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La nuova serie action di Netflix è un mix esplosivo tra Stranger Things e Umbrella Academy (ed è già in Top 10)

22/05/2026 news di Andrea Palazzolo

Dalle dinamiche oscure e misteriose di Stranger Things ai combattimenti di The Umbrella Academy. Questa nuova serie Netflix è già un successo.

Poster di The Umbrella Academy

Netflix ha appena sganciato una bomba nel panorama delle serie televisive, e nessuno se lo aspettava. A meno di una settimana dal suo debutto sulla piattaforma, The Wonderfools è diventato un fenomeno, raccogliendo consensi unanimi da critica e pubblico e insinuandosi prepotentemente nella conversazione accanto a titoli che sembravano intoccabili. Stiamo parlando di Stranger Things, The Umbrella Academy, persino The Boys.

Un cast stellare del panorama coreano, una sceneggiatura che bilancia azione, commedia e drammi esistenziali con maestria chirurgica, e soprattutto una premessa che rovescia gli archetipi del genere supereroistico. The Wonderfools non ci racconta di miliardari filantropi in armatura o alieni invincibili. Ci parla di outsider, di perdenti magnifici, di persone ai margini della società che acquisiscono superpoteri nel modo più assurdo possibile: attraverso un’esposizione a rifiuti chimici.

La serie sudcoreana segue le vicende di tre abitanti di Haeseong City le cui vite cambiano radicalmente dopo il contatto con scorie tossiche. Eun Chae-ni, interpretata dalla talentuosa Park Eun-bin, è una reietta del suo villaggio che scopre di poter teletrasportarsi ogni volta che il suo cuore batte all’impazzata. Kang Ro-bin, con il volto di Im Seong-jae, è un sentimentale emarginato che sviluppa una forza sovrumana quando si sente insultato. Son Gyeong-hun, dato vita da Choi Dae-hoon, diventa letteralmente carta moschicida umana ogni volta che dice una bugia. Poteri bizzarri, sì, ma anche profondamente legati alla psicologia dei personaggi, ai loro traumi e alle loro vulnerabilità.

Per imparare a controllare queste capacità apparentemente inutili, il trio ingaggia Lee Un-jeong, un’impiegata pubblica telecinetica con un passato oscuro, interpretata da Cha Eun-woo. Ed è proprio attraverso il suo personaggio che The Wonderfools rivela le sue carte più inquietanti: Un-jeong ha sviluppato i suoi poteri dopo essere stata sottoposta a esperimenti brutali nel famigerato Progetto Wunderkinder. Un dettaglio narrativo che suona familiare a chiunque abbia seguito le prime stagioni di Stranger Things, con i suoi laboratori segreti e bambini cavie.

Eppure, definire The Wonderfools come una semplice imitazione sarebbe riduttivo e profondamente ingiusto. La serie diretta da Yoo In-sik e scritta da Huh Dah-joong condivide certamente il DNA di alcuni colossi del genere, ma lo rielabora con una sensibilità tutta coreana. Come in The Umbrella Academy, i poteri sono bizzarri e spesso svantaggiosi, e al centro della narrazione c’è il tema della famiglia trovata, non quella di sangue. Ma a differenza della serie di Gerard Way, The Wonderfools non indulge nell’apocalisse imminente come motore narrativo principale. Qui il nemico più grande non è un villain cosmico, ma la società stessa, con i suoi pregiudizi, le sue etichette, la sua crudeltà verso chi non si conforma.

I protagonisti di The Wonderfools
I protagonisti di The Wonderfools, fonte: Netflix

Il vero colpo di genio della serie sta nel suo approccio tematico. Come suggerisce il titolo stesso, i protagonisti non sono i potenti Bruce Wayne di questo mondo, né gli affabili Clark Kent. Sono i “fool”, i pazzi, gli sciocchi, coloro che la società ha già catalogato e scartato. Ogni sfida diventa quindi un’opportunità non solo per dimostrare il proprio valore, ma per ridefinire cosa significhi essere un eroe. E in questo percorso, la serie costruisce uno dei messaggi più autentici che il genere supereroistico abbia mai prodotto: nessuno è un nessuno.

Il successo immediato di The Wonderfools dice qualcosa di importante sullo stato attuale dell’intrattenimento globale. Il pubblico mondiale è sempre più aperto a storie che provengono da tradizioni narrative diverse da quelle anglosassoni. Il dominio dei K-drama non è più una nicchia per appassionati, ma un fenomeno mainstream che ridefinisce gli standard qualitativi dell’industria televisiva. E quando una serie riesce a combinare la sensibilità coreana per i personaggi complessi con l’universalità del genere supereroistico, il risultato è una miscela esplosiva che conquista immediatamente.

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