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6/10 su 4 voti. Titolo originale: Synchronic, uscita: 07-09-2019. Regista: Justin Benson.

Synchronic | La recensione del film di Justin Benson e Aaron Moorhead (Sitges 52)

21/10/2019 recensione film di William Maga

I due filmmaker tornano sulle scene con un budget più alto del solito e due star come Jamie Dornan e Anthony Mackie, ma la loro opera sci-fi sui viaggi nel tempo è tanto ambiziosa quanto imperfetta

SYNCHRONIC film JUSTIN BENSON & AARON MOORHEAD

Dopo aver realizzato tre interessanti film fantascientifici a basso budget, tra cui The Endless del 2017 (la nostra recensione), il duo di sceneggiatori / registi formato da Justin Benson e Aaron Moorhead ha fatto ora un passo verso il cinema mainstream con Synchronic. Interpretato da Anthony Mackie (Avengers) e Jamie Dornan (Cinquanta Sfumature di Grigio), è un fanta-dramma per un pubblico adulto incentrato su una nuova droga sintetica capace di piegare la realtà che porta a una serie di morti in giro per New Orleans. È anche il primo film di Benson e Moorhead a poter contare su due (abbastanza) grandi star e un su budget maggiore del solito, anche se, sfortunatamente, non è all’altezza del loro lavoro precedente.

Steve (Mackie) e Dennis (Dornan), amici da una vita, una coppia di paramedici che si scambiano battute ciniche mentre accorrono su luoghi di scene raccapriccianti in tutta la città. Dennis è un padre di famiglia, mentre Steve è un playboy incallito che ci dà dentro con la bottiglia; ciascuno invidia le scelte di vita dell’altro, un problema che provoca attrito, perché Dennis è un tipo un po’ piagnucoloso, mentre Steve preferisce berci su.

Come già in A Scanner Darkly – Un oscuro scrutare, John Dies at the End e nel brillante Upstream Color (notare che due su tre sono completamente inediti in Italia …), Synchronic costruisce un’opera dagli alti propositi attorno a una droga con poteri soprannaturali. L’idea sci-fi alla base del concept è senza dubbio intrigante, ma l’esecuzione vacilla, perché sembra quasi che i due filmmaker abbiano compresso due film in uno. Il primo è un cupo e originale buddy thriller con un’ambientazione piacevolmente specifica (proprio come gli altri lungometraggi di Justin Benson e Aaron Moorhead), mentre il secondo è un’avventura fantascientifica più convenzionale con il personaggio di Mackie assoluto protagonista. L’attore 41enne si impegna, anche più del solito, ma il suo terzo atto da completa solista finisce per diventare un problema. Senza rimbalzare da un protagonista all’altro, ci ritroviamo infatti con svariate scene in cui Steve spiega semplicemente le cose direttamente alla telecamera e, spesso, quello che succede non hanno nemmeno bisogno di chiarimenti.

Nella sua veste di paramedico del turno di notte, Steve è il primo a notare che il Synchronic, un nuovo e oscuro farmaco, è implicato in morti sempre più bizzarre. Una coinvolge un vecchio doblone d’oro; un’altra sembra una combustione umana spontanea. Ciò che scatena effettivamente tale droga è il mistero attorno a cui ruota l’intero primo atto. Seguono SPOILER minimi (ma fondamentali).

Quando la figlia adolescente di Dennis, Brianna (Ally Ioannides), scompare nel nulla dopo aver assunto una dose di Synchronic, Dennis e sua moglie (Katie Aselton) si rivolgono alle autorità, mentre Steve intuisce che è la sostanza psicotropa la chiave di tutto e segue quella pista. Sembrando all’inizio un comune allucinogeno, Synchronic in realtà permette a chi la prende di viaggiare fisicamente indietro nel tempo. Così, Steve decide di sperimentarla a fondo personalmente, documentando ogni ‘salto nel buio’ con una videocamera.

Esattamente come The Endless, questo film può contare su una cura particolare per gli effetti speciali visivi e per la fotografia, raggiungendo un senso di allucinazione visiva senza comunque mai entrare completamente nella zona dello stoner movie. Pensate – con le dovute cautele – a Donnie Darko.

In ogni caso, se le ‘avventure nello spazio-tempo’ di Steve possono appaganti ed eleganti alla vista (ogni ‘salto’ è precisamente studiato in modo da differire dal precedente e la concisione di ciascuno, oltre che per fattori legati al budget, aiuta a creare immediato senso del pericolo), reminiscenti di Harlan Ellison e Philip K. Dick, purtroppo arrivano un po’ troppo tardi nel film. È difficile capire i motivi che abbiano spinto Justin Benson e Aaron Moorhead a introdurre questo tipo di ambiziosissima idea soltanto quando le lancette dell’orologio hanno già passato la metà di Synchronic. Per non parlare dei maldestri – se pur nobili – tentativi di introdurre un commento sul razzismo, con Steve che si ritrova a fronteggiare – proprio per il colore della sua pelle – pericoli di ogni tipo mentre vaga per la Louisiana del passato. Oltre ad essere anche questo un elemento drasticamente nuovo da includere nell’ultimo terzo di una storia (prima non se ne fa minimamente cenno), non è – per quanto lodevole – affatto all’altezza, ad esempio, di un recentissimo film che curiosamente tratta di viaggi nel tempo e ha due protagonisti afroamericani, See you yeaterday.

Certo, l’idea che il passato sia una metafora dell’intolleranza e del pregiudizio con cui ancora oggi l’America ha che fare quotidianamente è interessante, come pure il voler sottolineare che, sebbene il presente sia altamente imperfetto, dovremmo riconoscere che il non voler ritornare indietro a tempi ben più bui, letteralmente o metaforicamente, è probabilmente il primo passo verso il progresso. Un altro spunto senza dubbio stimolante è l’aver scelto di costruire Synchronic intorno a due paramedici, ovvero persone che affrontano quotidianamente la morte, la mortalità e il passare del tempo in relazione alla longevità umana. Oltretutto, non essendo i classici poliziotti o detective non hanno a portata di mano pistole o altre armi, con ovvie ripercussioni sulle situazioni in cui vanno a trovarsi.

Insomma, tanto potenziale dissipato. Se Synchronic fosse un titolo random trovato per caso nel catalogo di Netflix, si potrebbe pure essere maggiormente indulgenti, ma Justin Benson e Aaron Moorhead hanno dimostrato ampiamente di lavorare in modo molto più interessante e completo, quindi è deludente vederli inciampare in problemi comuni come gli spiegoni o fare affidamento su coincidenze convenienti per sostenere la loro trama. Il credito nei loro confronti non è ancora finito, sia chiaro, ma un po’ assottigliato si.

Al momento non abbiamo un trailer o una data di possibile uscita.

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