Su RaiPlay c’è un film di supereroi italiano con Claudio Santamaria: ha conquistato 7 David di Donatello
08/11/2026 news di Team Digital
Un criminale romano ottiene poteri sovrumani, ma diventare un eroe non è nei suoi piani: un sorprendente cinecomic italiano con Claudio Santamaria e Luca Marinelli.

Quando si parla di supereroi, il pensiero corre immediatamente ai grandi blockbuster Marvel e DC, tra personaggi dotati di poteri straordinari, battaglie spettacolari e città da salvare. Eppure, il cinema italiano è riuscito a reinventare questo genere con un film sorprendente, ambientato nelle periferie di Roma e interpretato da Claudio Santamaria e Luca Marinelli. Si tratta di Lo chiamavano Jeeg Robot, il lungometraggio diretto da Gabriele Mainetti che ha dimostrato come anche una storia lontana dalle convenzioni hollywoodiane possa trasformarsi in un piccolo cult. Un’opera capace di mescolare azione, criminalità, ironia e sentimenti, conquistando ben sette David di Donatello.
Disponibile gratuitamente in streaming su RaiPlay, Lo chiamavano Jeeg Robot è arrivato nei cinema italiani il 25 febbraio 2016, segnando l’esordio di Mainetti nella regia di un lungometraggio. Il film, scritto da Nicola Guaglianone e Menotti, racconta una storia di supereroi molto diversa da quelle alle quali il pubblico è abituato, scegliendo come protagonista un uomo che non ha alcuna intenzione di salvare il mondo. Enzo Ceccotti, interpretato da Claudio Santamaria, è un piccolo criminale che vive nella periferia romana di Tor Bella Monaca. Solitario, introverso e interessato soprattutto alla propria sopravvivenza, trascorre le giornate tra piccoli furti e attività illegali.
La sua esistenza cambia improvvisamente quando, durante una fuga dalla polizia, entra in contatto con una sostanza radioattiva presente nelle acque del Tevere. L’incidente gli conferisce una forza sovrumana e una resistenza fisica fuori dal comune, ma Enzo non reagisce come farebbe un tradizionale eroe dei fumetti. Al contrario, considera le nuove capacità un’opportunità per rendere più semplici le proprie attività criminali, senza preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni. Tutto cambia quando incontra Alessia, interpretata da Ilenia Pastorelli, una giovane donna fragile e profondamente legata al cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio.
Convinta che Enzo sia proprio l’eroe della serie, Alessia comincia a guardarlo con occhi completamente diversi, attribuendogli un ruolo che lui non ha mai desiderato. Il loro rapporto diventa il cuore emotivo della storia, trasformando quello che inizialmente sembra un racconto di criminalità con elementi fantastici in una riflessione sulla solitudine, sull’amore e sulla possibilità di cambiare. La presenza di Alessia costringe infatti Enzo a confrontarsi con sentimenti e responsabilità che aveva sempre cercato di evitare. Ma a rendere il film ancora più memorabile è soprattutto Luca Marinelli nei panni dello Zingaro, un criminale eccentrico, imprevedibile e ossessionato dalla notorietà.
Il personaggio rappresenta una delle interpretazioni più riconoscibili della carriera dell’attore, grazie a un equilibrio particolare tra violenza, ambizione e momenti grotteschi. Il confronto tra Enzo e lo Zingaro contribuisce a dare al lungometraggio un’identità originale, lontana dalla classica contrapposizione tra eroi perfetti e antagonisti mossi soltanto dal desiderio di distruzione. Mainetti costruisce invece personaggi profondamente imperfetti, immersi in una realtà fatta di periferie, marginalità sociale e desiderio di riscatto. Anche Roma assume un ruolo fondamentale.
Al posto dei grattacieli di New York o delle città immaginarie dei fumetti, Lo chiamavano Jeeg Robot utilizza strade, palazzi popolari e luoghi riconoscibili della capitale, trasformandoli nello scenario di una storia fantastica che mantiene un legame costante con la quotidianità italiana. Il risultato è un film che alterna momenti spettacolari a sequenze intime, senza rinunciare a una componente di umorismo nero. L’influenza dell’animazione giapponese, richiamata già dal titolo, convive con atmosfere tipiche del cinema criminale italiano. Il successo è stato accompagnato da importanti riconoscimenti.
Ai David di Donatello 2016 il film ha conquistato sette premi, tra cui quelli per il miglior regista esordiente a Gabriele Mainetti, il miglior attore protagonista a Claudio Santamaria, il miglior attore non protagonista a Luca Marinelli e la miglior attrice protagonista a Ilenia Pastorelli. A dieci anni dall’uscita cinematografica, Lo chiamavano Jeeg Robot rimane uno degli esempi più originali di cinecomic italiano. Un film che dimostra come per raccontare la nascita di un supereroe non servano necessariamente budget hollywoodiani, universi condivisi o spettacolari invasioni aliene. A volte bastano una periferia romana, un uomo incapace di credere in sé stesso e qualcuno disposto a vedere in lui qualcosa di diverso.
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