scritto e diretto da Robert Budreau (Born to Be Blue), spreca molte di queste opportunità, non riuscendo a prendere nessuna direzione in modo convincente. Purtroppo, il lungometraggio non ha il piglio ironico o assurdo che ci si potrebbe attendere dal trailer, né il ritmo incalzante di un vero e proprio heist movie, risultando invece una forma ibrida piuttosto scialba.

Rapina A stoccolma Poster ItaSiamo nella Stoccolma del 1973, quando Lars Nystrom (Ethan Hawke), eccentrico rapinatore di banche irrompe armato nella Kreditbanken, uno dei principali istituti di credito svedesi dell’epoca. Criminale recidivo in libertà vigilata, il suo piano è di prendere in ostaggio gli impiegati al momento nell’edificio, negoziare la liberazione del amico fraterno e compagno di malefatte Gunnar Sorensson (Mark Strong) e di fuggire con lui e un paio di ostaggi – preferibilmente due belle donne – a cavallo di una Mustang con una borsa piena di contanti. La parte del suo piano che prevede la scarcerazione anticipata del socio e i soldi funziona come previsto, ma per la fuga è tutt’altro discorso.

Il comandante della polizia, Mattsson (Christopher Heyerdahl), non ha alcuna intenzione di lasciar scappare due criminali, peraltro con a seguito dei cittadini, per le strade della Svezia. Certo non si tratta di una buona notizia per la madre di famiglia Bianca Lindt (Noomi Rapace), Klara Mardh (Bea Santos), ed Elov Eriksson (Mark Rendall), che sono rimasti in mano ai malviventi e la cui liberazione è vincolata alla possibilità di questi ultimi di abbandonare l’edificio con loro, per poi essere lasciati – in teoria – una volta lontani e al sicuro dalle forze dell’ordine.

Come presagibile, soprattutto per chi già ha familiarità con la vicenda, la quasi totalità degli eventi narrati in Rapina a Stoccolma si sono verificati all’interno della banca, in un luogo chiuso e plausibilmente in una situazione logorante per tutti, ma tale angoscia non si percepisce minimamente né nel copione, né tantomeno nella performance degli attori, primi tra tutti in chi incarna due villain sui generis come Nystrom e Sorensson, né nelle loro vittime. Ethan Hawke, come spesso accade, ‘carica’ parecchio la sua interpretazione, dandole una nota fin troppo drammatica in più passaggi, soprattutto visto che il suo personaggio, un rapinatore sostanzialmente bonaccione che si presenta come un cowboy e che fraternizza con gli ostaggi, dovrebbe essere decisamente più comico che tragico. Tuttavia, nella sceneggiatura manca il dark humor necessario alla caricatura del malvivente pasticcione con un progetto non esattamente ben ideato e incapace di costituire una minaccia credibile (le forze dell’ordine, giustamente, lo prendono poco sul serio). Insomma, sarebbe stato perfetto per una commedia ‘dal lato oscuro’ alla fratelli Coen, con la loro consueta e pungente ironia nel descrivere gli improbabili crimini e criminali. Salvo rischiare così lo scimmiottamento.

noomi rapace rapina a stoccolma filmIn Rapina a Stoccolma, per nostra sfortuna, tale verve è del tutto assente e non certo perché manchino gli spunti nella storia vera. Trovate assurde come il far indossare a un prigioniero un giubbotto antiproiettile e sparargli, così da risultare più spietati e vedere soddisfatte le proprie richieste, avrebbe potuto ad esempio dare vita a una scena al limite del farsesco. Questa, come pure altre ottime trovate, però, una volta girate da Robert Budreau malauguratamente s’appiattiscono, perdendo del tutto il loro fascino folle, o almeno quello avrebbero potuto avere su carta. Non solo la sceneggiatura e Ethan Hawke ne sono colpevoli: Christopher Heyerdahl è relegato a una parte accessoria di secondo e contrappunto, di socio con un segreto, in cui non riesce affatto a brillare. Noomi Rapace (Prometheus), che al contrario ha un ruolo fondamentale, avrebbe avuto a disposizione una vasta gamma di sentimenti contrastanti su cui lavorare e da esprimere, dalla paura all’angoscia, fino alla simpatia e alla compassione (e forse qualcosa di più).

L’attrice svedese non riesce tuttavia a comunicarci nulla di queste sfumature, tanto meno il complesso processo, la parabola interiore che l’ha portata a provare solidarietà per colui che l’ha sequestrata. A completare il tutto, Bea Santos e Mark Rendall finiscono per apparire poco più che comparse se guardiamo all’impatto che hanno sulle dinamiche complessive. In generale, non è possibile provare particolare empatia per nessuno di loro. In ultimo, i passaggi che dovrebbero trasmettere più tensione, i diversi attacchi delle forze dell’ordine al caveau in cui sono asserragliati, l’uscita dal palazzo, le contrattazioni, nulla riesce a sortire grandi emozioni per il modo sbrigativo in cui vengono portati sullo schermo. In conclusione, nonostante il potenziale, i dialoghi, la recitazione e l’azione mancano di quegli eccessi e di quel brio che avrebbe reso Rapina a Stoccolma una ricostruzione dei fatti molto più briosa e non solo blandamente appassionante.

Di seguito il trailer in versione italiana e internazionale (per meglio apprezzare le voci originali) del film, che arriverà nei nostri cinema il 20 giugno:

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