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5/10 su 252 voti. Titolo originale: Wildling , uscita: 13-04-2018. Regista: Fritz Böhm.

Recensione | Wildling di Fritz Böhm

23/05/2018 recensione film di William Maga

Il regista - e sceneggiatore - esordisce al lungometraggio con un horror che rilegge in modo intelligente il genere, sostenuto dalla grande prova di Bel Powley

A prima vista, Wildling non sembra niente di speciale. Confinata in una camera sporca e con le sbarre alle finestre, Anna (Bel Powley) non ha mai visto il mondo all’esterno. Suo padre (Brad Dourif) le porta ogni giorno dei piatti vegetariani, ma le dice che non può uscire dalla porta principale, perché è troppo piccola e i “selvaggi” (i wildlings) la potrebbero prendere. L’uomo descrive queste creature mitiche – in quel modo maledettamente teatrale che solo Dourif può rendere così perfettamente – come mostri pelosi con denti lunghi e artigli affilati come rasoi. La bambina tenuta in cattività non può fare altro che credergli; la curiosità tuttavia è troppo forte, portando Anna ad afferrare la maniglia della porta e a ricevere una forte scossa di corrente elettrica al braccio. La stanza della ragazza diventa così una vera prigione, corredata di iniezioni quotidiane nell’addome. Non ci sono i “selvaggi”. C’è solo maniaco violento, non diverso da quello che teneva Brie Larson e suo figlio in gabbia in Room.

Poi però papà si fa saltare le cervella e gli sbirri entrano in gioco, portando lo sceriffo Ellen Cooper (Liv Tyler) ad adottare temporaneamente Anna mentre si attende l’esito del test del DNA per confermare se quello psicopatico sia il vero genitore. Ciò significa tornare a casa e incontrare il timido e affascinante fratello minore di Ellen, Ray (Collin Kelly-Sordelet), oltre a un branco di adolescenti locali. Ciò significa imparare a mangiare hot dog e patatine fritte. Ciò significa ragazzi e curiosità per i loro corpi. Ciò significa dover imparare a dormire in una camera da letto le cui finestre non hanno acciaio rinforzato nei loro telai. Ciò significa perdere i denti mentre Anna comincia lentamente a mutare, sperimentando i primi segni di femminilità mentre si trasforma in qualcosa … d’altro. Qualcosa di irsuto. Qualcosa di selvaggio …

E’ proprio qui che il primo lungometraggio del regista Fritz Böhm diventa interessante, poiché inizia a bombardare Anna con tutte queste nuove sensazioni e suoni, per non parlare delle sensazioni che si fanno largo in diverse zone del suo corpo. Wildling è senza dubbio un film horror, funzionando essenzialmente come una sorta di reboot al femminile di Teen Wolf (con strascichi di Ginger Snaps e Raw – Una cruda verità) che tenta di formulare una metafora soprannaturale per quell’uragano travolgente che è l’adolescenza. Il film cerca una via di mezzo tra la tenerezza e il puro terrore che risulta però difficile da mantenere, le emozioni contrastanti sono altrettanto confuse per lo spettatore così come lo sono per la giovane protagonista. Ma questo è anche ciò che rende Wildling così efficace: mette essenzialmente lo spettatore nei panni di un’adolescente che non solo sta facendo i conti contemporaneamente con le regole di una vita sociale basilare e con l’eccitamento sessuale che stimola la libido, ma che sta anche potenzialmente trasformandosi nella stessa cosa che potrebbe entrare la notte dalla finestra per mangiarla da cui suo padre l’ha messa in guardia per anni.

Bel Powley (Diario di una teenager) è assolutamente credibile nei panni di Anna, i suoi grandi occhi blu diventano minacciosi quanto inquisitori in questo strano nuovo mondo. La 26enne (che sembra molto più giovane qui) dona alla ragazza tenuta segregata così a lungo tutta una serie di caratteristiche che sono unicamente sue, e anche se il comportamento di Anna può apparire bizzarro, lei è ancora stranamente affabile e aperta verso l’esterno. Tuttavia, quando il lato animalesco inizia a prendere il sopravvento, la Powley riesce a trasmettere acutamente il terrore che Anna percepisce nel suo stomaco, anche mentre rabbrividiamo dei modi sempre più violenti con cui queste sensazioni primitive si manifestano. Tutti questi elementi si uniscono per creare un personaggio multi-dimensionale e sempre accattivante da seguire nella sua evoluzione, anche se prevedibile. L’attrice britannica fornisce una prestazione maiuscola, caricandosi il lungometraggio di Fritz Böhm sulle sue spalle strette, mai intimidita dall’idea di dover gestire sostanzialmente da sola ogni singola scena.

Se Wildling inciampa, è quando il film si trasforma in un creature movie a tutti gli effetti, coi suoi personaggi centrali che si perdono nella natura selvaggia. Non è che il terzo atto sia girato male – anzi, le immagini curate dal direttore della fotografia Toby Oliver (Scappa – Get Out, Auguri per la tua morte) dipingono perfettamente la foresta di conifere nei toni del nero, pure troppo, più spaventoso -, soltanto i momenti più intimi di Anna visti fin lì risultano molto più avvincenti della serie di inseguimenti e agguati nel fango. Eppure, si tratta tutto sommato di un piccolo prezzo da pagare per un’opera prima di genere che mette in mostra un talento indubbio dietro all’obiettivo. È allora che ci si rende conto che la prima impressione relativa ai primi venti minuti era in realtà tutto uno stratagemma, così che Böhm – che ha anche scritto la sceneggiatura insieme a Florian Eder – potesse toglierci all’improvviso il tappeto da sotto i piedi in uno dei modi più soddisfacenti possibili. Qui siamo davanti alla storia di una donna ferina che renderebbe fiero persino Jack Ketchum (anche se probabilmente lo scrittore recentemente scomparso avrebbe potuto lamentare la mancanza di una maggiore perversione nel plot …). E non è certo poco.

Di seguito il trailer originale di Wildling :