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4/10 su 9 voti. Titolo originale: Maus, uscita: . Budget: $2,395,510. Regista: Gerardo Herrero Pereda.

Recensione | The Maus di Yayo Herrero

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Il regista spagnolo debutta con un horror straniante e visionario, dove la realtà e l'allucinazione si fondono e sono radicate nell'oscura storia degli scontri fratricidi nella ex Jugoslavia

Passato e presente si fondono nel fosco The Maus, esordio alla regia di un lungometraggio dello spagnolo Yayo Herrero, che concretizza l’incubo della guerra civile nella ex Iugoslavia nel presente, tra incubo, ricordo e realtà.

Il film, presentato allo scorso festival di Sitges, è incentrato su una coppia di innamorati, la croata Selma (Alma Terzic) e il tedesco Alex (August Wittgenstein). I due stanno attraversando la Bosnia e la Erzegovina, quando la loro macchina si rompe e sono costretti a procedere a piedi per i boschi in cerca d’aiuto. Tuttavia quei luoghi incontaminati celano molteplici pericoli, e la donna sembra presagirlo. Dal nulla compaiono infatti due minacciosi individui, che iniziano a seguire i protagonisti e all’improvviso si mettono a urlare qualcosa in bosniaco. La zona infatti cela terrificanti pericoli, residui degli scontri fratricidi che ancora oggi minacciano i protagonisti. Non solo, all’apparenza benintenzionati, i due sconosciuti che sembrano voler prestare aiuto, potrebbero invece celare disegni ben più sinistri.

Denso di palpabile tensione, The Maus riesce a costruire un crescendo di angoscia e al contempo a mantenere lo spettatore sospeso nel dubbio che quanto Selma paventa non sia reale, ma solo il frutto di una sua paranoia. Molte sono allora le sequenze scioccanti di estrema violenza, uno stupro, una fucilazione, immagini vivide davanti agli occhi sconvolti e terrorizzati della donna, che poi si rivelano un’allucinazione ad occhi aperti o un incubo. Così, un dettaglio osservato nel mondo circostante apre un mondo infernale, nutrito di ricordi scioccanti e di fobie, di una atra immaginazione radicata negli orrori bellici che invade il tangibile. Le tenebre pervadono la foresta, in cui è stata liberata una misteriosa creatura dalle preghiere della donna, che in apertura del film invoca protezione tramite un amuleto spaventata da una minaccia che presagisce tra alberi dai contorni oscuri.

L’orrore di The Maus allora è insieme sovrannaturale, surreale e concreto. Da una parte infatti un’entità mostruosa senza volto si materializza, agghiacciante spirito guardiano di Selma con letali intenti. Dall’altra c’è una continua confusione tra ciò che realmente accade e ciò che lei stessa immagina; rimane in dubbio se sia solo la proiezione di spaventose memorie o paranoie, come crede Alex sminuendo il pericolo, oppure la premonizione di un’imminente tragedia. Infine, c’è l’inquietante realtà, due uomini torvi che nelle opere sembrano essere solidali, ma nella mimica e nei gesti suggeriscono tutt’altra natura. Così viene costruita nel minutaggio una narrazione straniante, impossibile è capire quale in fondo sia la verità, che emerge con forza solo nell’ultimo quarto. Si principia da motivi riconoscibili, da una convenzionale impalcatura che richiama Un tranquillo weekend di paura (Deliverance, 1972) John Boorman, su cui però s’innesta una componente onirica e mentale. Non solo, a rendere più complesso e pregevole l’insieme c’è l’elemento fortemente caratterizzante e unico delle reminiscenze dei massacri. L’horror è inscindibile dalla storia dei luoghi in cui è girato, degli evocativi e oscuri cunicoli in cui i personaggi si inseguono, ma anche in cui decadi prima avvennero delle inumane carneficine. Il dubbio, il sospetto, allo stesso modo discendono dai trascorsi di un popolo, o meglio molti popoli, divisi da un odio indicibile che ancora nel presente si percepisce. Alex non può comprendere ciò che allora prova Selma; impossibile è per uno straniero calarsi in tali atri meandri del tempo.

Tale sensazione di indicibile angoscia che rasente il puro terrore è resa ottimamente nei fotogrammi i The Maus, che cristallizzano momenti agghiaccianti, come un uomo che spara immerso nell’oscurità, o un gruppo di innocenti massacrati e gettati nelle fosse comuni. Ancor più, ne intensificano l’impatto gli attori principali, tutti capaci di rendere con maestria il proprio difficile ruolo. Perfetta è Alma Terzic, la cui ostinata diffidenza contro agli estranei è tanto caricata da sembrare frutto di un eccesso di follia, che la protagonista rende benissimo negli occhi sgranati, nelle espressioni stralunate, in uno strabiliante alternarsi dello spettro delle umane emozioni. Eppure sarà davvero pazza? Ottimo contrappunto è anche August Wittgenstein, pacato e diffidente, incarnazione della stolida e arrogante incapacità dello straniero di comprendere e di credere. In ultimo, egregia è la performance di Aleksandar Seksan e Sanin Milavic, che riescono ad apparire sufficientemente minacciosi, non palesando però dirette aggressione per quasi tutto lo svolgimento (anche qui non si sa mai se le violenze perpetrate siano immaginarie o concrete), lasciando così chi guarda incerto sulla loro reale natura e sulle loro intenzioni.

Perfettamente bilanciato nello svolgimento, fusione di molteplici variegate suggestioni e decisamente ansiogeno, Yayo Herrero ci regala un horror inedito e coinvolgente, che non si limita alla sola sensazione, ma che indaga sui più profondi turbamenti che hanno le proprie fondamenta nella nera storia di una nazione profondamente divisa.

Di seguito trovate il trailer originale di The Maus:

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