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5/10 su 139 voti. Titolo originale: Sabrina , uscita: 12-07-2018. Regista: Rocky Soraya.

Sabrina: la recensione del film di Netflix di Rocky Soraya

26/11/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

L'ennesima bambola indemoniata è al centro del terzo sconclusionato capitolo di una saga horror indonesiana di cui non si sentiva decisamente il bisogno

Sabrina 2018 Rocky Soraya

La bambola indemoniata è nel tempo diventata una vera e propria icona horror, molte ne sono le declinazioni, da quella grottesca al centro di La bambola assassina (Child’s Play) – e dei suoi numerosi seguiti – creata da Don Mancini al più recente Annabelle (corredato anch’esso di sequel) di John Leonetti. Le saghe con al centro un maligno giocattolo spiritato non sono dunque una novità, anzi, in generale si tratta di un filone già fin troppo esplorato, basato su meccanismi narrativi e su un’estetica piuttosto convenzionali e ritriti, risultando così prevedibili non solo per chi è cultore della cinematografia del terrore, ma perfino per chi non ne è grande conoscitore. Lo stesso discorso è valido per Sabrina, film dell’orrore proveniente dalla remota Indonesia da poco approdato direttamente nel catalogo Netflix diretto da Rocky Soraya e scritto da Fajar Umbara e Riheam Junianti.

Sabrina 2018 Rocky Soraya - 2Vicino in qualche modo per dinamiche al franchise di The Conjuring, anche in questo caso siamo davanti a una serie di cui il suddetto è addirittura il terzo capitolo, dopo i precedenti The Doll (2016) e The Doll 2 (2017), tutti aventi in comune il medesimo regista, nonché Sara Wijayant nei panni della potente medium Laras. La storia si apre senza tanti preamboli: una donna, Andini (Asri Handayani), d’improvviso viene posseduta da un terrificante spirito, inizia a sputare sangue, poi il suo aspetto si trasforma e diventa sempre più violenta. Il marito, disperato, chiama in soccorso Laras (un po’ la Lorraine WarrenVera Farmiga asiatica), che riesce a scacciare lo spirito, ma non senza dover pagare un pesante tributo.

Stacco. Vanya (Richelle Georgette Skornicki) ha appena perso i genitori e viene adottata dagli zii Maira (Luna Maya, già protagonista in The Doll 2) e Aiden (Christian Sugiono). La bambina è introversa e sempre triste, così i genitori addottivi cercano di rallegrarla regalandogli vestiti, un Ipad, infine una bambola (Sabrina per l’apppunto) che pare in effetti migliorare in maniera esponenziale il suo umore. Fatto sinistro, la ragazzina dichiara tutta felice di giocare con la madre comparsa. Non solo, il giocattolo che tanto la rende felice inizia a comparire nei posti più strani, pare muoversi da solo, apre e chiude gli occhi e agisce in maniera sempre più inquietante. Segue una vacanza al mare all’insegna del paranormale, dopo la quale Maira e Aiden decidono di chiedere l’aiuto di Laras, persuasi che uno spirito con intenti non esattamente benigni li stia perseguitando. La medium rivelerà loro il segreto dietro alla presenza infestante e cercherà di rispedirla nell’aldilà…

Come il migliore – e sempre demoniaco – May the Devil Take You dell’indonesiano Timo Tjahjanto, Sabrina ha qualche punto di forza e diverse debolezze. Di positivo c’è soprattutto la bambola che dà il nome al film, la cui estetica stravagante, inusuale e al limite del brutto risulta però in qualche modo macabramente affascinante. Altro spunto interessante, come in L’Esorcista, ma anche – e più da vicino – in Ouija (e prequel) di Stiles White, l’evocazione del demoniaco avviene perché uno sprovveduto personaggio gioca o cerca di parlare con un genitore morto con una una tavoletta per le sedute spiritiche.

Tuttavia, in una libera reinterpretazione del celebre strumento per le sedute medianiche, nell’horror di Rocky Soraya è usato un un cartoncino quadripartito, su cui è scritto “Charlie … Charlie” (nome che bisogna ripetere per iniziare la consultazione), e una matita che lo spirito fa ruotare in base alla risposta. Ovviamente si tratta di un viatico per il Male. Inoltre, come in Ouija, in principio l’entità non si può vedere direttamente, ma diversamente dal predecessore a renderla visibile non è la superficie trasparente al centro della Planchette (l’indicatore con cui vengono date le ‘risposte’ sulla tavoletta), ma un gioco per iPad! Purtroppo per lo spettatore, però, questo è tutto ciò che c’è da salvare…

Sabrina 2018 Rocky SorayaPassando invece ai lati negativi, quello forse più manifesto è lo scarso appeal e l’ancor più limitata coerenza nella narrazione. La sceneggiatura non ha particolare mordente, non è costruita una grande suspense o atmosfera e, ancor peggio, le varie parti di cui è composto il film danno l’impressione di essere avulse l’una dall’altra, come in una casuale successione. Così prima siamo in una villa e compaiono i soliti segni di presenze ultraterrene (scricchiolii, spostamenti di oggetti inanimati, ombre che brandiscono questo o quel personaggio…), poi di colpo eccoci in vacanza sulla spiaggia, dove il maligno si scatena, ma con un diverso obiettivo. Successivamente, ci spostiamo nella fabbrica delle bambole Sabrina e, nuovamente vengono inseriti senza la giusta preparazione ulteriori elementi narrativi. La sensazione che ne discende è quella di una raccolta di scene pirotecniche, senza la preoccupazione di dare una qualche sequenzialità, un disegno complessivo.

Analogamente, le psicologie dei personaggi sono tutt’altro che curate, non tanto per una cattiva interpretazione del cast – che fa quello che può con il materiale a disposizione -, ma per la stereotipizzazione discendente da un copione piuttosto deludente. Così abbiamo soggetti monotematici, maschere senza sfumature, come l’orfana sconsolata, la matrigna buona, la medium visionaria. A ciò si somma un tocco di melodramma familiare – anche quello non particolarmente elaborato nel dettaglio – con tanto di gelosie tra fratelli, sotterfugi e perfino un patto demoniaco. In questo ricorda parecchio May the Devil Take You.

In ultimo, il creature design è indubbiamente scenico, ma anche eccessivamente kitsch. La possessione demoniaca in Sabrina è rappresentata visivamente infatti come un singolare incrocio tra Regan MacNeil (Linda Blair) fluttuante in preda alle convulsioni e uno zombie macilento (e per qualche motivo col nasone da fattucchiera) di The Walking Dead, con occhi a volte azzurrastri e a volte rossi. A ciò vengono alternati momenti infine di particolare estro, come quando lo spirito di Andini si tramuta in una reinterpretazione orrorifica di Giano Bifronte con la seconda faccia indemoniata. A completare l’opera ci sono gli effetti speciali, che perlomeno sono perlopiù pratici (evitandoci una terribile CGI), ma comunque sia palesemente fasulli, come le appendici plasticacee di un ballo in maschera liceale. Il budget non aiuta, forse, ma non è l’unico fattore determinante.

Si sentiva il bisogno di un altro horror su una bambola demoniaca, ennesimo capitolo di una saga non proprio entusiasmante, direttamente dall’Indonesia? Probabilmente no, ma tant’è.

Di seguito intanto il trailer internazionale del film: