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7/10 su 616 voti. Titolo originale: Fright Night, uscita: 02-08-1985. Budget: $9,000,000. Regista: Tom Holland.

Recensione story | Ammazzavampiri di Tom Holland

09/12/2019 recensione film di Sabrina Crivelli

Nel 1985 usciva nei cinema il film con Chris Sarandon, William Ragsdale e Amanda Bearse, dissacrante horror comedy che rileggeva il mito dei succhiasangue

ammazzavampiri film 1985 holland

Erano i meravigliosi anni ottanta, quando spietati cyborg dal futuro (incarnati da Arnold Schwarzenegger) venivano inviati da un’intelligenza artificiale, Skynet, per eliminare il capo della resistenza (Terminator di James Cameron, 1984), sempre Schwarzenegger si batteva con un cacciatore intergalattico (Predator di John McTiernan, 1987), Kurt Russel affrontava un capo mandarino dai poteri incredibili (Grosso guaio a Chinatown di John Carpenter, 1986), Jason Voorhees col suo machete si aggirava in cerca della prossima vittima (Venerdì 13 di Sean S. Cunningham, 1980) e Robert Englund indossava il suo guanto artigliato e andava a tormentare i sogni degli adolescenti in veste di Demone dei sogni (Nightmare – Dal profondo della notte di Wes Craven, 1984). Insomma, un’epoca decisamente d’oro per il cinema fanta-horror.

A quella decade – al 1985 per essere precisi – risale anche un’altra piccola perla: Ammazzavampiri (Fright Night), scritto e diretto da Tom Holland. La pellicola, come diverse altre del medesimo periodo, rielabora in modo smaliziato e divertito il cinema del terrore precedente, dando nuova linfa al sottogenere a cui appartiene. Con uno sguardo nostalgico al passato e un piglio irriverente, il regista americano celebre anche per il successivo La bambola assassina (1988) unisce paura, comicità e parecchio gore, rileggendo l’immaginario vampiresco in chiave attuale, con un tocco di teen drama in più.

Ammazzavampiri locandinaLa storia ha per protagonista Charley Brewster (William Ragsdale), un liceale che si trova sfortunatamente come nuovo vicino di casa nientemeno che un vampiro. Difatti, da quando nella villetta accanto alla sua si trasferisce il misterioso Jerry Dandrige (Chris Sarandon), iniziano a verificarsi nella piccola cittadina in cui abita inspiegabili casi di persone scomparse (nella fattispecie giovani avvenenti). Inizialmente si tratta solo di un sospetto, ma dopo averlo osservato più a lungo Charley è sicuro che sia Jerry la causa di tutto. Subito, il protagonista chiede aiuto alla polizia, alla madre, alla fidanzatina Amy (Amanda Bearse), infine al fastidioso compagno di classe Ed (Stephen Geoffreys), ma nessuno gli crede.

Disperato, si rivolge a una vecchia gloria del piccolo schermo, Peter Vincent (Roddy McDowall), che interpreta un ammazzavampiri in un programma televisivo, Ore di Orrore, convinto che questi possa aiutarlo. Intanto, Jerry si è accorto che il ragazzo lo sta spiando e medita un piano per eliminarlo, ma solo dopo aver giocato un po’ con lui al gatto col topo, aver rapito Amy, aver trasformato quelli che ama in non-morti, giusto per diversi. Non può che arrivare quindi la resa dei conti, in cui Charley e Peter (che si è persuaso alla fine ad aiutarlo) devono affrontare il nemico immortale e salvare coloro che tiene in ostaggi..

Il vampiro della porta accanto

Come si può desumere dalla trama, Ammazzavampiri unisce elementi classici del vampirismo a uno sguardo più contemporaneo, al passo con i tempi. Il protagonista è un tipico adolescente americano degli anni ’80. All’inizio del film, lo vediamo mente amoreggia con la coetanea nella sua stanzetta tappezzata di poster di automobili, mentre in TV danno Ore d’orrore (Fright Night appunto) con Peter Vincent a presentare. A differenza dei classici d’annata, non ci troviamo in sinistri castelli transilvani, né nel mezzo delle capagne britanniche. L’ambientazione è ormai lontanissima da quella dei padri della letteratura vampiresca, Dracula di Bram Stoker e Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu per dirne due -, e del grande schermo, come Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, 1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, Vampyr – Il vampiro (Vampyr – Der Traum des Allan Grey, 1932) di Carl Theodor Dreyer, o Nosferatu, il principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht, 1979) di Werner Herzog. Siamo invece in un quartiere come tanti in un’anonima cittadina degli Stati Uniti.

Ammazzavampiri Fright Night 1985Anche gli ‘ammazzavampiri’ sono stati aggiornati: oltre al comune studente c’è un Abraham Van Helsing del piccolo schermo. Peter non è un vero esperto di occulto, ma un attore, che peraltro ricorda il Sinister Seymour (incarnato dal mitico Larry Vincent) dell’omonimo Fright Night. Ormai sul viale del tramonto, basa il proprio repertorio anti succhiasangue su luoghi comuni visti e sperimentati nei film: paletti di legno, acqua santa, croci, luce del sole. Qualcosa funziona, qualcosa meno. In generale, Tom Holland riprende divertito tutti i cliché legati all’immaginario del sottogenere, ne sostiene alcuni, altri li smonta, per poi riconfermarli. Lo sviluppo della storia stessa è un continuo gioco tra realtà e finzione, e insieme uno scanzonato discorso che assume i contorni del metacinematografico con una autoconsapevolezza degna di Scream di Wes Craven (che guarda caso è pressoché coevo). Il regista guarda al passato, a un’intera tipologia filmica che ormai è superata, come superato è Peter, protagonista lui stesso di una cinematografia che non va più di moda, perché i giovani non la seguono più.

Soffermiamoci un attimo sul dialogo tra lui e Charlie. Quest’ultimo, disperato perché nessuno gli crede e terrorizzato dal nuovo vicino, si reca agli studi televisivi e contatta la star in declino. Questi, difatti, la sera prima durante il suo programma ha domandato agli spettatori: “E voi credete ai vampiri?”. Il ragazzo è incapace di separare la finzione (tele)scenica e convinto che l’attore, come chi interpreta, sia persuaso dell’esistenza delle creature paranormali, quindi chiede il suo aiuto. Peter, interrogato, afferma che indubbiamente esistono (deve rimanere nella parte per i fan), ma che ormai alle nuove generazioni non interessa più, perché “tutto ciò che vogliono sono pazzi dementi, che vanno in giro squartando verginelle“. Per questo è stato messo da parte. Quando però Charlie afferma che un vampiro abita nella porta accanto e ha appena ucciso una donna, quello lo guarda perplesso e replica un po’ scocciato: “se questa è la tua idea di uno scherzo, non è divertente”. Poi se ne va lasciandolo lì in mezzo al parcheggio. In verità, come possiamo constatare, l’ammazzavampiri televisivo non è poi così convinto dell’esistenza delle sue  nemesi succhiasangue, quindi dà di lungo all’adolescente e se ne va.

Ammazzavampiri Fright Night 1985 - 6Ciò nonostante, lo ritroviamo un paio di sequenze dopo. È a casa sua quando Amy ed Ed, preoccupati per Charlie, lo contattano anche loro. La ragazza lo prega di prendere parte a una messa in scena per convincere il suo fidanzato che il vicino non sia affatto un succhiasangue (il test dell’acqua santa e così via). L’attore inizialmente rifiuta, adducendo impegni improrogabile come protagonista in una produzione Hollywoodiana (millanta ovviamente). Quando però Amy gli dice che gli darà 500 dollari (in buoni del Tesoro), immediatamente cambia idea e prende parte al piano. Si renderà conto, però, che era Charlie ad aver ragione… Peter è quindi un personaggio al limite del comico, parodia di quegli indomiti cacciatori di vampiri. La sua presenza concorre a creare quel tono da horror comedy che non solamente vige in Ammazzavampiri, ma che ha reso memorabile Tom Holland anche altrove, in La bambola assassina anzitutto. Ne risulta un perfetto mix di sangue e risa, anche se il lato grottesco qui è meno calcato rispetto alla pellicola con protagonista Chucky.

Un racconto di formazione horror (comedy)

Ammazzavampiri è una riflessione ironica non solo sul cinema, ma anche sull’adolescenza, ossia l’età che con ogni probabilità avevano il pubblico target del film stesso. Charlie è un loro coetaneo, un normale studente coinvolto in eventi imprevedibili e improbabili, e qualcuno in cui gli spettatori potessero riconoscersi e condividere problematiche adolescenziali e aspirazioni… Prima di tutto il sesso, ovviamente. Impacciato, lo vediamo  in apertura che insiste con Amy per farlo, ma quando finalmente la ragazza pare concedersi, lui è distratto da due sconosciuti che trasportano una bara nel mezzo della notte nel viale davanti alla sua finestra. Imprigionato ancora in parte nella fase infantile, non riesce al momento buono a manifestare la propria virilità nell’atto sessuale, almeno quando si tratta di consumarlo.

Ammazzavampiri Fright Night 1985 - 4Jerry è il suo esatto opposto. La seduzione, tipica delle creature delle tenebre, è indubbiamente una delle sue principali armi, e una risorsa per attrarre vittime più o meno sprovvedute. Tant’è che di preferenza sono le donne le sue prede … belle donne (come da tradizione). Il dilagare di misteriosi muliericidi nella zona ne è la conferma. Immediata è quindi l’opposizione tra il ragazzino, ancora legato alla fanciullezza, e il vampiro, uomo sicuro di se che in qualche modo ne insidia la vita tranquilla. Alcuni degli aspetti cardine della sua esistenza sono perciò minacciati: il focolare prima sicuro e la madre (è lei stessa a invitare Jerry dandogli perciò libero accesso in casa), gli amici e la fidanzata. Il pericolo incombente potrebbe essere visto come metafora dei cambiamenti della pubertà, di cui il sesso (che peraltro apre Ammazzavampiri) è al contempo qualcosa che attrae e spaventa, una sorta di rito di passaggio verso l’età adulta.

Eppure, Charlie inizialmente non riesce a praticarlo con Amy, è impossibilitato da altro, o forse semplicemente non è ancora pronto. La sfida con Jerry, allora, può essere vista come la fase di un processo di affermazione della propria individualità, verso gli altri (con cui via via acquisisce una maggiore autorità), ma soprattutto verso l’altro sesso. Prova ne è che il vampiro, per sfidarlo e metterlo in difficoltà, non solo rapisce la sua donna e la porta nel suo covo, ma è lui stesso a deflorarla (affermano la sua superiorità)! In tal maniera la trasforma in una maliziosa donna vampiro, una femme fatale assai differente dalla ragazza acqua e sapone che abbiamo conosciuto nelle prime sequenze (e che richiama in chiave irriverente l’iconografia tipica legata alle spose di Dracula). Fatto strano, Amy ha le stesse sembianze di una donna un tempo amata da Jerry (come avviene poi con Lucy in Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola, 1992).

Tuttavia, tale aspetto non è per nulla approfondito, anzi l’amore pluricentenario viene presto superato dal vampiro che invece addirittura lascia al suo avversario un cavicchio, mettendolo alla prova curioso di vedere se ucciderà la propria fidanzata. In realtà ciò non succede, ma porta Charlie al confronto definitivo. Deve infatti eliminare il suo rivale (anche in amore) perché tutto torni alla normalità. Lo percepiamo alla chiusura del film, che riprende in maniera speculare il suo inizio: Charlie e Amy sono nella stanza di lui che amoreggiano. Dal televisore Peter afferma: “Stasera la minaccia non viene dall’oltretomba, ma dall’oltrespazio …”. Charlie vede un luccichio fuori dalla finestra provenire dalla casa davanti, ormai disabitata. In questo caso però non si lascia più distrarre e riprende i suoi romantici intrattenimenti. Finalmente l’equilibrio è ripristinato e il protagonista è cresciuto nel processo. Certo, poi c’è il sequel Ammazzavampiri 2 diretto da Tommy Lee Wallace, ma quella è un’altra storia…

Nosferatu all’epoca dello slasher

Ammazzavampiri Fright Night 1985 - 7La commistione tra elementi horror classici e caratteri inediti dei monster movie e degli slasher anni ’80 è come detto centrale in Ammazzavampiri. Propenso a un diverso smaliziato approccio al vampiresco, e al cinema del terrore in generale, è figlio di una nuova estetica del cruento, portata in auge da cult come La casa (Evil Dead, 1981) – e seguiti – di Sam Raimi, Scanners (1981) di David Cronenberg, o la già citata saga di Nightmare. Allo stesso tempo, anticipa la cinematografia successiva composta da film come Ragazzi perduti (The Lost Boys, 1987) di Joel Schumacher o Dal tramonto all’alba (From Dusk till Dawn, 1996) di Robert Rodriguez.

Gli ingredienti fondamentali sono difatti una buona dose di sangue ed effetti pratici, impiantati su una filmografia in precedenza assai meno avvezza a soffermarsi sul gore. L’immagine di Dracula da figura algida e mostruosa, ombra che incombe sopra il letto delle vergini nottetempo, diviene omicida che si nutre in maniera cruenta. Durante gli assalti notturni è inquadrato nel particolare il liquido vitale delle sue vittime scorrere tra i canini; Amy, ad esempio, viene morsa e ed è inquadrato un rivolo rosssastro che le gocciola copioso sulla schiena, mentre si concede lasciva al suo carnefice. Morte e sesso sono messi in scena in modo assai più sfacciato che in molti predecessori. Pensate solo a come era presentato Dracula all’interno dei mostri della Universal.

Jerry è quindi più vicino al killer di una saga slasher che non al vecchio conte con il lungo mantello in auge negli anni ’30. E lo stesso vale per lo stile con cui viene messo in scena il lato più smaccatamente horror. Gli effetti speciali, rigorosamente pratici, sconvolgono l’aspetto e i lineamenti dei personaggi. Non sono più i semplici canini e l’incarnato pallido a contraddistinguere il Nosferatu. Abbiamo davanti vere e proprie maschere mostruose. Amy non sembra nemmeno più lei, una volta mutata. Ed è irriconoscibile; passa addirittura a una forma licantropesca e torna umano solo quando viene trafitto a morte (o forse no…). La sua mutazione in qualche modo anticipa il body horror zoomorfo di La mosca (The Fly) di David Cronenberg.

Infine, una delle immagini conclusive di Ammazzavampiri è l’apoteosi dell’estetica splatter / sanguinolenta: Jerry, ormai sconfitto e messo all’angolo, è bloccato nel sotterrano senza vie di scampo. Ormai è l’alba, e si è rintanato nella sua bara, ma viene stanato da Peter, che gli pianta un paletto di legno nel costato. Poi Charlie, per sbaglio, rompe il vetro di una finestra (opportunamente oscurata) e scopre che i raggi solari bruciano la pelle del vampiro. La faccia di questo si muta in una maschera deforme e rossastra. Ride mostrando le lunghe zanne, ma per poco. Un’ultimo vetro infranto e un raggio solare lo catapultano contro una parete, mentre urla “Amy!” ed è avvolto da fiamme verdastre (digitali). In ultimo, sempre in preda allo strano incendio, il suo corpo si scioglie letteralmente come fosse fatto di cera. A poco vale la metamorfosi a pipistrello (che viene peraltro interrotta a metà). Di lui non rimane neppure lo scheletro.

Di  seguito il trailer di Ammazzavampiri:

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