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6/10 su 15 voti. Titolo originale: Big Legend, uscita: 01-07-2018. Regista: Justin Lee.

Recensione | Big Legend di Justin Lee

di Sabrina Crivelli

L'ennesimo survival horror con un Bigfoot ambientato nei boschi è afflitto da un copione assurdo e mal scritto e dalla scadente recitazione di tutto il cast

Sentivate per caso la mancanza di un horror ambientato nei boschi, girato mediocremente, sceneggiato alla buona e recitato con ancor meno cura? Se la risposta è affermativa e siete amanti dei cliché, dei colpi di scena scontati, delle trame abbozzate senza prestare troppa attenzione al dettaglio, dei personaggi dalle psicologie pressapochiste e dei primi piani infiniti in campo fisso degni delle migliori telenovelas, allora Big Legend di Justin Lee è il film che fa per voi!

Sin dai primi fotogrammi potrete subodorare la placida assenza di originalità. La storia si apre infatti con una sventurata coppia di innamorati, Tyler Laird (Kevin Makely) e la fidanzata Natalie (Summer Spiro), che si avventura nei boschi per qualche giorno di trekking e campeggio insieme. Lui vuole sposarla, sono innamorati e felici e tutto sembra essere meraviglioso nella natura selvaggia. Tuttavia, lo spettatore è subito ammonito da dettagli sinistri disseminati qua e là (una targa abbandonata, il punto di vista della camera da presa che mima un osservatore nascosto dietro alle frasche, infine il susseguirsi di sinistri rumori); qualcosa di sinistro, insomma, si cela in quei lidi inesplorati ed è pronto ad aggredirli … Risultato? In un violento attacco di una misteriosa creatura, Natalie scompare senza lasciare tracce, mentre Tyler viene lasciato ferito e sconvolto e per lo shock viene internato. Tutto ciò si concentra nei primi pochi minuti d’apertura. Dopo tale intenso preambolo, seguiamo il protagonista che, una volta rilanciato dalla struttura, torna sul luogo della sciagura per scoprire la verità su ciò che è successo e troverà ad attenderlo un compagno d’avventure, il cacciatore Eli Verunde (Todd A. Robinson) e una sanguinaria sorpresa.

Ritrito nelle premesse, ovvero un personaggio che si addentra nei boschi inseguito da un mostro famelico, Big Legend è forse ancor peggio nel declinare tale ritrito materiale. Un’involontaria nota grottesca ammanta molti dei personaggi, delle scene e del copione stesso. Così sanno di posticcio i dialoghi involontariamente ridicoli con la Dott.ssa Wheeler (Amanda Wyss), con la madre (l’iconica Adrienne Barbeau di The Fog o 1997: fuga da New York qui usata malamente) o con una singolare infermiera (Ashley Platz), in cui le battute, già di per sé piuttosto improbabili, vengono proferite in maniera ancora meno credibile e, per coronare il tutto, le sequenze vengono chiuse con dei lunghi primissimi piani in cui l’inquadrato di turno fa qualche strana ed evocativa smorfia (forse per aumentare la suspense?). Poi, ovviamente ci sono gli elementi fondamentali in questo tipo di prodotto. Anzitutto arriva la rivelazione quando, dopo il ritorno ai boschi e la fulminea comparsa di un non ben definito aggressore che gli sfascia la macchina, Tyler s’imbatte in Eli, bracconiere di frodo che si diletta a errabondare in cerca di orsi al di fuori della stagione di caccia e che inizia a parlargli di leggende sinistre sul territorio, di oscuri precedenti  e di pericolosi ferini abitanti. Poi segue il clue dell’azione: una lunga e sconclusionata fuga, ancora una volta all’insegna dei più comuni stereotipi, a cui si sommano dettagli eccentrici e non proprio motivati qua e là.

Indubbiamente, i fondi non particolarmente copiosi con cui è stato girato Big Legend scusano in parte la dubbia qualità, ma la banalità e gli eccessi di bislaccherie di cui è disseminato non discendono solo dal budget. Da una parte si ricorre a piene mani a escamotage dozzinali per cercare, senza successo, di incrementare la tensione: l’infinito inseguimento tra le conifere è allora interrotto di tanto in tanto da qualche assalto e momento topico, nonché da un opportuno “infortunio” giusto per aggiungere un po’ di pepe all’indigesta sbobba filmica (non si approfondisce oltre per non incorrere in troppi spoiler). Poi ci sono le bizzarrie per dare colore all’insieme, dalla fosca nebbiolina quando Tyler incontra in Eli, agli scheletri che affiorano ogni tanto, ai tre metri di neve che a un certo punto si materializzano per aumentare il grado di difficoltà e regalare un tocco di survivalismo in più. D’altra parte rimane poco chiaro quanto i due rimangano bloccati nella foresta, dacché non possono tornare indietro perché dovrebbero per forza riattraversare il terreno di caccia del loro predatore. In ultimo, si perviene ad apici quasi comici, come la scena in cui lui si cuce da solo (anche il kit medico appare ad uopo come la neve …) gli squarci su un braccio larghi due dita per unire i lembi di pelle dilaniati. Coronamento quasi poetico per la sua assurdità, il tutto viene chiuso con l’inquadratura del suo volto, mentre volitivo fissa il vuoto con il fuoco acceso alle spalle – in una mimica alla John Rambo – e medita la sua strategia e la vendetta contro il suo infausto aggressore (il piano è strampalato, ma anche qui scoprirete solo vedendo…). In ultimo, la ciliegina sulla torta è un assurdo finale aperto, con tanto di rivelazione finale da parte di uno sconosciuto onnisciente che aspetta nell’ombra nell’angolo buio (!!) per poi accendere ad effetto la luce e fare la sua comparsa quando si tratta di pronunciare la sua battuta. In generale, meglio è non soffermarsi troppo sulle minuzie in termini di logica e plausibilità, perché di certo non sono il punto forte del film di Justin Lee. Il problema è però che non c’è nemmeno tensione, i ritmi negli inseguimenti e nelle fughe sono sbagliati, troppo dilatati, il montaggio determina la perdita di mordente dell’insieme. La minaccia, infine, forse anche per le performance di Kevin Makely e Todd A. Robinson non è mai palpabile, né riesce a suscitare particolare coinvolgimento.

Se quindi arrivati sin qui avrete capito che non siamo certo di fronte a un horror boschivo ben confezionato, un po’ alla Cub – Piccole prede (Welp) o al recente Primal Rage, ci sono un paio di note in Big Legend non del tutto negative. In primis non viene mostrata mai del dettaglio la capellona creatura – probabilmente un Bigfoot -, ma ne sono saggiamente inquadrate in maniera veloce e indefinita solo alcune parti discretamente realizzate (un’eccezione è rappresentata per le unghie posticce) , con taluni ruggiti di sottofondo. Inoltre, grazie al cielo, il limitato ammontare di sangue, gore ed FX è tutto pratico, comprese le esplosioni e gli incendi, fatto non sempre scontato e che di sicuro giova al livello estetico generale. Ciò, tuttavia, è insufficiente a risollevare le sorti dell’horror di Justin Lee, scusato in parte dal fatto che si tratti del suo primo lungometraggio dopo diversi corti e episodi di serie TV ( tra cui Resident Evil: Welcome to Raccoon City e Ride the Lightning).

In conclusione, certo non si può dire che non siano compiuti alcuni “pirotecnici” tentativi – anche il finale ne é un esempio- , ma nonostante gli sforzi il risultato è tutt’altro che esaltante.

Di seguito trovate il trailer ufficiale, giusto per farvi un’idea:

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