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Battaglie, razzie e giochi di potere in pieno stile Il Trono di Spade: la serie tv tratta da fatti storici da vedere

01/08/2026 news di Andrea Palazzolo

Il Trono di Spade ha sdoganato le serie tv con colpi di scena, giochi di potere e battaglie, ma questa serie migliora la formula.

Una scena di Vikings

Quando nel marzo 2013 History Channel lanciò Vikings, nessuno avrebbe potuto prevedere che quella serie ambientata nella Scandinavia del IX secolo sarebbe diventata un fenomeno culturale capace di durare sei stagioni e quasi novanta episodi e rivaleggiare con altre come Il Trono di Spade. Eppure Michael Hirst, già celebre per aver creato I Tudors, aveva in mano tutti gli ingredienti giusti: un guerriero leggendario assetato di gloria, battaglie sanguinarie, intrighi familiari e la volontà di raccontare un pezzo di storia europea spesso trascurato dalla televisione mainstream.

Vikings non è semplicemente una serie storica: è un viaggio viscerale nell’era vichinga, un’epoca in cui la sete di conquista si mescolava alla spiritualità pagana, dove la famiglia rappresentava tutto ma poteva diventare la peggiore delle maledizioni. La serie segue le gesta di Ragnar Lothbrok, interpretato da Travis Fimmel con un’intensità magnetica che ha definito il personaggio per sempre. Ragnar non è un semplice fattore e pescatore: è un visionario, uno che guarda oltre l’orizzonte del Mare del Nord quando tutti gli altri guardano alla sicurezza del villaggio.

La serie si distingue per una cura maniacale della ricostruzione storica. Girata principalmente in Irlanda, negli Ashford Studios e nelle spettacolari montagne di Wicklow, Vikings ha riportato in vita quattro lingue morte: il latino, l’antico norreno, l’anglo-sassone e il franco. Ogni tatuaggio, ogni costume, ogni arma è frutto di una ricerca scrupolosa condotta dal team di produzione. I risultati si vedono: le battaglie sono coreografie violente e realistiche, i villaggi vichinghi sembrano davvero esistiti, e persino i rituali religiosi mantengono un’autenticità che conferisce alla serie un’aura quasi documentaristica.

Ma Vikings non sarebbe quello che è senza il suo cast corale. Accanto a Ragnar, suo fratello Rollo, interpretato da Clive Standen, rappresenta l’ombra del protagonista: sempre secondo, sempre invidioso, eppure capace di momenti di grande umanità. Il figlio di Ragnar, Bjorn, cresce davanti ai nostri occhi grazie alla performance di Alexander Ludwig, trasformandosi da ragazzo a guerriero leggendario. E poi c’è Ivar il Senzaossa, interpretato da Alex Høgh Andersen: deforme nel corpo ma geniale nella mente, è forse il personaggio più complesso e disturbante dell’intera serie.

La trama si snoda attraverso conquiste, alleanze, tradimenti e vendette. Dalla prima incursione nell’isola santa di Lindisfarne all’assedio di Parigi, dove i vichinghi trasportano letteralmente le navi su una montagna per sorprendere i franchi, fino alle spedizioni in Russia e alle lotte intestine per il controllo di Kattegat, la serie non concede un attimo di respiro. Ogni stagione alza la posta, ogni personaggio porta con sé il peso di scelte che cambieranno il corso della storia.

La forza di Vikings risiede anche nella sua capacità di mescolare leggenda e realtà. Ragnar Lothbrok è una figura semi-mitica della tradizione norrena, probabilmente un amalgama di diversi guerrieri storici. La serie abbraccia questa ambiguità, presentando un protagonista che crede fermamente di essere discendente di Odino, guidato dagli dèi attraverso segni e visioni. Questa dimensione spirituale, incarnata dall’enigmatico Indovino interpretato da John Kavanagh, conferisce alla narrazione una profondità quasi shakespeariana.

La serie ha lasciato un segno indelebile nella cultura pop contemporanea. Ha dimostrato che le storie medievali possono competere con fantasy e supereroi, che la storia scandinava merita lo stesso spazio concesso a romani e inglesi, e che un personaggio complesso e moralmente ambiguo può diventare un’icona proprio perché rifiuta di essere semplicemente eroico. E in questo senso, la serie ha davvero conquistato nuove terre: quelle dell’immaginario collettivo contemporaneo.

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