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6/10 su 1380 voti. Titolo originale: Red Notice , uscita: 04-11-2021. Budget: $200,000,000. Regista: Rawson Marshall Thurber.

Red Notice: la recensione del film di Rawson Marshall Thurber (su Netflix)

13/11/2021 recensione film di Francesco Chello

Dwayne Johnson, Ryan Reynolds e Gal Gadot sono i protagonisti di un'opera che unisce rapina, commedia e azione senza brillare particolarmente in nessuno di questi elementi, tra umorismo fiacco, furti fumettosi, azione artefatta e citazioni cinematografiche infilate a caso

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Dallo scorso 12 novembre, la library di Netflix può contare sulla presenza di Red Notice, l’ultima fatica di Rawson Marshall Thurber, film che aveva goduto di una settimana di limited release in alcune sale sparse per il mondo a partire dal 4 questo  mese. Per il colosso dello streaming è una di quelle occasioni speciali, il ‘vestito buono’ con cui andare in giro a fare il figo. Non fosse altro per quell’inezia di quasi 200 milioni di dollari di budget che ne fanno la produzione più grossa finita in esclusiva nel catalogo di Netflix che, in realtà subentra in corsa, dopo che Seven Bucks, Flynn Pictures e Bad Version avevano trattato senza successo con Warner Bros., Sony, Paramount e, soprattutto, Universal, la quale sembrava ormai vicina a spuntarla.

Duecento milioni, dicevamo. Ma, a dirla tutta, non è proprio oro tutto quel che luccica. Perché Red Notice è un prodotto che riesce paradossalmente ad abbinare ambizione e pigrizia. Laddove, però, l’ambizione è prevalentemente di tipo commerciale (e non qualitativa) e finisce per nutrire in maniera quasi contradditoria quella pigrizia tipica di chi pensa di potersi reggere quasi esclusivamente su determinati fattori.

red notice film netflix 2021 posterE mi riferisco, nello specifico, alla scelta di affidare il ruolo dei tre protagonisti a tre nomi sulla cresta dell’onda, volti del momento altamente riconoscibili e di forte presa sul pubblico generalista, da qui il discorso delle aspirazioni di tipo prettamente economico, anche considerando che i tre strappano l’impressionante cachet di 20 milioni di dollari a testa. Il problema principale risiede nel piccolo dettaglio di dimenticarsi di costruirci attorno un progetto che valorizzi la spesa, piuttosto che mortificarla.

Il trio di cui sopra è composto dalla sensuale Gal Gadot, in piena rampa di lancio grazie al successo di Wonder Woman. Ryan Reynolds, che dopo Deadpool ha definitivamente sdoganato il suo action-simpa onnipresente – alla sua seconda produzione ad alto budget su Netflix dopo 6 Underground (la recensione). E Dwayne ‘The Rock’ Johnson, per diversi anni l’attore al mondo con i maggiori guadagni, futuro Presidente degli Stati Uniti, step di passaggio per chi segretamente mira al dominio del mondo.

Ryan Reynolds è uno di quelli che arrivati al successo tende inevitabilmente a dividere, tanti estimatori ma anche altrettanti detrattori che non reggono la tipologia dei suoi personaggi (che spesso hanno dei tratti in comune tra loro). Io lo trovo simpatico e genuino, non mi ritengo necessariamente un suo fan, ma con diversi suoi film mi sono divertito e non ho particolari problemi col suo stile recitativo.

Due parole sul canadese che mi servivano da gancio (o da scusa, fate voi) per dire qualcosa sul collega di origine samoana. Perché oltre a scriverci, sul Cineocchio mi sfogo, chiamatelo pure un abuso della mia posizione, ma tant’è. Io sarei un sostenitore del Dwayne Johnson potenziale ‘man of action’ dai tempi de Il Re Scorpione, Il Tesoro dell’Amazzonia o A Testa Alta, se non fosse per – e qui arrivo al punto del mio disappunto – l’ultima fase della sua carriera che di sicuro gli sta portando successo e quattrini, ma tradisce lo spirito di un certo tipo di cinema caro a quelli coi miei gusti attraverso alcune scelte sbagliate e/o discutibili.

Come ad esempio tradire la Famiglia e piegare al proprio ego un franchise come quello di Fast & Furious, lasciando la saga principale (che gli era stata utile in un momento particolare della sua carriera) per uno spin-off dal tono eccessivamente leggero in cui lasciarsi andare, come spesso gli succede, a siparietti continui ed umorismo autoreferenziale per il classico personaggio che deve piacere a tutti. Sto divagando. Ma non troppo, visto che neanche Red Notice sfugge a questa regola. E dire che un motivo per diffidare già c’era, visto che si tratta del terzo film di Dwayne Johnson sotto la direzione di Rawson Marshall Thurber e che l’ultima volta era stata quella schifezza di Skyscraper (la recensione).

red notice gal gadot film netflix 2021Red Notice è una heist comedy con punte d’azione che riesce nel difficile compito di non fare bene nessuno dei generi nominati. Il (de)merito è sempre di Rawson Marshall Thurber, che oltre a produrre si diletta a firmare una sceneggiatura che si crede colpevolmente cool ma si affida ad una scrittura moscissima, che non entra mai realmente nel vivo, sperando che i protagonisti facciano il resto. La commedia, ad esempio, non è certo brillantissima. In più di un’occasione ho sorriso, qualche gag riesce, non vedo perché dovrei negarlo. Ma nel complesso non è esattamente quella che definirei come la mia idea di spasso.

La ‘quota caper‘ non si discosta di molto da questo discorso e dire che dovrebbe essere il fulcro della storia, i colpi non risultano avvincenti o particolarmente elaborati. Se due indizi fanno una prova, non sfugge alla regola nemmeno il comparto action, appena una manciata di macroscene (mi vengono in mente l’evasione e l’inseguimento in Argentina) che non propongono chissà quale sequela di momenti spettacolari, quanto piuttosto enfatizzano la sensazione di finto (e computerizzato) che si rivela uno dei difetti principali del film.

La storia di Red Notice, ad esempio, si propone come un’avventura itinerante. Roma, Egitto, Russia, Valencia (col bonus di una corrida incentrata su un toro in CGI), Bali, Argentina, Sardegna. Eppure, l’impressione (poi confermata da alcune note di produzione) è che si tratti quasi sempre di riprese in studio o comunque altri luoghi (e quasi sempre in Georgia) con poche eccezioni, tra cui la sortita italiana – di cui ho dovuto leggere conferma per capire se fossero davvero a Roma, mi avessero spacciato Firenze per Siena allora ci avrei pure creduto, ma così ho avuto il dubbio che fossero effettivamente sul posto.

red notice film 2021 netflixUn clima eccessivamente artefatto, fumettoso, in cui i nostri eroi non rischiano mai la pelle anche quando si suppone debbano farlo, non si sporcano, non si fanno un graffio. Sempre col sorriso sulle labbra. Gente che nei momenti topici compare puntualmente dal nulla, piani e strategie che filano sempre lisci. Veicoli nazisti che dopo oltre 70 anni partono al primo colpo, quando al termine del lockdown la mia macchina quasi non si metteva in moto. Capisco il tono leggero, ma in questi casi la formula vincente sarebbe quella di prendere seriamente tutti i generi coinvolti e non solo l’atteggiamento cazzone che invece diventa un dogma.

Prendiamo anche la sua struttura da buddy movie. Sì, all’inizio ho parlato di trio ed è quello che vedrete anche sulle locandine. Ma, di fatto, Red Notice è incentrato su un buddy con l’aggiunta del terzo incomodo femminile, che non a caso è una sorta di antagonista per quasi tutto il tempo. Dwayne Johnson e Ryan Reynolds avranno anche sintonia, i due si erano sfiorati in Hobbs & Shaw e Free Guy, ma non fanno mai davvero scintille come ti aspetteresti da una coppia assortita in questo modo. Anche perché ognuno sembra invadere lo spazio altrui.

Mi spiego meglio, il più delle volte nel buddy funziona il contrasto, spesso si metteva il tipo tosto insieme alla spalla comica e via discorrendo. In questo caso, il tipo tosto è Dwayne Johnson che comunque ha le sue velleità comiche così come Ryan Reynolds sa partecipare all’azione pur ricoprendo il ruolo più buffonesco tra i due. Si innesca, quindi, una sorta di strano loop che in certi frangenti annulla l’effetto che dovrebbe invece scaturire dalla contrapposizione. Oltre che, ripeto, essere penalizzati da una scrittura che non si può definire frizzante.

red notice film 2021 gal gadotMa l’aspetto che ho retto meno di Red Notice è il citazionismo sfrenato infilato praticamente ‘ad cazzum’. E dire che a me piacciono i giochini con riferimenti e citazioni, persino quando si calca la mano. Se non fosse che quelli di Rawson Marshall Thurber (che compare in un cameo) non si possono chiamare omaggi o citazioni, ma una lunga serie di menzioni infilate rigorosamente nei dialoghi dei protagonisti (e quindi mai proposti come elementi della narrazione) per il semplice gusto di far vedere il proprio repertorio cinefilo.

Avremo battute su Eyes Wide Shut, Jurassic Park, Le Ali della Libertà, Il Signore degli Anelli, I Predatori dell’Arca Perduta (con Reynolds che intona pure il motivetto), I Dimenticati, Pulp Fiction. E ancora il MacGuffin o uno sfottò nei confronti di Vin Diesel che viene affidato ancora a Ryan Reynolds, ma sono portato a pensare sia opera di Dwayne Johnson. Ho notato, inoltre, anche un eccessivo ricorrere alla cultura moderna attraverso marchi e loghi, quasi come se il film dovesse essere tramandato ai posteri, dall’Iphone ad Alexa, passando per la Porsche, il Deepfake, Etsy, Instagram, Alitalia (R.I.P.) e la Coca-Cola (unica che ne esce maluccio col suo potere corrosivo).

Il tris di protagonisti fa il suo, non imputerei a loro la mancata riuscita del film, per quanto non facciano i buchi a terra che dovrebbero fare per meritarsi quel cachet. Ryan Reynolds mi è sembrato quello più in palla, con i tempi comici giusti, mentre mi aspettavo più azione fisica da Dwayne Johnson che appare pure moderato, meno disinvolto del solito; Gal Gadot invece si mostra evidentemente divertita in un ruolo in cui può abbinare ironia da cazzeggio alla consueta sensualità.

Meno bene alcuni personaggi secondari eccessivamente caricaturali, come il trafficante d’armi Sotto Voce (chiamato proprio così, in italiano, anche in originale) che recita con la voce di quel tizio che in una famosa barzelletta aveva una palla in più. Piccola partecipazione che mi ha fatto piacere quella di un Daniel Bernardt sempre in forma che si toglie lo sfizio di rifilare un calcio in faccia a The Rock, un po’ buttato lì il cameo di Ed Sheeran che autocita pure Il Trono di Spade.

red notice film netflix 2021Con questo dispiegamento di mezzi, era lecito aspettarsi qualcosa di più vivace. Sia in termini di scrittura, che si limita a un minimo sindacale di situazioni analoghe nella speranza che l’ispirazione degli interpreti apporti sostanza che invece manca a prescindere. Sia in termini di messinscena, perché 200 milioni sullo schermo non si vedono e questo non è esattamente un bel segnale, aldilà del fatto che almeno 60 di quei milioni siano finiti nelle tasche dei tre protagonisti.

Il finale certifica quel Red Notice che altro non è che il mandato d’arresto globale che l’Interpol riserva ai criminali più ricercati, lasciando una porta apertissima ad un eventuale sequel. Che non mi meraviglierei se arrivasse. Perché la vita di questi prodotti si basa sulle visualizzazioni, vero e proprio parametro vitale prima ancora di un giudizio critico.

Insomma, Red Notice è il classico usa e getta da serata zapping (in questo caso esplorativo di una piattaforma streaming), non escludo che possa trovare i suoi consensi da chi si approccia (legittimamente) in questo modo. Se poi lo chiedete a me, io l’avviso rosso ce l’ho messo, poi non dite che non vi avevo avvertiti.

Di seguito – sulle note di Unchained beasts di Scapo – trovate il full trailer italiano di Red Notice, nel catalogo di Netflix dal 12 novembre: