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5/10 su 479 voti. Titolo originale: Hell Fest , uscita: 27-09-2018. Budget: $5,500,000. Regista: Gregory Plotkin.

Recensione | Hell Fest di Gregory Plotkin

28/10/2018 recensione film di William Maga

La notte di svago in un parco a tema horror di Amy Forsyth e amici si trasforma in uno slasher che spreca il suo potenziale tra cliché e scelte di regia e sceneggiatura piuttosto incomprensibili

Non è facile – o forse si? – comprendere la recente rinascita della popolarità degli slasher semplicemente e impunemente privi di sottotesti, dai quali si pensava il genere si fosse evoluto dopo il 1985 o giù di lì, ma che continuano senza posa ad arrivare nelle sale o in home video. Non saranno grandi successi al box office, ma trovano sempre una base di fan forte e solidale. Anzi, quasi sempre si collocano in quella zona a bassissimo budget che garantisce che anche quella piccola porzione di pubblico sia sufficiente a rientrare delle spese affrontate. Abbinare lo slasher fine a sé stesso con l’attuale moda di scegliere come set parchi a tema horror (cominciata nel 2014 con Halloween Night di Bobby Roe e proseguita con Hell House LLC, American Fright Fest ecc. ecc. ecc. senza dimenticare, naturalmente, il capostipite Il Tunnel dell’Orrore di Tobe Hooper) è solamente un po’ più costoso e un po’ più azzardato.

Hell Fest è essenzialmente novanta minuti spesi a seguire un gruppo di ragazzotti monodimensionali più o meno in calore che vagano per una notte di pura adrenalina halloweeniana attraverso un mondo di implacabili luci colorate, gridolini, nebbie da ghiaccio secco e finte pugnalate retrattili, mentre sono realmente stalkerati da uno dei più generici assassini mascherati nella storia del cinema horror, noto semplicemente come “L’Altro / The Other” (un nome colmo di meraviglie esistenziali, ma sarebbe estremamente generoso leggervi qualcosa di concreto) che viene scambiato per uno degli attori pagati dalla struttura per spaventare gli astanti (è evidente la volontà di scimmiottare The Strangers). Sarebbe probabilmente ingiusto giudicare quest’opera dalla trama, dai personaggi o secondo la gran parte degli altri ingranaggi cinematografici tradizionali, poiché è difficile credere che ci sia stato un qualche intento di lavorare onestamente con quegli elementi, il che – almeno in linea di principio – sarebbe pure soddisfacente se solo Hell Fest avesse un punto di vista tematico forte (giocare sul rapporto meta-orrorifico tra realtà e finzione, per dirne uno) o addirittura riuscisse a divertire. Ma non è nemmeno questo il caso. Tutto il budget a disposizione (ben 5.5 milioni di dollari), è stato probabilmente speso per costruire o acquisire l’accesso ai set. E in effetti, la location è senza dubbio d’impatto, con alcune attrazioni riuscite e affascinanti. Ci si ritrova infatti a pensare in qualche occasione che sarebbe divertente attraversare con una torcia in mano la casa stregata che appare sullo schermo, salvo poi rendersi conto che tutto quello che stiamo tristemente facendo qui è piuttosto assistere impotenti alla serata di qualcun altro dentro a un Luna Park, che si riduce sostanzialmente a una serie di momenti ‘spaventosi’ e di set differenti appiccicati insieme senza impegno

Il regista / montatore Gregory Plotkin (Paranormal Activity: Dimensione fantasma) ha un grande potenziale per le mani, ma il risultato non è assolutamente all’altezza delle legittime aspettative. La regia, l’azione e la gestione dei tempi, durante gli occasionali momenti in cui è concesso tirare il respiro all’aperto, sono grossomodo efficaci. Un paio delle uccisioni del killer mascherato da ghoul sono quasi sorprendenti per brutalità e livello di splatter. E la protagonista Amy Forsyth, la cui interpretazione nei panni della ‘destinata ad essere una final girl‘ Natalie è onesta, fa del suo meglio per convincere il pubblico che la sceneggiatura scritta a sei mani da Seth M. Sherwood, Blair Butler e Akela Cooper sia riuscita a elevare un pochino il suo personaggio dai soliti triti cliché rendendola nell’ora e mezza scarsa in cui si dipana Hell Fest un’astuta “survivalista” capace di tener testa a un serial killer. Qua e là, sbocciano anche dei tentativi poco entusiasti di darle/darci una backstory: “Scusa se non sono stata presente, ho avuto un periodo difficile a scuola” o “Ora scoprirai che questo tal personaggio è la mia compagna di stanza e anche se – apparentemente – sei la mia migliore amica, non te l’ho mai detto “, oppure ” Sì, andiamo in Spagna e giriamo in topless!”.

Lo script non fa il minimo indispensabile per farci affezionare a qualcuno dei ragazzi, e ancora più bizzarramente i set sono davvero ‘finti’. Natalie si ritrova a un certo punto addirittura fuori dal personaggio a cercare di capire dove siano gli interruttori dei laser che al passaggio attivano le varie attrazioni di una stanza del labirinto finale, dalle cui porte gli attori in maschera usciranno fuori per spaventarla, in un’anticipazione distruggi suspense (almeno quanto il prologo, che in pratica rivela fin da subito quanto andremo poi effettivamente a vedere …) che tornerà ovviamente utile in seguito, per quasi battere in astuzia L’Altro / The Other – salvo che non riuscirci – col boogeyman che sceglierà (per ragioni ignote) di non ucciderla, permettendole così di riprovare a ribatterlo in astuzia qualche minuto più tardi. E’ possibile che volesse uccidere prima tutti gli altri (una scelta che va comunque in controtendenza rispetto a quanto ci era stato lasciato intendere sul suo modo di scegliere le vittime). Gregory Plotkin si preoccupa davvero troppo di mostrarci le reazioni terrorizzate dei protagonisti, quasi si fosse dimenticato che quella reazione dovrebbe riguardare gli spettatori. In molti dei momenti in cui qualcuno salta fuori e urla “Boo!”, la mdp si concentra sul personaggio e non sull’uomo in costume, prosciugando la scena di tensione.

Quel che è ancora peggio, sappiamo sempre esattamente dove sarà il vero killer (che gli sceneggiatori dotano di sovrannaturali poteri come il teletrasporto e la geolocalizzazione al momento più opportuno), lasciandoci con un totale netto di zero salti sulla sedia. Per chi si chiedesse invece se Tony Todd (Candyman) abbia avuto il nome sul poster soltanto per aver fatto tutte le voci fuori campo, anche lui viene gettato nella mischia a forza, perché in fondo è un’icona dell’horror e quindi i fan impazziranno! In ogni caso, prima di poter dire Tony Todd cinque volte davanti al grande schermo, lui è sparito e nel mentre gli sceneggiatori si sono resi conto di avere altri due personaggi principali da uccidere e che hanno finito le lugubre location a disposizione, quindi optano per un paio di vecchie coltellate alla ‘non saper né leggere né scrivere’, tanto efficaci quanto deludenti, segnando così la fine di ogni buona uccisione ‘pratica’ e con ancora quasi un terzo del film da vedere.

C’è un’ironica metafora contenuta nel film stesso, in quanto l’unico momento veramente memorabile, che si presenta all’inizio del terzo atto o giù di lì, è una scena in cui Natalie viene perseguitata mentre è in un bagno. Quello spazio spoglio, silenzioso e ben illuminato dai è reso davvero spaventoso dall’ottimo lavoro della mdp e dal montaggio, una pausa apprezzatissima dalla cacofonia costante e dagli scherzetti fastidiosi e continui del resto della pellicola. Il momento è anche contrassegnato da una conversazione con un guardiano della sicurezza del parco in cui Natalie e Brooke (Reign Edwards, anche lei prova a fare del suo meglio col materiale a disposizione) vengono prevedibilmente liquidate in fretta come ragazzette troppo suggestionabili, segnando l’unico tentativo di dare una lettura a quanto sta accadendo loro.

Essendo uno slasher – aka ‘perchè provare a uscire dagli stereotipi – Hell Fest per l’ennesima volta punta su tipiche soluzioni assurde come il far dividere i membri del gruppetto così che sia palese anche per un bambino chi sarà la vittima successiva, o il telefono cellulare che funziona (o non funziona) in base alle esigenze di trama. In definitiva, nonostante alcune inventive uccisioni, costumi e set molto curati e di indubbio fascino e atmosfera e un epilogo tanto discutibile quanto a effetto tra i più perversamente scioccanti a memoria recente, Hell Fest spreca la sua quasi innovativa premessa. I fan sfegatati del genere potrebbero trarre un certo piacere dal suo candido (?) approccio old school, ma chiunque cerchi un prodotto degno di rimanere nel tempo, questa attrazione horror dovrebbe rimanere chiusa per le dovute riparazioni. In attesa di un sequel che probabilmente non tarderà a venire.

Di seguito il trailer italiano e il red band internazionale (per meglio apprezzare le voci originali) di Hell Fest, nei nostri cinema dal 31 ottobre:

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