Titolo originale: Stranger Things: Tales from '85 , uscita: 23-04-2026. Stagioni: 2.
Stranger Things 5: i Duffer raccontano a Lucca come hanno costruito il finale della serie
03/11/2025 news di Sabrina Crivelli
A Lucca Comics & Games 2025, Matt e Ross Duffer e Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin e Noah Schnapp hanno ripercorso dieci anni nel Sottosopra. E rivelato che il finale di Stranger Things era stato deciso molto tempo prima

Prima ancora che il pubblico potesse vedere come sarebbe finita Stranger Things, Matt e Ross Duffer avevano già convissuto con quella conclusione per anni. A Lucca Comics & Games 2025, dove Netflix ha scelto di organizzare il primo grande evento internazionale dedicato alla quinta e ultima stagione, i due creatori hanno raccontato un dettaglio particolarmente significativo sul modo in cui hanno costruito l’atto conclusivo della serie: sapevano da circa sette anni dove volevano arrivare.
Il 31 ottobre il Teatro del Giglio ha accolto i Duffer insieme a quattro dei protagonisti cresciuti davanti alla macchina da presa dal 2016: Finn Wolfhard (Mike), Gaten Matarazzo (Dustin), Caleb McLaughlin (Lucas) e Noah Schnapp (Will). Fuori dal teatro, intanto, Piazza San Michele era stata trasformata da Netflix in una piccola estensione di Hawkins, con un padiglione dominato dalla presenza di Vecna.
Ma al centro dell’incontro non c’era tanto la promessa di una battaglia più grande. C’era soprattutto la necessità di concludere una storia iniziata quando i suoi protagonisti erano bambini.
Il finale di Stranger Things è stato scritto partendo dagli ultimi 40 minuti
La rivelazione più interessante dei Duffer riguarda proprio la scrittura. I due autori hanno spiegato di conoscere da sei o sette anni la destinazione finale della storia e di avere affrontato la quinta stagione in modo quasi inverso rispetto alla norma: prima gli ultimi 40 minuti dell’episodio conclusivo, poi tutto ciò che avrebbe dovuto condurre fin lì.
La ragione è semplice. Per i Duffer, se quella parte non avesse funzionato, sarebbe stato compromesso il senso dell’intera stagione. Il finale non doveva limitarsi a risolvere il conflitto con Vecna e il Sottosopra, ma restituire allo spettatore il peso di un percorso durato quasi un decennio.
È una distinzione importante perché aiuta a comprendere ciò che Stranger Things è sempre stata sotto la superficie del suo immaginario horror e fantascientifico. Demogorgoni, laboratori segreti, telecinesi e dimensioni parallele hanno fornito l’architettura spettacolare della serie, ma il suo vero movimento narrativo è quello di un racconto di formazione. Hawkins è il luogo nel quale diventare adulti significa incontrare materialmente ciò che nell’adolescenza appare mostruoso: perdita, solitudine, esclusione, desiderio e paura.
Non sorprende quindi che Ross Duffer abbia descritto l’ultimo episodio anche come un addio. La conclusione dei personaggi coincide inevitabilmente con quella di un gruppo di attori e autori che ha trascorso insieme una parte considerevole della propria vita.
Mike, Dustin, Lucas e Will: gli outsider sono sempre stati il cuore della serie
Le parole dei quattro attori a Lucca hanno rafforzato questa lettura. Wolfhard ha ricordato come la crescita di Mike abbia inevitabilmente finito per riflettere, pur in circostanze molto diverse, quella degli stessi interpreti. Nella stagione conclusiva il personaggio torna ad assumere una funzione fondamentale nel gruppo, cercando di tenerlo unito e di ritrovare quella capacità di guidarlo che aveva caratterizzato gli inizi.
Per Matarazzo, invece, Dustin arriva all’ultimo capitolo segnato dal dolore e dalla perdita. È un cambiamento importante per un personaggio spesso utilizzato come fonte di energia e leggerezza: la maturità passa anche attraverso l’impossibilità di sottrarsi alle conseguenze di ciò che è accaduto.
McLaughlin ha sottolineato l’evoluzione di Lucas, inizialmente il più diffidente del gruppo e progressivamente diventato uno dei personaggi emotivamente più complessi, soprattutto attraverso il rapporto con Max. Schnapp ha invece ricondotto Will al tema che forse meglio riassume l’intera serie: la difficoltà di trovare il proprio posto. Il ragazzo scomparso con cui tutto aveva avuto inizio è sempre stato, più degli altri, collegato al Sottosopra, ma anche alla sensazione di essere diverso e di non riuscire a esprimere pienamente ciò che è.
È qui che la nostalgia anni Ottanta, spesso considerata uno dei principali ingredienti del successo di Stranger Things, mostra i suoi limiti come spiegazione del fenomeno. I Duffer hanno ribadito a Lucca di avere costruito una storia sugli outsider. E probabilmente è proprio questo elemento, più delle biciclette, dei walkie-talkie, di Dungeons & Dragons o delle infinite citazioni cinematografiche, ad aver permesso alla serie di parlare anche a spettatori nati molto dopo il decennio che mette in scena.
La prima scena rimane una delle più importanti
Quando la conversazione si è spostata sui ricordi, il cerchio si è ristretto ancora una volta attorno alle origini. Tra i momenti evocati c’è la primissima scena girata con i ragazzi nello scantinato dei Wheeler, impegnati a giocare a Dungeons & Dragons: un’immagine apparentemente semplice che conteneva già il DNA della serie.
Prima dei mostri c’era un gruppo di amici intorno a un tavolo. Prima della mitologia del Sottosopra c’era un gioco che permetteva loro di costruire insieme mondi alternativi. E prima che Stranger Things diventasse uno dei fenomeni televisivi dell’era dello streaming, c’erano quattro ragazzini che il pubblico avrebbe visto crescere stagione dopo stagione.
La presenza di Wolfhard, Matarazzo, McLaughlin e Schnapp a Lucca aveva quindi un significato che andava oltre la promozione della quinta stagione. A pochi metri da una piazza trasformata in un gigantesco dispositivo promozionale dedicato a Vecna, l’incontro riportava paradossalmente Stranger Things alla sua dimensione più piccola e umana.
Perché la domanda decisiva posta dall’ultima stagione non era soltanto come sconfiggere il mostro. Era come lasciare Hawkins. E, dopo quasi dieci anni, come riuscire a salutare quei personaggi senza cancellare i bambini che erano stati.
© Riproduzione riservata
Mike, Dustin, Lucas e Will: gli outsider sono sempre stati il cuore della serie


