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Voto: 4/10 Titolo originale: The Gallows , uscita: 09-07-2015. Budget: $100,000. Regista: Chris Lofing.

The Gallows – L’esecuzione: recensione dell’horror found footage di Cluff e Lofing

11/09/2025 recensione film di Marco Tedesco

Un prodotto che fallisce tra cliché, personaggi vuoti e regia confusa

Cassidy Gifford in The Gallows - L'esecuzione (2015)

The Gallows – L’esecuzione è un caso emblematico di come il cinema horror contemporaneo, quando si affida al filone del found footage, finisca spesso per mettere in evidenza più i limiti che le potenzialità del genere. L’operazione dei registi Travis Cluff e Chris Lofing nasce dichiaratamente nel solco inaugurato da The Blair Witch Project e reso redditizio dal modello Blumhouse con Paranormal Activity: budget minimo, ambientazione chiusa, giovani attori sconosciuti e un montaggio che imita l’amatorialità per generare realismo. Ma laddove l’espediente avrebbe potuto offrire tensione e immedesimazione, il film rivela la sua fragilità strutturale.

La premessa – un incidente mortale avvenuto vent’anni prima durante una recita scolastica e la malsana idea di riproporre lo stesso spettacolo – ha un potenziale da leggenda urbana, con echi gotici che rimandano a Carrie o a certi altri racconti di Stephen King. Tuttavia, la sceneggiatura scivola subito in scelte arbitrarie: studenti che sabotano il palco per evitare una figuraccia, porte che si chiudono da sole, telefoni senza segnale, televisioni che si accendono a scopo didascalico. Nulla è costruito con coerenza, tutto si affida a scorciatoie narrative che annullano la sospensione dell’incredulità.

Il problema centrale risiede nei personaggi. Ryan, voce e occhio della vicenda, incarna l’adolescente stereotipato e irritante, al punto da minare ogni empatia. Reese, il protagonista riluttante, resta una figura vuota, mentre le ragazze oscillano tra cliché di cheerleader e vittime designate. È significativo che l’unico momento davvero memorabile coincida con una sequenza muta e lenta: la comparsa di una figura incappucciata dietro la spaventata Cassidy. Qui, per un attimo, il film dimostra che la paura nasce dalla sottrazione e dal tempo sospeso, non dal rumore o dalla confusione visiva.

Anche sul piano tecnico, The Gallows si rivela un’occasione mancata. La scelta del found footage si trasforma in maschera per nascondere le debolezze: inquadrature buie, montaggio caotico, geografia degli spazi incomprensibile. L’idea di rendere verosimile una tragedia scenica si perde nella fretta di accumulare jump scare ripetitivi. Eppure, nei frammenti iniziali girati come una vecchia VHS, si intravede una genuina inquietudine, quella sensazione di realtà deformata che film come [REC] avevano saputo sfruttare con efficacia.

Il paragone con altri titoli coevi rende evidente il fallimento: The Babadook o It Follows avevano riportato il genere su terreni innovativi, capaci di dialogare con il presente e di restituire nuove icone. The Gallows, al contrario, si limita a ripetere formule esauste, privo sia della sostanza metaforica che della solidità narrativa. Il risultato è un film che diverte solo come parodia involontaria, forse apprezzabile in un contesto goliardico – come una proiezione tra studenti di teatro – più che come autentico horror.

In definitiva, The Gallows resta un ibrido mal riuscito: né un esperimento stilistico riuscito, né un teen horror capace di generare culto. Il suo destino sembra quello di restare un esempio da manuale di come il found footage, senza una scrittura all’altezza, diventi solo un filtro fastidioso. Più che una rinascita del genere, è l’ennesima conferma della sua stagnazione.

Il trailer di The Gallows – L’esecuzione:

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