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5/10 su 228 voti. Titolo originale: Puppet Master , uscita: 12-10-1989. Regista: David Schmoeller.

Recensione story | Puppet Master – Il burattinaio di David Schmoeller

21/04/2020 recensione film di Francesco Chello

Riscopriamo il primo capitolo del longevo e prolifico franchise a base di simpatici pupazzi assassini, prodotto da Charles Band e la sua Full Moon nel 1989

La settimana scorsa vi avevamo parlato (doverosamente male) di Corona Zombies, l’ultima imbarazzante fatica firmata da Charles Band con la sua Full Moon (la recensione). Ci sembrava giusto rimetterci ‘in pari’ in qualche modo, attraverso uno dei titoli più famosi e rappresentativi della casa di produzione della famiglia Band. Parliamo naturalmente di Puppet Master – Il burattinaio, del 1989. Un filmetto simpatico anche se imperfetto, che ha saputo dare vita a una saga tra le più prolifiche e longeve della storia del cinema horror. Ad oggi, infatti, i capitoli del franchise sono ben 14, tra sequel, prequel, crossover (con Demonic Toys), reboot e spin-off. Blade: The Iron Cross è attualmente in post produzione e segnalato in uscita nel 2020, mentre un quindicesimo episodio (Puppet Master: Aryans Ahoy!) è già stato annunciato con release ancora da stabilire.

Puppet Master - Il burattinaiofilm 1989 posterAlbert e Charles Band, padre e figlio, vantano un lungo curriculum di cinema di genere tra regia, sceneggiatura e soprattutto produzione, attraverso la Empire Pictures e, appunto, la Full Moon, che ne raccoglie il testimone. Una carriera fatta di esperienza, mestiere, furbizia e passione; la predilezione è l’horror, con una particolare e gustosa predisposizione per creaturine e mostriciattoli assassini, come dimostrano titoli tipo Ghoulies (il dossier sulla saga), Troll, Dolls o Demonic Toys.

Un filone, quest’ultimo, in cui va a collocarsi il nostro Puppet Master – Il burattinaio, che racconta la storia di pupazzetti killer dotati di vita propria dal loro creatore, Andre Toulon, una sorta di Geppetto dell’orrore, burattinaio e alchimista conoscitore di antichi riti egizi, morto suicida nel 1939 per sfuggire alla cattura di spie naziste – come mostrato nel riuscito prologo, prima di spostarci ai giorni nostri.

Charles Band prende ispirazione da una sua produzione precedente – il bel Dolls di Stuart Gordon del 1987 – e butta giù un soggetto insieme a Kenneth J. Hall e J.S. Cardone (unico non accreditato), una storia che diventa sceneggiatura tra le mani di David Schmoeller, che Band aveva scelto come regista per il progetto. I due avevano lavorato insieme dieci anni prima, in occasione di Tourist Trap (che da noi arriva curiosamente come Horror Puppet) del 1979, in cui Schmoeller anticipa in qualche modo il tema portando in scena inquietanti manichini assassini avvolti da un’atmosfera tetra e malata agevolata dalle musiche di Pino Donaggio – che vengono in parte rielaborate dal sintetizzatore di Richard Band per la soundtrack di Puppet Master – Il burattinaio. Anche due italiani nella crew, Sergio Salvati alla fotografia e Anna Rita Raineri alle scenografie. È l’inizio del franchise più importante della Full Moon. Charles Band, che dirigerà quattro capitoli della saga, dichiarerà di aver scelto il titolo pensando a quello di The Dungeonmaster (in Italia, Il Demone delle Galassie Infernali), ritenendo avesse il giusto appeal.

Il paradosso è che Puppet Master – Il burattinaio non fa tesoro del primo Ghoulies, anzi commette (anche se non nella stessa misura) un errore simile: non incentrare la pellicola sui fighissimi pupazzetti. Basti pensare che, cumulando tutti i momenti in cui compaiono, si arriva a solamente circa cinque minuti complessivi di screentime! Rispetto a Ghoulies, però, la loro presenza è più incisiva, i puppets rappresentano la mano che porta la morte nell’albergo di Bodega Bay – il cui edificio visto dall’esterno è, in realtà, una miniatura. Non si vedono tantissimo ma si percepiscono, quei cinque minuti di girato sono ben disseminati nel corso del film, abbinati a riprese in soggettiva e altri escamotage di sorta. E quando entrano in scena lasciano il segno, si fanno notare eccome, catturando l’attenzione dello spettatore.

Irene Miracle, Kathryn O'Reilly, Matt Roe e Jimmie F. Skaggs in Puppet Master (1989)Al centro della storia c’è una blanda reunion di sensitivi (Irene Miracle, Kathryn O’Reilly e Matt Roe) che si ritrovano in occasione della morte di uno di loro (Jimmie F. Skaggs), una morte sospetta che porterà ad un finale movimentato. Il cast non brilla, adempiendo il proprio compito con buona volontà. Il bodycount segna sei vittime, tra colpi di attizzatoio, volti trapanati, viscide sanguisughe e dita mozzate con tanto di sangue verde per raggirare la censura.

È un peccato, quindi, che i burattini non abbiano maggiore visibilità perché, ripeto, sono ganzissimi e, inevitabilmente, finiscono per essere la cosa migliore di Puppet Master – Il burattinaio, un aspetto che, evidentemente, hanno colto praticamente tutti considerando che dal capitolo successivo ci si costruirà sopra una saga trentennale. Pupazzetti che denotano buona realizzazione e messinscena, hanno un look sfizioso, a cominciare da Blade, dalle fattezze che prendono ispirazione dal volto di Klaus Kinski (uno degli attori preferiti di David Schmoeller), che non a caso diventerà una sorta di leader del gruppo arrivando addirittura ad ottenere uno spin-off tutto suo (quel Blade: The Iron Cross citato in apertura); unico personaggio a non cambiare outfit nel corso dei vari capitoli, viene portato in scena grazie all’ausilio di ben cinque puppeteers.

Blade si divide la scena (e gli omicidi) con Pinhead, dalla testa minuscola e il corpo massiccio (e forza bruta), Tunneler e la sua testa a forma di trapano e Leech Woman, che prima seduce e poi vomita sanguisughe sulla vittima; completano la squadra il girevole Jester e l’orientaleggiante Kahn. Nel corso della saga, i personaggi si arricchiranno di caratterizzazioni e background: in Blade rivive il Dottor Hess, uno scienziato tedesco, mentre nella sua vita precedente Pinhead era il camionista Strauss; Tunneler, invece, offre rifugio all’anima di un soldato costretto dai tedeschi ai lavori forzati in miniera, e Leech Woman ospita nientemeno che Elsa, la moglie di Toulon.

Puppet Master - Il burattinaiofilm 1989 pinheadLa sensazione è che Puppet Master – Il burattinaio non sfrutti completamente il suo potenziale. Di carne sul fuoco ce n’è abbastanza, dalle bambole assassine ai riti egizi, dai sensitivi ai cadaveri che tornano in vita, un mix scoppiettante che non viene trasposto nella giusta misura. Ma non la definirei un’occasione mancata, è un film che probabilmente non ha nemmeno la piena consapevolezza delle proprie potenzialità, che riesce comunque a capitalizzare e grazie alle quali si rivela una visione a suo modo gradevole. Una ricetta che verrà perfezionata nel capitolo successivo, perché se hai a disposizione dei bambole assassine devi essere bravo a valorizzarle. Ed è quello che succederà proprio con Puppet Master II (1990), che rivede la formula e trova maggiore equilibrio, rimpolpa lo spazio destinato ai pupazzetti (aggiungendo anche nuovi personaggi) e resuscita Toulon, per un risultato complessivo ancora più gustoso e divertente.

Puppet Master – Il burattinaio avrebbe dovuto godere di una’uscita cinematografica nell’estate del 1989, fu poi spostato a ottobre dirottato direttamente in home video su scelta mirata di Charles Band, convinto di poter ottenere un superiore riscontro economico dal circuito DTV. I risultati sono dalla sua parte, è così che solamente un anno dopo arriva il primo di tanti sequel, per il quale viene scelto David Allen, responsabile di effetti e stop-motion del primo capitolo, che viene promosso in cabina di regia. Puppet Master – Il burattinaio è uno dei tanti titoli che potete trovare nella library della piattaforma streaming della Full Moon, uno studio di produzione di cui è ormai simbolo grazie ad una legacy che dura da oltre trent’anni. In Italia è disponibile in dvd targato Dynit/Minerva, uscito in passato anche in un cofanetto comprendente i primi tre capitoli della saga, ad oggi gli unici distribuiti in home video digitale sul nostro mercato.

Di seguito il trailer internazionale di Puppet Master – Il burattinaio: