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6/10 su 2851 voti. Titolo originale: Atomic Blonde, uscita: . Budget: $30,000,000. Regista: David Leitch.

[recensione] Atomica Bionda di David Leitch

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Charlize Theron è l'indomabile protagonista di un action al neon senza un'identità precisa

Possono bastare una scena lesbo – tanto spintarella quanto gratuita – tra la superspia Charlize Theron e l’ingenua francesina Sofia Boutella e un elaborato piano sequenza costituito da rudi combattimenti corpo a corpo e inseguimenti lunghi 5 minuti (certo debitore di The Protector e I Figli dell’Uomo) per sorvolare su 115′ di immagini patinate e di neon, una colonna sonora New Wave invasiva e martellante strappa like (in cui però manca Suicide blonde degli Inxs …) e una ricostruzione storica piuttosto superficiale? A voi la risposta.

locandina atomica biondaQuesto è, in sintesi, Atomica Bionda (Atomic Blonde), titolo difficilmente comprensibile del primo film ‘autonomo’ di David Leitch, ex stuntman e metà non accreditata del duo dietro al successone John Wick (nonchè annunciato regista del prossimo Deadpool 2) basato sulla graphic novel The Coldest City (2012) scritta da Antony Johnston ed illustrata da Sam Hart.

Nel 1989, alla vigilia del crollo del Muro di Berlino e del cambiamento nelle alleanze tra superpotenze. Facciamo la conoscenza della spia dell’MI6 Lorraine Broughton (Theron) all’interno di una stanza per interrogatori, dove la donna sta per raccontare in flashback al suo superiore (Toby Jones) e a un pezzo grosso della CIA (John Goodman) gli eventi iniziati dieci giorni prima e che l’hanno condotta lì. La sua missione è cominciata a Berlino Ovest: dopo l’omicidio di un agente chiave, una lista contenente i nomi e le posizioni di ogni asset dell’intelligence britannica è scomparsa. Al fine di trovarla, Lorraine deve incontrare David Percival (James McAvoy), un ex direttore dell’ufficio di Berlino recentemente diventato imprevedibile, che vende alcolici sul mercato nero e organizza rave party a base di Public Enemy. Non è chiaro se l’uomo sia affidabile, fatto sta che ha accesso a un ex agente della Germania dell’Est, Spyglass, (Eddie Marsan) che ha memorizzato l’intera lista. Inoltre confida a Lorraine che un agente doppiogiochista noto come Satchel potrebbe essere nascosto in mezzo a loro. Inizia così una corsa contro il tempo, in cui tutti sono potenziali nemici, per portare a termine la missione, cercando di non morire provandoci.

La prima cosa che salta all’occhio è che il film non sa mai bene che direzione prendere, cambiando registro parecchie volte. In alcuni momenti sembra una spy story seriosa sul genere di La Talpa di Tomas Alfredson o di il Ponte delle Spie di Steven Spielberg (con cui condivide tra l’altro l’ambientazione), in altri scatena il suo potenziale action in stile Bourne o James Bond, in altri ancora strizza l’occhio ai gangster movie del Guy Ritchie dei bei tempi, un po’ Lock & Stock un po’ The Snatch (vedere in particolare il personaggio di McAvoy, il suo abbigliamento, il gesso al braccio ecc.), con sequenze ai limiti del grottesco, con gente che non muore mai e continua a rialzarsi e combattere, in altri infine sembra rincorrere la scanzonatezza di un Kingsman (qui sono la fonte a fumetti e la Boutella i punti di contatto). Per quanto concerne invece il paragone con John Wick, a cui naturalmente Atomica Bionda non può scappare, la differenza più grossa è che il protagonista della pellicola del 2014 è qualcuno con cui non si vorrebbe avere a che fare, mai, senza contare il suo adorabile amore per i cani e la famiglia, che lo rendono un personaggio con cui empatizzare in tempo zero.

atomica bionda mcavoyLa Theron, se ci fosse bisogno di conferme, si dimostra ancora una volta perfettamente affidabile e in parte, ma la sua Lorraine è glaciale come l’acqua in cui si immerge per rigenerare il corpo ferito, una specie di cyborg che si nutre esclusivamente di vodka stoli(chnaya) on the rocks e che mena e incassa da vera professionista del combattimento. Quando non è intenta in ipercinetici corpo a corpo, Leitch la rende però protagonista di intensi spot pubblicitari – o al limite di servizi fotografici – che spaziano da quelli per gli alcolici e il tabacco a quelli per l’abbigliamento retrò (d’altra parte gli anni ’80 vengono ricordati per quello no?). Una miriade di breve sequenze cool, perfettamente allestite e fotografate – e un po’ ridicole visto il contesto -, ritagliate voyeristicamente addosso all’attrice – la cui carriera parallela in quel mondo è ampiamente documentata – per il mero piacere dei fan (la Theron non si tira indietro nemmeno quando c’è da mostrare il seno) e delle lettrici di riviste di moda in cerca di idee per l’autunno/inverno. Niente di male sia chiaro, anzi, ma lo spettatore potrebbe risultarne frastornato. Certo il personaggio non è molto più di una macchina da guerra praticamente priva di emozioni, di cui non conosciamo nulla e che passa da una situazione all’altra senza soluzione di continuità, in un loop che si può riassumere con: ascolto di una registrazione, palesarsi in tale luogo, ritrovarsi assediata da criminali, ingaggiare un combattimento all’ultimo sangue. Lorraine a un certo punto decide di abbassare un po’ le difese e rivelare il suo lato più umano, quando incontra la dolce Delphine interpretata dalla novella Mummia, ma il film non è affatto interessato ad approfondire i rapporti tra nessuno dei personaggi, quindi tutto si riduce a qualche bacio saffico di convenienza (e a qualcosa di più, come detto in apertura), per la gioia dei guardoni e di chi manifesta per i diritti della comunità LGBT. Quello che a cui il regista è palesemente interessato è piuttosto l’azione sfrenata, che quando esplode – nella parte centrale a onor del vero non è che ce ne sia così tanta, anzi – lascia interdetti, grazie alla complessità delle coreografie e alla fotografia dell’esperto Jonathan Sela, che cattura il caos in tonalità profonde e sature che ne esaltano la cineticità. Obiettivo pienamente centrato da questo punto di vista.

Va considerato però che, purtroppo, Atomica Bionda soffre anche della mancanza di un cattivo vero e proprio contro cui indirizzare l’astio e del sotto-sviluppo del cast di supporto, che avrebbe senza dubbio meritato miglior sorte vista la qualità dei nomi scelti, ma che viene lasciato con ben poco su cui lavorare. E qui si torna alla domanda con cui abbiamo aperto: bastano una protagonista dalla fisicità atomica, un florilegio di lampade fluorescenti che Refn avrebbe vergogna, una manciata di canzoni che squarciano il cuore dei millennials e un approfondimento minimo per diventare un successo? Forse si. Magari no.

Di seguito il trailer italiano del film, nei cinema italiani dal 17 agosto:

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