Taylor Sheridan contro Hollywood: “I dirigenti vogliono controllare tutto senza sapere come si sviluppa una storia”
30/06/2026 news di Stella Delmattino
Il creatore di Yellowstone e Landman critica il peso degli executive, liquida l'importanza degli Emmy e spiega perché non scrive pensando ai critici

Taylor Sheridan non ha mai nascosto di seguire una strada tutta sua e, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di cambiarla. Il creatore di Yellowstone e Landman ha approfittato di una lunga intervista per spiegare cosa pensa dell’industria televisiva, riservando critiche a dirigenti, critici e persino alla corsa ai premi.
Secondo Sheridan, il suo obiettivo non è conquistare gli Emmy, ma realizzare storie capaci di coinvolgere il pubblico.
Parlando del suo approccio creativo al The Bill Simmons Podcast, Sheridan ha spiegato di aver deciso fin dall’inizio della sua carriera di evitare gli stessi meccanismi che, a suo dire, dominano Hollywood.
“Sapevo che, quando ho iniziato a scrivere, volevo semplicemente non fare quello che facevano tutti gli altri. Tutti prendevano scorciatoie, infrangevano le regole fondamentali della narrazione perché non riuscivano a capire davvero la loro storia.”
Per lo sceneggiatore, il cinema e la televisione dovrebbero raccontare soprattutto attraverso le immagini.
“In un film dovresti mostrarmi cosa sta succedendo. È la macchina da presa che deve portare avanti la storia. I dialoghi dovrebbero servire a raccontare come i personaggi vivono ciò che accade, cosa sperano di fare o cosa rimpiangono.”
Secondo Sheridan, molti blockbuster moderni fanno invece affidamento su lunghe spiegazioni verbali.
“Ci sono continui scarichi di informazioni che devi seguire per arrivare all’azione, invece di far avanzare la trama proprio attraverso l’azione.”
Le parole più dure sono però rivolte ai dirigenti degli studios e delle reti televisive, accusati di esercitare un controllo creativo senza possedere una reale esperienza nella costruzione delle storie.
“Una volta non funzionava così. Gli sceneggiatori venivano lasciati liberi. I registi erano completamente liberi. Non c’erano riscritture infinite. Non c’erano riunioni con i dirigenti per parlare di tono, atmosfera e tutta questa roba.”
Secondo Sheridan, molti executive arrivano da percorsi professionali molto lontani dalla scrittura.
“Gli executive degli studios e delle televisioni sono, per la maggior parte, dirigenti del marketing. Oppure hanno studiato legge o altro. Poi finiscono a fare uno stage in qualche network e, con il tempo, diventano responsabili dello sviluppo. Ma cosa sanno dello sviluppo di una storia? Niente. E vanno nel panico perché pensano che il pubblico non capirà, visto che loro stessi non sono narratori.”
Per questo motivo ritiene che oggi siano proprio loro a determinare il destino dei progetti.
“La nostra industria, a questo punto, è davvero governata da questi dirigenti, perché sono loro a decidere se la tua sceneggiatura entrerà in produzione. E cercheranno di controllarne ogni singolo elemento.”
Quando ha firmato il suo accordo con Paramount, Sheridan racconta di aver chiarito fin da subito quale sarebbe stato il suo metodo di lavoro.
“Questa non è una democrazia. Non c’è un comitato. Mi pagherete, mi darete un sacco di soldi e io realizzerò queste serie. Sono una persona comune e racconterò storie che la gente comune capirà. È la maggior parte dell’America.”
Ed è proprio parlando del pubblico che arriva la frase destinata a far discutere.
“Con me non vincerete gli Emmy, ma io non sto cercando di vincere gli Emmy. Non è quello il mio obiettivo. Il mio obiettivo è far sedere qualcuno sul divano, emozionarlo, farlo riflettere, farlo ridere, spaventarlo, entusiasmarlo. È questo che voglio fare, perché è questo che cerco quando guardo una serie.”
Sheridan ha affrontato anche le critiche ricevute per il limitato spazio concesso a Demi Moore nella prima stagione di Landman, spiegando di averla avvertita fin dall’inizio che il suo personaggio sarebbe cresciuto più avanti.
“I critici mi attaccheranno. Diranno che sto sprecando Demi Moore, che non so scrivere personaggi femminili e tutte queste sciocchezze. Poi ucciderò suo marito e sarà lei a dover gestire la compagnia petrolifera.”
Infine, lo sceneggiatore ha chiarito quanto peso attribuisca ai giudizi della critica.
“I critici e io… non mi interessa cosa pensano e li infastidisce da morire che non mi interessi. Sarò il primo ad ammettere che a volte faccio apposta qualcosa per provocarli. E questa è una di quelle. Al diavolo, onestamente.”
Parole che confermano la filosofia di Sheridan: realizzare storie per il grande pubblico senza lasciarsi influenzare dalle aspettative dei critici, dalle dinamiche degli studios o dalla corsa ai premi televisivi.
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