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5/10 su 151 voti. Titolo originale: Leviathan, uscita: . Budget: $25,000,000. Regista: George P. Cosmatos.

Recensione story | Leviathan di George P. Cosmatos

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Ernie Hudson, Richard Crenna e Peter Weller sono tra i membri dell'equipaggio imprigionato negli abissi marini e balìa di un terribile mostro mutante nel bistrattato film del 1989

Fanta-horror di produzione italo-americana ingiustamente sottovalutato, Leviathan di George P. Cosmatos (Rambo II – La vendetta) è da molti stato tacciato nel 1989 di essere fin troppo derivativo, ma certo molti sono gli aspetti validi e in generale risulta, sebbene non esattamente originalissimo, un cult figlio dei propri tempi.

La storia è collocata in una base sottomarina, la Shack, costruita dalla Tri Oceanic per l’estrazione dell’argento dal fondo dell’Oceano, in cui lavorano il geologo Steven Beck (Peter Weller), il dottor Glen ‘Doc’ Thompson (Richard Crenna), Elizabeth ‘Willie’ Williams (Amanda Pays), Justin Jones (Ernie Hudson), Tony ‘DeJesus’ Rodero (Michael Carmine), Bridget Bowman (Lisa Eilbacher), G.P. Cobb (Hector Elizondo) e Buzz ‘Sixpack’ Parrish (Daniel Stern). Durante una missione di ricognizione, quest’ultimo s’imbatte in una nave russa, la Leviathan per l’appunto, e trova una cassaforte che riporta alla base. In essa vengono rinvenuti una serie di certificati di morte, una bottiglia di alcol e una fiaschetta d’argento piena di vodka, che Sixpack nasconde, beve e poi condivide con Bridget. Certo non è una scelta geniale quella di trangugiare un liquido dalla provenienza non esattamente accertata e accompagnato peraltro da una serie di documenti che confermavano il decesso di un intero equipaggio … E se ne vedono dopo poco infatti i funesti effetti, quando la pelle dello sventurato inizia a raggrinzirsi innaturalmente e gli compaiono grosse chiazze purpuree sul corpo. L’uomo fa appena a tempo a farsi visitare da Doc, lasciarlo sconvolto e in confusione riguardo alla natura del morbo osservato, per poi decedere pressoché sul suo lettino ambulatoriale. Presto viene scoperto però che non è una malattia, ma una terribile mutazione genetica, frutto di un esperimento condotto sull’imbarcazione, che fu affondata di proposito proprio per sigillarne il risultato, e con cui sono venuti in contatto i due che dalla fiaschetta hanno bevuto, trasformandosi in un mostruoso incrocio antropo-ittico-ematofago. Non solo, per essere sottoposti alla mutazione basta entrare semplicemente in contatto con le creature che iniziano a prendere il dominio della Shack e che sono praticamente impossibili da uccidere, dacché una volta tagliata un’appendice essa gode di vita propria! Il team si trova così a cercare di sopravvivere in un ambiente claustrofobico e senza via di fuga, che pian piano sta implodendo dall’interno, con dei predatori mutanti alle calcagna e ovviamente la società, nello specifico l’algida Ms. Martin (Meg Foster) per cui lavorano che li abbandona al loro destino.

Immediato sin dalla sinossi è il rimando di Leviathan ad Alien di Ridley Scott, di cui è una sorta di riproposizione ambientata negli abissi marini. Il debito è palese sotto plurimi punti di vista, a partire dall’estetica della stazione subacquea che in molto ricorda la ruvida Nostromo (quella era una nave cargo spaziale, questa è una base mineraria per l’estrazione subacquea, ma in fondo sono solo sfumature). Inoltre, sembra quasi di assistere al classico del 1979 in alcune inquadrature parziali della creatura nell’oscurità, realizzate ad uopo per accrescere l’inquietudine e il senso di indefinita minaccia (ce n’è perfino una in cui l’ombra del profilo del mostro marino pare proprio quella di uno Xenomorfo munito di qualche tentacolo). Infine ritroviamo una fredda multinazionale, legata alla distopia post-capitalistica in voga in più lavori di Scott (compreso Blade Runner) e del tutto disinteressata alla vita della truppa che ha inviato in territori ostili. Tra gli immediati possibili riferimenti c’è poi ovviamente La cosa (The Thing, 1982) di John Carpenter, di cui sono ripresi l’entità tentacolare e l’idea di un’ibridazione tra un organismo, qui marino, là extraterrestre, e l’uomo.

Tuttavia, Leviathan non è una mera replica senz’anima e priva d’interesse, ma una singolare commistione di molte precedenti e coeve suggestioni, che finiscono per creare qualcosa di unico, visivamente accattivante e avvincente. Così la sceneggiatura di David Webb Peoples e Jeb Stuart riesce a rimaneggiare una serie di spunti tematici prelevati dai suddetti grandi successi e a reinserirli in maniera lievemente diversa, dando vita ad una singolare variazione su tema inseribile però in un diverso filone: quello di gran moda sul finire degli anni ’80 ambientato in fondo al mare. A riprova, nel 1989 uscirono nelle sale anche The Abyss (1989) di James Cameron e Creatura degli abissi (Deep Star Six, 1989) di Sean S. Cunningham, con cui le affinità sono davvero parecchie (una stazione subacquea per ricerche ad alte profondità e una creatura per nulla amichevole che semina il terrore in una struttura senza vie di fuga e sull’orlo dell’autodistruzione). Quasi una terza angolazione da cui poter prospettare, dunque, i pericoli o i misteri celati negli abissi, George P. Cosmatos si avvale di alcune geniali trovate visive e narrative del passato per accrescere e trasmettere allo spettatore il senso di angoscia e di oppressione che vige nella fuga disperata attraverso cunicoli bui dell’equipaggio in trappola. Apprezzabilissime sono altresì le mille forme assunte dal mostro, dai cadaveri fusi tra loro, alla gamba strisciante in cui spunta una piccola bocca dentata, fino allo strano ed enorme pesce che emerge sul finale, quando alcuni dei superstiti riescono finalmente ad affiorare in superficie. Non solo, se non vi bastasse come stimolo l’ottimo livello degli effetti pratici impiegati – coadiuvati dalla giusta dose di gore – un creature design assai fantasioso (opera del regista stesso e del geniale Stan Winston, che consultarono numerosi volumi di anatomia e saggi sulla fauna marina) e un crescendo dall’alto ritmo, ragguardevole è anche la scelta nel cast di alcuni volti iconici provenienti da altri cult degli anni ottanta, primi tra tutti Ernie Hudson (Ghostbusters – Acchiappafantasmi, 1984), Richard Crenna (presente nei primi tre i capitoli di Rambo) e Peter Weller (RoboCop, 1987).

Leviathan rientra quindi indubbiamente tra i titoli imperdibili per gli appassionati di fantascienza (e non solo), come d’altra parte è meritevole ogni altra pellicola della filmografia di George P. Cosmatos, di cui ricordiamo anche Tombstone (1993 ) e Cobra (1986).

Di seguito trovate il trailer in inglese:

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