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Questa serie thriller ha battuto Sherlock con Benedict Cumberbatch (e la trovi su Netflix)

26/08/2026 news di Andrea Palazzolo

Riscopri la serie tv thriller che ha anticipato Sherlock con Martin Freeman e Benedict Cumberbacht in quella che poteva essere un'idea geniale.

Poster di Sherlock

La caduta di Sherlock Holmes dal tetto del St. Bart’s Hospital è una delle scene più iconiche della televisione britannica moderna. Quando l’episodio andò in onda nel 2012, milioni di spettatori in tutto il mondo rimasero col fiato sospeso, chiedendosi come diavolo il detective più celebre della fiction fosse riuscito a sopravvivere. La BBC aveva creato il cliffhanger perfetto, e i fan avrebbero dovuto aspettare due anni interi per scoprire la verità. O almeno, così credevano.

Perché mentre il pubblico di Sherlock elaborava teorie sempre più complesse su come Benedict Cumberbatch avesse potuto ingannare la morte, un’altra serie televisiva stava per offrire la risposta su un piatto d’argento. E lo fece appena pochi giorni dopo la messa in onda della puntata incriminata, in un episodio che, all’apparenza, non aveva nulla a che fare con il detective londinese.

Stiamo parlando di The Mentalist, la serie CBS con Simon Baker nei panni di Patrick Jane, ex sensitivo diventato consulente della polizia californiana. Nell’episodio My Bloody Valentine della quarta stagione, Jane compie un’azione apparentemente banale ma geniale: utilizza una pallina da squash posizionata sotto l’ascella di un boss criminale per bloccare temporaneamente il flusso sanguigno, simulando la mancanza di polso e, quindi, la morte. Una pallina da squash. Semplice, efficace, scientificamente plausibile.

I fan più attenti di entrambe le serie non impiegarono molto a collegare i puntini. Prima di salire sul tetto per l’ultimo confronto con Jim Moriarty, Sherlock Holmes viene mostrato mentre giocherella con una pallina da squash. Un dettaglio che, al momento, poteva sembrare un semplice tic nervoso del personaggio, una di quelle minuzie che caratterizzano il suo comportamento eccentrico. Ma dopo aver visto cosa Patrick Jane aveva fatto con un oggetto identico, quel gesto assumeva un significato completamente diverso.

La teoria divenne virale. Sherlock aveva usato la pallina per simulare la mancanza di battito quando John Watson, disperato e in lacrime, gli aveva controllato il polso. Tutto tornava: la posizione del corpo, il modo in cui Holmes aveva orchestrato la scena, persino la richiesta a John di restare in un punto specifico, da cui non avrebbe potuto vedere l’intero quadro. Era brillante. Era elegante. Era esattamente il tipo di soluzione che ci si aspetterebbe da Sherlock Holmes.

Ma quando finalmente arrivò l’episodio di apertura della terza stagione che avrebbe dovuto svelare il mistero, la BBC fece qualcosa di inaspettato. E non nel senso positivo del termine. Invece di premiare l’intelligenza e la dedizione dei fan, gli autori Steven Moffat e Mark Gatiss scelsero di prenderli in giro. L’episodio presenta un gruppo di appassionati del detective, guidati nientemeno che da Anderson, che si riuniscono per condividere teorie sulla sopravvivenza di Holmes. Le loro ipotesi vengono mostrate come deliri di fanatici ossessionati, tra scenari improbabili e spiegazioni ridicole.

Ma il vero problema è che Sherlock non offre mai una spiegazione definitiva. Sì, c’è una scena in cui Holmes racconta ad Anderson come avrebbe fatto, includendo anche il dettaglio della pallina da squash che The Mentalist aveva reso famoso. Ma Anderson stesso sottolinea le incongruenze nella storia. E quando si volta per chiedere chiarimenti, Sherlock è sparito. È realmente accaduto quell’incontro? O era solo un’altra fantasia di Anderson? La serie lascia volutamente la questione in sospeso, negando al pubblico la soddisfazione di una risposta chiara.

La BBC aveva tra le mani l’opportunità di creare un momento televisivo memorabile, sfruttando anche l’assist involontario che The Mentalist aveva fornito. Potevano confermare la teoria della pallina da squash, magari aggiungendo ulteriori strati di complessità che solo un detective come Holmes avrebbe potuto architettare. Invece, scelsero l’ironia meta-testuale, dimenticando che il pubblico non ama sentirsi preso in giro quando ha investito emotivamente in una storia.

Il confronto con The Mentalist diventa ancora più stridente se si considera che quella serie, pur essendo un procedurale più tradizionale, aveva mantenuto un rapporto più onesto con i propri spettatori. Patrick Jane usava trucchi psicologici e osservazione acuta per risolvere casi, e quando la serie mostrava un suo stratagemma, lo spiegava con chiarezza. Non c’era bisogno di indovinelli irrisolti o di prese in giro del pubblico. Ora The Mentalist è disponibile su Prime Video e su Netflix, dando nuova linfa a tutti coloro che sono rimasti delusi da quella spiegazione poco convincente in Sherlock.

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