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DVD e Blu-ray resistono allo streaming: gli ultimi numeri in Italia

12/01/2026 news di Stella Delmattino

Una situazione meno peggiore di quel che si immaginerebbe

negozio di dvd

Negli ultimi anni il racconto dominante è stato sempre lo stesso: lo streaming ha vinto, il supporto fisico è morto, DVD e Blu-ray sono reliquie da collezionisti nostalgici. Eppure, guardando ai dati e alle ricerche più recenti pubblicate tra dicembre 2025 e gennaio 2026, il quadro che emerge in Italia è molto più complesso, e soprattutto molto meno definitivo.

Il 5 gennaio 2026 Cinzia Arena su Avvenire scrive che 2,8 milioni di italiani hanno acquistato almeno un DVD nel 2024, pari a circa il 5,5% della popolazione, con un andamento sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Non si tratta quindi di una coda in via di estinzione, ma di una fascia di pubblico che continua, con una certa ostinazione, a scegliere il supporto fisico. In un mercato che viene raccontato come completamente digitalizzato, 2,8 milioni di persone non sono una nota a piè di pagina: sono una minoranza consistente.

La Arena sottolinea anche un altro aspetto cruciale: chi compra DVD oggi non è solo un collezionista. È spesso una persona che vuole costruirsi un archivio personale, che desidera poter rivedere un film quando vuole, senza dipendere dalla volatilità dei cataloghi streaming. È una risposta diretta a quella che viene definita “streaming fatigue”: troppi contenuti, troppe piattaforme, qualità percepita in calo, pubblicità che tornano a interrompere la visione, abbonamenti che pesano sul bilancio. In questo contesto, il gesto di acquistare un film diventa quasi una presa di posizione: scelgo io cosa guardare, quando guardarlo, e soprattutto lo possiedo.

Questa intuizione viene rafforzata e approfondita dalla ricerca qualitativa NIQ–GfK presentata da Univideo l’11 dicembre 2025 all’Anteo di Milano, nell’evento significativamente intitolato “Il lusso di essere disconnessi”, raccontato da Valentina Torlaschi su BoxOffice.

Qui il supporto fisico non viene analizzato come formato tecnico, ma come oggetto culturale e identitario. Daniele Novello, Consumer Behaviour & Insight Manager di NIQ Italia, spiega che il DVD è oggi “un prodotto oggettivamente sfidato dall’evoluzione digitale”, ma proprio per questo capace di ritagliarsi nuovi significati: strumento di evasione, di condivisione, di esperienza profonda in un mondo che spinge sempre più verso la superficialità e la fruizione distratta.

videoteca dvdDalla ricerca emerge un dato molto interessante: per molti utenti, soprattutto giovani, il DVD è parte del proprio storytelling personale. Non è semplice accumulo, ma costruzione di identità. Non collezionano, come precisa la Torlaschi, ma “custodiscono”. Per gli adulti è un luogo d’incontro emotivo, un oggetto che trattiene memoria; per i più giovani ha una valenza relazionale, quasi simile a quella del vinile, che infatti sta vivendo una seconda giovinezza. Non a caso Arena richiama esplicitamente il parallelo: come il vinile, anche il DVD potrebbe essere riscoperto non per nostalgia, ma per la voglia di scegliere consapevolmente.

Un altro punto che torna in entrambe le fonti è la sfiducia crescente verso l’algoritmo. La visione in streaming è spesso percepita come passiva, guidata, “subita”. Il DVD, al contrario, è una scelta attiva. Non ti viene suggerito: lo cerchi, lo compri, lo metti sullo scaffale. È un gesto intenzionale. Ed è anche una risposta concreta alla paura che un titolo sparisca da un giorno all’altro dai cataloghi digitali. Il supporto fisico, scrive Torlaschi, “non scade”. In questa resistenza c’è una parte importante del suo valore.

Dal punto di vista economico, il quadro è meno romantico e più contraddittorio. L’ultimo report Univideo–GfK disponibile (2021) parla di un mercato home entertainment da 176,8 milioni di euro, di cui il 60% digitale e 69,8 milioni di euro generati dal video fisico tra canali tradizionali ed edicole. Sono numeri ridimensionati rispetto al passato, certo, ma non irrilevanti. Eppure, a fronte di questa resistenza, c’è il peso enorme della pirateria: Arena riporta un danno al settore audiovisivo di oltre 676 milioni di euro, che sale a circa 767 milioni se si considera l’impatto complessivo sulle industrie dei contenuti. La contraffazione dei supporti fisici incide per il 12% sulla pirateria in Italia, e il dato forse più inquietante è che il 56% degli under 25 che compiono atti illeciti non percepisce il danno che provoca, secondo una ricerca FAPAV–Ipsos-Doxa.

Questo rende il quadro quasi paradossale: da un lato c’è una domanda consapevole, identitaria, persino “etica” nel voler possedere un’opera; dall’altro una disinvoltura diffusa verso il consumo illegale, soprattutto tra i più giovani. Univideo, come ricorda la presiente Luciana Migliavacca sia nell’articolo della Torlaschi sia in quello della Arena, sta lavorando con FAPAV proprio per riportare l’attenzione sul valore della visione, indipendentemente dal formato, e per contrastare la pirateria anche attraverso la comunicazione.

C’è poi il problema strutturale della distribuzione. I negozi fisici stanno scomparendo, molte catene di librerie hanno eliminato il reparto DVD, e l’accesso al prodotto è sempre più affidato all’online e al mercato dell’usato. Arena cita la crescita di piattaforme come Momox e delle vendite su Vinted. Torlaschi aggiunge un dettaglio tutt’altro che secondario: anche i lettori DVD e Blu-ray stanno sparendo dalle case, mentre restano soprattutto le console per videogame come dispositivi di lettura. In altre parole, la domanda resiste, ma l’ecosistema che dovrebbe sostenerla si assottiglia.

È in questo contesto che Univideo parla di “nuova vita per il DVD” come supporto ibrido, aumentato, personalizzabile, ricco di contenuti extra, artwork, materiali esclusivi. Non più semplice contenitore, ma artefatto narrativo, medium emotivo, rituale da condividere. La Migliavacca lo dice chiaramente: “Oggi ci sono tutte le condizioni per dare un nuovo impulso al nostro settore perché, come si dice, un film è per sempre. E il supporto fisico è indispensabile per conservarlo”.

Il quadro che emerge è allora questo: in Italia, nel 2026, il DVD e il Blu-ray non sono né un fenomeno di massa né un residuo folkloristico. Sono un mercato piccolo ma reale, stabile nei numeri, sostenuto da motivazioni profonde, che intercetta il malessere verso lo streaming e la voglia di rallentare, scegliere, possedere. Non stanno vincendo, ma nemmeno stanno scomparendo. E forse è proprio questa posizione laterale, controcorrente, a renderli oggi culturalmente più interessanti di quando dominavano il mercato.

Tags:DVD
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