Home » Cinema » Horror & Thriller » Sharon Tate – Tra incubo e realtà | La recensione del film con Hilary Duff

4/10 su 43 voti. Titolo originale: The Haunting of Sharon Tate, uscita: 05-04-2019. Regista: Daniel Farrands.

Sharon Tate – Tra incubo e realtà | La recensione del film con Hilary Duff

09/04/2019 recensione film di Sabrina Crivelli

L'ex teen idol di casa Disney è l'inadatta protagonista della maldestra rilettura degli omicidi di Cielo Drive pensata e diretta da Daniel Farrands

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Può un agghiacciante fatto di cronaca conosciuto da tutti essere rappresentato in modo altrettanto sconvolgente al cinema e stupire ogni volta che viene messo ciclicamente in scena? Nel tentativo di rielaborare secondo una nuova e meno scontata prospettiva il tristemente celebre eccidio di Cielo Drive, lo sceneggiatore e regista Daniel Farrands (The Amityville Murders) ci presenta allora Sharon Tate – Tra incubo e realtà (The Haunting of Sharon Tate), riscrivendo la storia dell’omicidio a sangue freddo della moglie gravida di Roman Polański. Tuttavia, la sua ‘intuizione’ non paga affatto e la sua versione è incapace di rendere l’orrore della vicenda.

The Haunting of Sharon Tate film posterIniziamo, però, dalla storia vera che ha ispirato il film. L’8 agosto del 1969 Sharon Tate, all’ottavo mese di gravidanza, fu uccisa nella sua villa a Beverly Hills insieme agli amici Jay Sebring, Wojciech Frykowski e Abigail Folger. I colpevoli, Charles “Tex” Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian, erano tutti membri di una setta, passata alla storia come The Family e guidata dal carismatico Charles Manson. I quattro, armati di coltelli, un revolver e una lunga corda di nylon, entrarono nella villa dopo aver eliminato il guardiano, Stephen Earl Parent, e uccisero tutti i presenti in modo incredibilmente cruento. Sebring fu colpito da un proiettile all’ascella e finito a coltellate; Frykowski e la Folger pugnalati a morte più volte. Infine, fu il turno della Tate, anche lei trafitta senza pietà da molteplici fendenti.

Raccapricciante ben più di un horror, la vicenda ha ispirato numerosi titoli per il piccolo e il grande schermo sin dai primissimi anni ’70: dal cult La rabbia dei morti viventi (I Drink Your Blood, 1970) di David E. Durston al documentario Manson di Robert Hendrickson e Laurence Merrick, fino alla recente e non particolarmente memorabile serie TV Acquarius e a Charlie Says, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia (la nostra recensione), in molti hanno affrontato il turpe soggetto. Forse proprio per questo motivo, Daniel Farrands ha deciso così di stravolgere gli accadimenti, immaginando nel suo Sharon Tate – Tra incubo e realtà un finale ‘alternativo’. Idea se non altro singolare, avrebbe potuto rivelarsi pure affascinante in qualche modo, peccato sia attuata in maniera troppo confusionaria, sia priva di immagini particolarmente scioccanti e, in generale, manchi della giusta suspense.

Anzitutto sono la struttura e il modo di narrare a non funzionare. L’intero sviluppo ruota intorno a una sola, grande, domanda, ribadita in maniera ridondante innumerevoli volte: “Il nostro destino è già scritto o siamo noi a determinarlo con le nostre azioni?“. Questa è la premessa che porta a ribaltare il corso degli eventi in un surreale revisionismo. Così seguiamo Sharon (Hilary Duff) che, non appena arrivata nella sua nuova e lussuosa magione, inizia ad avere orribili incubi in cui ‘vede’ la morte propria e quella dei suoi amici. Poco contano le rassicurazioni di Abigail (Lydia Hearst) e Wojciech (Pawel Szajda), lei è sempre più persuasa che capiterà presto qualcosa di tremendo a tutti loro.

Haunting of Sharon Tate (2019) - 2Da un lato, la tensione è costruita attraverso una serie di dettagli che emergono via via che il minutaggio di The Haunting of Sharon Tate avanza. La trama difatti si sviluppa su più giorni, in cui si susseguono avvisaglie e premonizioni di morte. Prima la protagonista, durante una passeggiata, incrocia due inquietanti sconosciute che, torve, la fissano. Poi, trova in casa numerose registrazioni di un cantante, un certo Charlie, che aveva inviato in modo ossessivo i propri demo al precedente proprietario di Cielo Drive, il produttore musicale Terry Melcher. Non solo, ascoltando le tracce, la donna si accorge di qualcosa di estremamente sinistro in sottofondo, qualcosa dal sentore ‘satanico’. Poi le sue paure si concretizzano e viene assalita in casa propria da un gruppo di spietati killer. Così descritto sembrerebbe invitante, ma si tratta di un reiterato coito interrotto. Innervosisce, allora, il meccanismo ripetitivo di alterazione a incastro della realtà, e più ancora il finale strampalato e possibilista in stile Sliding Doors, che lascia davvero indispettiti.

La verità è dunque fastidiosamente e maldestramente stravolta. Eppure, non è nemmeno questo l’aspetto peggiore di Sharon Tate – Tra incubo e realtà. In primo luogo il thriller risente della dubbia performance di Hilary Duff nei panni della protagonista, peraltro un’attrice di professione. Dato il ruolo centrale e complesso, si renderebbe necessaria la capacità di trasmettere stati d’animo alterni, dall’iniziale allegria spensierata, all’angoscia e alla psicosi, in ultimo il terrore cieco. È il personaggio su cui si regge l’intero film, ma risulta troppo arduo per l’attrice – nota sostanzialmente per la serie per adolescenti Lizzie McGuire – sostenerne il peso. Al contrario, notevoli sono le interpretazioni delle due sanguinarie seguaci di Charles Manson, Bella Popa Fivel Stewart, che – se fosse stato garantito loro maggiore spazio – avrebbero probabilmente elevato il risultato complessivo. Allo stesso modo, non viene data abbastanza attenzione agli omicidi e alla loro degna preparazione, decidendo di far ruotare tutto intorno alle ‘lucide allucinazioni’ di Sharon Tate. Scelta nefasta, con cui si ottiene solo di interrompere di continuo quello che dovrebbe essere un ansiogeno crescendo.

The Haunting of Sharon Tate film Hilary DuffPiù in concreto, è deludente il modo sbrigativo in cui gli efferati atti di violenza stessi sono girati da Daniel Farrands. Anche in questo caso manca completezza nel creare l’atmosfera, la composizione, in ultimo nel portare a compimento l’azione. La gran parte della ferocia, dei dettagli più scabrosi non è inquadrata (probabilmente per evitare l’R-rating …); ci si limita solo a qualche frammentario gesto, un fendente, uno schizzo rosso, una smorfia, giusto per dare un po’ di pepe. Lo sforzo però è insufficiente. D’altra parte è assente il giusto grado di suggestione, che potrebbe sopperire alla mancanza di gore ‘compiaciuto’. Indubbiamente, non serve una profusione di sangue per suscitare il giusto spavento: l’ottimo Wolves at the Door di John R. Leonetti (la nostra recensione) ci riusciva alla perfezione, pur lasciando la violenza pressoché interamente fuori campo, limitandosi a suggerire sapientemente tutto. Sfortunatamente, Sharon Tate – Tra incubo e realtà non ci va neppure vicino.

Perché prendere uno dei capitoli neri per eccellenza della cronaca americana degli anni ’60, di per sé profondamente sconvolgente, e banalizzarlo con uno strampalato ‘what if …?‘ che alcuni – come la sorella oggi 66enne di Sharon Tate, Debra, in primis – hanno trovato addirittura “privo di gusto”? Non possiamo che aspettare il prossimo tentativo: chissà, forse ci fornirà un più riuscito ritratto della Famiglia di Manson l’imminente lungometraggio di Quentin TarantinoC’era una volta a Hollywood, con Margot Robbie a interpretare la bionda e sventurata ragazza.

In attesa di vederlo direttamente in home video dalle nostre parti in agosto, di seguito trovate il trailer internazionale di Sharon Tate – Tra incubo e realtà:

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