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6/10 su 139 voti. Titolo originale: Beast, uscita: 09-09-2017. Regista: Michael Pearce.

Recensione Sitges 51 | Beast di Michael Pearce

25/10/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Jessie Buckley e Johnny Flynn sono i protagonisti di una storia d'amore dark che fornisce un punto di vista inedito, oscuro e lirico sulla figura del serial killer

La psiche umana è un soggetto affascinante, è indubbio, ancor più se si tratta di una mente criminale. Innegabile è che siamo irrefrenabilmente attratti dai malvagi, forse per smania di capirli, forse per curiosità verso il diverso o solo per senso del macabro. Quando, dunque, un film esplora l’universo oscuro di un serial killer, il richiamo è irresistibile per gli amanti dell’horror – e non solo -, ma sovente quanto li aspetta sul grande schermo è scialbo e deludente. Fin troppo di frequente la sua immagine è eccessivamente caricata – addirittura un po’ posticcia – una sorta di maligna maschera come l’interpretazione che ne dava nella sua performance John Cusack in Il cacciatore di donne (The Frozen Ground) di Scott Walker. Difficile è invece rendere le complesse sfumature che connotano il Male, quando assume umani contorni, raro è coglierne l’essenza. Ci sono casi, eccelsi quanto sporadici, come lo stupefacente The House That Jack Built di Lars von Trier (la nostra recensione), in cui la natura di un assassino seriale è catturata dal suo stesso punto di vista in maniera così malata e perfetta da lasciare letteralmente scioccati. Tuttavia, non si tratta dell’unico modo di raccontare la macabra storia di un assassino; altrettanto coinvolgente e conturbante è il punto di vista di chi ama un simile mostro (o meglio colui che tale è creduto dai più), la prospettiva al centro di Beast, notevole debutto alla regia di un lungometraggio di Michael Pearce, di cui è anche lo sceneggiatore.

Il suo teso thriller psicologico, che ricorda alla lontana La rabbia giovane (Badlands) di Terrence Malick, ma con uno sviluppo assai differente, è incentrato sulla prospettiva di Moll (Jessie Buckley), ventisettenne decisamente disturbata che vive ancora con i genitori e che si sente oppressa da una madre soffocante, Hilary (Geraldine James), che la tratta come un’adolescente e da una sorella perfettina e vessatoria (Shannon Tarbet), che cerca costantemente di metterla in ombra. Il giorno del proprio compleanno la protagonista, all’ennesimo spiacevole episodio, decide di abbandonare la festa organizzata dai genitori e di andare da sola a ballare in un locale dove incontra un ragazzo con cui danza fino all’alba. I due vanno quindi in spiaggia e subito lui insiste per passare ad effusioni più intime, lei cerca di respingerlo senza riuscirci, quando uno sconosciuto armato di fucile arriva in suo soccorso e la salva. Si tratta di Pascal Renouf (Johnny Flynn), fascinoso e scarmigliato cacciatore che dichiara di aggirarsi all’alba sulla costa in cerca di conigli. Tra i due c’è subito una strana chimica, un’affinità elettiva. Per lui pare un vero e proprio colpo di fulmine: dopo averla riportata a casa il giorno del loro incontro, torna a trovarla più volte. Lei, però, è titubante.

L’influenza nefasta dei consanguinei, che sembrano più vessarla che sostenerla, si fa ancora una volta sentire. La madre è contraria, all’apparenza perché lo spasimante ha un mestiere troppo umile per la sua mentalità borghese la boicotta, la sorella arriva a farlo cacciare durante un pranzo da golf club dove si trovano, perché indossa dei jeans. Il contesto famigliare soffocante è tangibile nei dialoghi, nelle iterazioni trai i diversi attori, nell’ottima performance anzitutto di Jessie Buckley (Taboo), che perfettamente tratteggia l’animo di una giovane donna insicura e desiderosa di libertà, che però a tratti sembra celare una natura ben più tenebrosa. Ottima è anche Geraldine James (Alice in Wonderland) nei panni della madre impositiva e costantemente preoccupata per la figlia (che ha dei trascorsi violenti) e Shannon Tarbet (Una promessa), che risulta giustamente fastidiosa e petulante; ambedue sono una presenza decisamente soffocante, seppur in maniera diversa e costituiscono un contrappunto essenziale per delineare le dinamiche interiore e le motivazioni della protagonista.

E’ costruito così un contesto claustrofobico, acuito dall’ambientazione sull’isola di Jersey nel Canale della Manica. Naturale è quindi, quando se ne presenta l’occasione, che Moll cerchi di fuggire, sebbene con un uomo appena conosciuto, praticamente un estraneo; allo stesso modo è comprensibile il suo attaccamento per Pascal, spavaldo e sopra le righe, il cui cipiglio tenebroso è perfettamente portato in scena da Johnny Flynn (Lovesick). E’ una singolare forma di dipendenza che si trascina anche quando la situazione degenera e lui viene arrestato perché creduto colpevole di una serie di cruenti ispirati a fatti di cronaca realmente accaduti negli anni ’60 e legati a diverse ragazzine scomparse e poi trovate morte. Si combinano così la suspense, il dubbio che sia stato veramente lui a uccidere che tormenta la protagonista e che immediatamente è trasmesso allo spettatore. L’angoscia è palpabile e ancora una volta, con grande meticolosità, sono raffigurati gli stadi che attraversa lei, dalla convinzione di innocenza al sospetto, dalla disperazione alla negazione. Non è affatto scontata la soluzione del dilemma. Sarà davvero stato lui? Una risposta poco prima del finale ci è concessa, ma come gli eventi in ultimo si chiudono è del tutto inaspettato, sconvolgente.

Di seguito trovate il trailer originale:

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