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6/10 su 4320 voti. Titolo originale: Red Sparrow , uscita: 28-02-2018. Budget: $69,000,000. Regista: Francis Lawrence.

Recensione | Red Sparrow di Francis Lawrence

22/02/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Jennifer Lawrence è una spia sensuale e travagliata in un thriller che disdegna l'azione cercando di emulare i classici del genere, ma che finisce per non soddisfare nessuno

Sono passati quasi vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, ma sembra di essere ancora in piena guerra fredda, almeno guardando Red Sparrow, adattamento cinematografico sceneggiato da Justin Haythe dall’omonimo romanzo dell’ex agente operativo della CIA Jason Matthews (pubblicato nel 2013). Il thriller, diretto da Francis Lawrence (Io sono leggenda), ricorda in maniera non indifferente l’impalcatura delle spy story letterarie di John le Carré, ma la collocazione ai giorni nostri delle Sparrow, legate all’organizzazione di spie al centro della trama, risulta come una modernizzazione balzana di tutti i più scontati cliché ante-perestrojka, risultando assai irrealistica, almeno se ci si sofferma sui dettagli.

Il film segue un’algida Jennifer Lawrence nei panni di Dominika Egorova, prima ballerina del teatro Bolshoi che, in quello che appare come un tragico incidente durante uno spettacolo, si rompe una gamba ed è costretta ad abbandonare per sempre la danza. La giovane artista, che con quel lavoro provvedeva a sé e alla madre invalida, si trova così a dover accettare la proposta fattagli dallo zio Ivan (Mattias Schoenaerts), un cinico alto ufficiale dell’intelligence russa, che la vuole reclutare in una pericolosa missione tesa ad adescare un importante uomo d’affari. L’obiettivo designato viene avvicinato quindi da Dominika e attirato in una stanza d’albergo, dove lui inizia a violentarla e dove viene ucciso proprio nel mezzo del turpe atto (la scena è decisamente disturbante, fatto inusuale, se si pensa a un film mainstream per lo meno …).

Così, la protagonista non ha altra scelta che entrare nelle Sparrow, un gruppo di agenti segreti addestrati per sedurre ed estorcere in questo modo informazioni al nemico e / o eliminarlo. Inviata quindi alla apposita accademia, la ragazza è sottoposta a ogni tipo di vessazione dalla un’impietosa istitutrice (Charlotte Rampling), che prepara i propri allievi a ogni tipo di sotterfugio e turpitudine in addestramenti che arrivano a richiedere di spogliarsi integralmente e fornicare davanti ai compagni; il senso di mera dignità umana, d’altra parte, è liquidato come deleterea forma di orgoglio.

Particolarmente cruda e scabrosa è dunque la descrizione del periodo di formazione che precede la missione (assai più della norma) e la preparazione dei futuri agenti; poco lusinghiera è d’altronde in generale la resa dei rappresentati dei servizi segreti nella ex U.R.S.S. (soprattutto di sesso maschile), fin troppo vicini all’idea stereotipata che si ha in Occidente dei membri del KGB. D’altro canto, l’immagine del gerarca russo come ‘cattivo senza cuore’, o della fascinosa spia infida e seduttrice, poco si discosta dall’archetipo al centro di alcuni capitoli della saga di James Bond, alla 007, dalla Russia con amore (From Russia with Love di Terence Young); solo che in quel caso eravamo nel 1963, mentre in Red Sparrow l’azione è ambientata ai giorni nostri (basti vedere i modelli di cellulare, i PC o le automobili), eppure nella Russia di Vladimir Putin (che però non è menzionato mai, al contrario che nel libro) non è cambiato praticamente nulla.

Non solo, quello che ancor più colpisce è l’improbabile scenario di riferimento: viviamo in un mondo in cui si sospetta che la Russia abbia potuto influenzare le elezioni americane utilizzando hacker e social media, ma nel film compaiono ancora i floppy disk (i lettori più giovani nemmeno sapranno cosa siano!); non solo, in una realtà globalizzata dove le fotografie viaggiano su Internet arrivando ovunque, come può la prima ballerina del corpo di ballo più celebre di Mosca (una vera e propria star) passare inosservata e a girare sotto falso nome nei paesi ex-URSS? Parecchi sono i particolari poco plausibili, che se nel contesto di isolazionismo sovietico ante 1990 avrebbero anche potuto reggere, oggi risultano poco sensati.

Certo è che la glaciale e poco tecnologica atmosfera d’attrito da guerra fredda, che poteva essere credibile nei thriller girati allora o applicata a un’ambientazione nel passato alla The Americans (nella ben congegnata serie TV siamo negli USA però), dà la sensazione di essere fuori tempo massimo. Se i russi sono ancora delineati come spietati cattivi senza sentimenti secondo un modello passatista, la CIA pare invece rappresentata da un gruppo di boyscout; nello specifico, Nathaniel Nash (Joel Edgerton), un agente operativo sotto copertura attivo in territorio straniero che viene sedotto da Dominika nella sua prima missione sul campo, agisce come un ragazzino dal cuore tenero che per i suoi asset è pronto a sacrificare tutto (si sa, l’Occidente è lassista e portatore di altissimi valori morali …). 

Se fossimo altresì in uno spy movie dall’elevato tasso adrenalinico e che non si prende troppo sul serio, come ad esempio il recente Atomica bionda (Atomic Blonde), le molteplici imperfezioni di Red Sparrow apparirebbero ben più digeribili. Gli scontri, gli inseguimenti e gli stunt avrebbero distratto forse lo spettatore dai dettagli vacillanti nella storia. Tuttavia la narrazione, alquanto dilatata (ben 140 minuti), vuole essere tutt’altro che disimpegnata, soffermandosi sugli orrori psicologici subiti dalla protagonista, nonché dal sessismo e dall’iniquità che vigerebbero – secondo gli sceneggiatori – ancora oggi. La lentezza, la complessità dell’impalcatura generale (che in effetti non è esecrabile in termini di coerenza narrativa) rimandano però più a un intelletualismo riflessivo alla Gorky Park che alle pirotecniche evoluzioni di Alias Il calcato lato drammatico (con una lata rivalsa dalla connotazione femminista ed emancipatoria, che di questi tempi è sempre necessaria) non è però del tutto maldestro e sebbene lo script non sia perfetto, il premio Oscar Jennifer Lawrence risolleva Red Sparrow con la sua recitazione e il suo fascino indiscutibile (… e pure con un paio di nudi piuttosto arditi).

Una felice e inaspettata sorpresa sono poi le molteplici e realistiche scene di tortura, con l’attrice sottoposta a cruente sevizie, valse il rated R al film di Francis Lawrence. Allo stesso modo, brilla l’altro premio Oscar Jeremy Irons, che incarna un ufficiale di alto grado nell’agenzia sovietica. In generale, tutto il cast dà vita a una più che discreta performance, peccato solo per lo strano vezzo stilistico, nella versione in lingua originale da noi visionata (nel doppiaggio italiano il problema non si porrà di certo), di far parlare tutti i personaggi sovietici non solo con gli altri – ma soprattutto tra di loro – in inglese, ma con un marcato accento russo … A ciò si aggiunge, e non rende per nulla onore allo charme della protagonista, una delle sequenze di sesso meno sensuali, più meccaniche e più tristi della storia del cinema recente in un frangente che avrebbe richiesto ben altro approccio per importanza del gesto.

Seppure quindi con qualche aspetto positivo, Red Sparrow è in definitiva un thriller spionistico sufficientemente tedioso, infarcito di luoghi comuni peraltro datati e più semplice di quello che prometteva, risultando inadatto a un pubblico disimpegnato in cerca un intrattenimento leggero, ma anche agli appassionati dei classici alla Intrigo internazionale. L’unica vera ragione per vederlo è in fondo – forse – Jennifer Lawrence (che non è comunque poco, anche se dopo il fappening ormai …).

Di seguito trovate il trailer ufficiale italiano del film, la cui data di uscita nelle nostre sale è fissata all’1 marzo:

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