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Voto: 4/10 Titolo originale: 貞子DX , uscita: 28-10-2022. Regista: Hisashi Kimura.

Sadako DX: la recensione del nuovo film della saga di The Ring, dirige Hisashi Kimura (BIFFF 2022)

12/09/2022 recensione film di Sabrina Crivelli

Il regista gira un'opera più o meno volutamente ai limiti della parodia, che sceglie di 'dimenticare' quanto venuto prima, fallendo

sadako dx film 2022

A oltre vent’anni dall’arrivo in sala del primo memorabile Ringu – Ring (il nostro dossier), la spaventosa maledizione di Sadako e della videocassetta che la diffonde sono stati al centro di una lunga serie di film horror giapponesi, di un remake americano (con sequel) e di uno spin-off.  La saga è stata ampliata dal capostipite diretto da Hideo Nakata nel 1998, è stata ampiamente manipolata e le sue radici letterarie, ovvero l’omonimo romanzo scritto da Koji Suzuki, si sono via via perse nei meandri delle molteplici, erratiche aggiunte.

Soffermandoci ora sulla sola saga nipponica, non erano stati all’altezza del capostipite né il poco entusiasmante Spiralsecondo capitolo diretto da Jōji Iida nel 1998 – né Ring 2 (1999), che vedeva Hideo Nakata nuovamente alla regia di quello che avrebbe dovuto sostituire Spiral come sequel diretto.  Neppure Sadako del 2019, sempre diretto da Nakata, era riuscito a risollevare le sorti del franchise rivelandosi l’ultima, derivativa aggiunta priva di significativi spunti.

E così arriviamo a Sadako DX di Hisashi Kimura, ennesimo film imperniato sulla VHS maledetta, che perlomeno ha il ‘merito’ di intraprendere una direzione inedita nell’approcciare la mitologia di Ringu. Avvicinandosi difatti al tono scanzonato di La Battaglia dei Demoni (la recensione), modesto mash-up del 2016 che inscenava uno scontro al limite del comico tra il vendicativo spettro dai lunghi capelli neri con la ‘rivale’ Kayako di Ju-On: The Grudge, il nuovo capitolo ne porta all’all’apoteosi il lato grottesco ed eccentrico

Sadako DX posterSono trascorsi anni dai fatti descritti in Ringu e si è ormai quasi del tutto persa la memoria delle indagini del giornalista Reiko Asakawa – che non sono nemmeno vagamente menzionati. Sadako DX si apre dando infatti per scontato che la VHS e la sinistra leggenda che la circonda siano diventate un fenomeno di massa. Ayaka Ichijo (Fuka Koshiba) è una studentessa con 200 di QI, come una scritta in sovrimpressione ci rende subito noto.

La ragazza partecipa a un dibattito televisivo con focus sulla maledizione della misteriosa videocassetta  insieme al maestro Kenshin (Hiroyuki Ikeuchi), un sedicente sacerdote di grande fama mediatica. L’uno mette tutti in guardia sul terribile pericolo che l’oggetto rappresenta, l’altra invece cerca una risposta razionale alle inspiegabili morti che succedono la visione del filmato.

Finito il programma, Ayaka incontra Kenshin fuori dallo studio di registrazione e l’uomo, dopo aver discusso animatamente sulla ‘reale’ esistenza di fenomeni occulti, estrae dalla borsa la VHS in questione e sfida la studentessa a guardarla, sempre che non abbia paura di farlo naturalmente.

A guardare la VHS è, però, la sorella minore della protagonista, Futaba (Yuki Yagi). Ovviamente, la leggenda di Sadako si rivela veritiera, e – per di più – l’intervallo in cui la maledizione si concretizza si è accorciato da sette giorni ad appena 24 ore.

Lo scheletro narrativo di Sadako DX rielabora liberamente alcuni elementi fondamentali dai suoi predecessori. Come in Ringu (e il suo corrispettivo americano diretto da Gore Verbinski), tutta la vicenda si sviluppa come un’indagine tesa a comprendere la natura della maledizione di Sadako, nel tentativo di trovare un modo per interromperla.

Questa volta però a cercare di risolvere il mistero è la giovane Ayaka, investigatrice in stile Sherlock al limite del fumettesco e caratterizzata da tic improbabili (apre le mani intorno le orecchie quasi a catturare i pensieri ogni volta che deve ragionare a fondo su qualcosa …). La affianca una spalla ancora più improbabile: Oji Maeda (Kazuma Kawamura), un aspirante vlogger che ha postato online il video live di una delle vittime di Sadako – e sua ex fiamma – ed è stato a sua volta colpito dalla maledizione.

Allo stesso modo, il maestro Kenshin è più un sedicente santone che un sant’uomo, il quale, secondo le sue stesse parole, interpreta un ruolo per il pubblico. Nonostante ciò, sembra possedere comunque qualche dote divinatoria, quando scongiura il male soprannaturale attraverso un rituale.

La vena grottesca non si esaurisce certo nei personaggi di Sadako DX. Molte delle scene e immagini horror sono diluite dal registro comico e paradossale. Ad esempio, in uno degli apici della tensione, Sadako assume le sembianze di persone vicine alla sua vittima prima di riprendere la sua forma ‘originale’ e sferrare l’attacco finale.

La vediamo quindi avanzare, vestita rigorosamente di bianco, nei panni di un uomo di mezza età, di un’adolescente, o della madre della preda designata. Si muove in maniera scattosa e innaturale come di consuetudine. Potrebbe ricordare in parte gli spettrali inseguitori di It Follows, se non fosse che al contrario del film horror diretto da David Robert Mitchell, in Sadako DX le incarnazioni del maleficio sono, semplicemente, ridicole.

Sadako DX -2Anche le materializzazioni di Sadako suscitano più riso invece di terrore. Quale che sia la forma precedentemente assunta, una massa folta di capelli corvino in dubbia CGI spunta come per magia (nera …), mentre viene scossa la testa come in una pubblicità di uno shampoo.

Lo stesso vale per alcune delle morti che, ormai private degli aspetti più truci e della tensione, sconfinano nel parodico, alla Scary Movie. Esemplare è il caso del succitato filmato di una delle vittime che, mentre viene soffocata da un aggressore invisibile, si cimenta in una sgraziata capriola finendo gambe all’aria.

La suspense o la verisimiglianza non sono quindi il fine ultimo di quella che risulta essere la parodia di Ringu più che un ennesimo capitolo inventivo della saga. E in questo, come anticipato, si allinea a La Battaglia dei Demoni (Sadako vs. Kayako). Forse per lo stesso motivo, Sadako DX non si ricollega affatto alla leggenda della VHS maledetta come la abbiamo sconosciuta nei precedenti capitoli.

Non aggiunge nulla di nuovo, ma al contrario ne stravolge i fondamentali (in primis la fatale deadline) e fornisce una spiegazione alquanto fantasiosa e ridicola (o meglio ‘virale’, visti i tempi di pandemia che viviamo …) approdando a un finale e quindi una soluzione macchiettistici.

Se vi accontentate di pochissimo, potrebbe pure non irritarvi.

In attesa di capire quando – e se – lo vedremo dalle nostre parti di seguito trovate, sulle note di un’allegra canzoncina, il full trailer (con sottotitoli inglesi) di Sadako DX:

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