17 aprile 2017

[recensione] Boston – Caccia all’uomo di Peter Berg

Mark Wahlberg è il protagonista della nona pellicola del regista della “classe operaia”, che resta nei confini del documentario seppur con struggente emotività

FacebookTwitterPocketInstapaperEmailPrint
17 aprile 2017
boston caccia

Terzo film che segna il connubio artistico tra Peter Berg e Mark Wahlberg, dopo Lone Survivor (2014) e Deepwater Horizon (2016), il regista e l’attore tornano a omaggiare la “working class” americana. Scevro da ogni velleità politica, il primo infatti ha dichiarato di aver voluto elogiare l’encomiabile lavoro delle forze dell’ordine, non solo durante momenti di grave pericolo per la sicurezza pubblica, ma anche e soprattutto nel quotidiano. “Quello che abbiamo visto a Boston — al pari Orlando o San Bernardino o Parigi — è stato il meglio che potessero dimostrare poliziotti, pompieri, FBI e tutte le altre figure della sicurezza pubblica. Sono persone che corrono verso il pericolo per aiutare, e lo fanno senza discriminare razze, ideologie politiche, orientamento sessuale o altri punti di vista differenti. Aiutano e basta, ed io penso sia un messaggio forte, soprattutto quando ci si focalizza solo sugli aspetti negativi”.

locandina Boston - Caccia all'uomoEmblema di questa filosofia è l’agente Tommy Saunders (Mark Wahlberg), unico personaggio fittizio di Boston – Caccia all’uomo (Patriots Day), che si trova per una sanzione a coordinare la sicurezza all’arrivo della maratona al momento dello scoppio, a pochi metri di distanza dai luoghi in cui avvengono le esplosioni. Tommy si prodiga fin da subito per aiutare le vittime dell’attentato, empatizzando fortemente con esse e partecipando alla caccia all’uomo che ne consegue, sostenuta molto bene dal ritmo incalzante del film che nonostante la lunghezza, riesce a tenere la tensione alternando anche qualche colpo di scena. Walhberg incarna l’eroe della visione del regista, al pari di Sully (2017) sono persone che svolgono al meglio il proprio lavoro, cercando di riportare ordine nel caos. Unica pecca è il discorso forzato e banale di Tommy, sul Bene contro il Male che sfocia nel patriottismo tipico americano, un encomio inutile a stelle e strisce che stona sullo stampo documentaristico del film. Non a caso a sfondo di molte scene sventola la bandiera americana, ribadendo il senso di unione e libertà volutamente espresso dal regista. A supporto di Wahlberg troviamo un cast degno di nota, che contribuisce a dare credibilità alla storia: Kevin Bacon nei panni di Richard DesLauriers, agente speciale FBI che organizza subito una task force per scovare i due terroristi, dettaglio importante che permette di identificarli è il fatto che a differenza di tutti gli altri, guardano nella direzione opposta alla corsa, come a rimarcare il contrasto tra “buoni” e “cattivi”. John Goodman è Ed Davis, il capo della polizia fin troppo ansioso di catturare i due terroristi e JK Simmons interpreta il sergente Jeffy Pugliese. Troviamo anche Michelle Monaghan che interpreta Carol Saunders, moglie dell’agente Tommy, che contribuisce a dipingere l’umanità e la normalità del personaggio di Wahlberg. I due attentatori, Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev (Themo Melikidze e Alex Wolff), due fratelli musulmani di origine cecena, sono descritti nella loro imperfetta umanità, come due sociopatici narcisisti non come guerrieri di Maometto in nome di chissà quali ideali di libertà. Perfettamente integrati nella società occidentale, al punto che Tamerlan voleva diventare lottatore olimpico di boxe per gli Stati Uniti e Dzhokhar era un normalissimo studente all’università di Boston. La moglie di Tamerlan, Katherine Russel, interpretata dalla Supergirl Melissa Benoist, rappresenta un’ideologia cieca figlia di una forma di ribellione alla cultura consumistica e menefreghista occidentale, anche nel suo caso descritta in modo asettico e afinalistico.

boston caccia all'uomoLa vera protagonista della pellicola, ispirata a Boston Strong di Casey Sherman, libro sull’attentato alla maratona di Boston del 2013, scritto assieme al giornalista Dave Wedge, risulta quindi la gente, lo specchio di una comunità che reagisce in modo compatto commemorando le vittime e cercando giustizia. La telecamera scende in strada con loro, con la giovane coppia che perse l’uso delle gambe, con il padre separato dal figlio dopo lo scoppio e con il coraggioso studente di origine cinese Dun Meng che riesce a fuggire dopo essere stato rapito dai due attentatori. La regia resta distaccata e secca, di stampo documentarista, cercando di minimizzare ogni ridondanza sul tema. Le inquadrature basse e la concitazione delle scene trasmettono l’emotività tipica dei personaggi di Berg, allievo più empatico di Michael Bay. Allo spettatore non vengono forniti spunti di riflessione sui motivi dell’attentato o su ulteriori chiavi di lettura, unico input è nelle parole di Tamerlan quando ribadisce che l’11 settembre è opera del governo americano, frase lasciata cadere senza ulteriori elucubrazioni. Il film si chiude con i fotogrammi commemorativi delle vittime e con le interviste ai sopravvissuti. Il ragazzo della coppia che vediamo nel film, anni dopo riesce a portare a termine, con una protesi sulla gamba amputata, la stessa maratona che l’aveva mutilato nel 2013, percorrendo con determinazione proprio quegli ultimi sofferti metri di Boylston Street in cui la sua vita era cambiata per sempre. Un messaggio positivo di voglia di ricominciare e andare avanti.

Menzione particolare merita inoltre la colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross, (Gone Girl e Before the Flood), particolarmente azzeccata nel tenere il ritmo da thriller del film. Frutto di una collaborazione costante fra regista e compositori, che hanno dichiarato di avere inizialmente lavorato a scatola chiusa, a differenza di Gone Girl di cui avevano visto un’anteprima. Ne risulta una soundtrack fluente che dona unitarietà alle scene del film. Reznor e Ross con questo lavoro si confermano pionieri del rinnovato ambito della composizione per il cinema. In conclusione quindi si evince lo sforzo del regista nel creare un prodotto che risulta troppo didascalico, forse più adatto a un documentario televisivo, essendo ricco di pathos ma carente di strutture cinematografiche.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Boston – Caccia all’uomo, nei nostri cinema dal 20 aprile:

Articolo
Titolo
[recensione] Boston - Caccia all'uomo di Peter Berg
Descrizione
Mark Wahlberg è il protagonista della nona pellicola del regista della “classe operaia”, che resta nei confini del documentario seppur con struggente emotività
Autore
Nome del publisher
Il Cineocchio
Logo del publisher

Articoli correlati

Inserisci un commento