19 giugno 2017

[dossier] 15 Curiosità sull’universo dei Mostri classici della Universal (parte II)

Da Lon Chaney Jr. a Boris Karloff, molti sono i retroscena che hanno coinvolto le star dei film in bianco e nero dagli anni ’30 ai ’50

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19 giugno 2017
mostri Universal classici

Proseguiamo il nostro percorso che si dipana attraverso il mondo dei Mostri Classici della Universal (leggete la prima parte), in cui potrete scoprire altre 9 curiosità sul celebre universo cinematografico in bianco e nero:

La Moglie di Frankenstein9. La Moglie di Frankenstein fu ispirato dal comportamento dei cigni

Seppur lei sia considerata uno dei un personaggio iconici del franchise, nonché uno dei membri ufficiali della line-up dei Mostri Universal, il soggetto che dà il nome alla pellicola La Moglie di Frankenstein (Bride of Frankenstein) non apporta molto all’economia complessiva. Difatti, la suddetta appare letteralmente solo per cinque minuti, subito prima di morire, per poi non ritornare mai più in alcun sequel. Come in un minutaggio così misero sia stato possibile lasciare un segno così profondo? Il quesito è ancor più stringente se si aggiunge al poco spazio, il fatto che la consorte in oggetto non abbia nessun tipo di congedo verbale, o alcuna frase ad effetto, ma si limiti per lo più a muovere la testa e sibilare. Per conferire, dunque, massima incisività al momento, come poi si scoprì, l’attrice Elsa Lanchester basò la sua interpretazione sul comportamento dei cigni, che avrebbe osservato a Regent’s Park a Londra, da lei definite “creature davvero molto brutte”. Con l’aggiunta dell’audio il tutto venne reso ancora più strano, essendo i suoi singolari sibili riprodotti a ritroso in post-produzione, rendendo il segmento decisamente singolare.

8. Boris Karloff non voleva che il mostro di Frankenstein parlasse in uno dei sequel

Dopo essere stato muto per tutto il primo Frankenstein, la creatura impara a parlare in La Moglie di Frankenstein, ma il suo interprete, Boris Karloff, non era assolutamente d’accordo, anzi odiava l’idea e sosteneva che rovinasse il fascino del personaggio. Una volta dichiarò a riguardo: “Discorso! E’ stupido! La mia tesi è che se il mostro ha avuto un qualche impatto o fascino, è perché era incapace di esprimersi. Questa grande, goffa, creatura inarticolata”. Un altro effetto collaterale di questo sviluppo, è che le guance dello stesso appaiono in tal caso meno cave. Questo perché durante le scene l’attore doveva tenere la lingua sotto la sua dentiera. Il tempo però pare aver dato ragione a Karloff che, alla fine, ha ottenuto quello che voleva, dacché nel successivo film, il mostro è tornato a essere muto.

The Invisible Man7. James Whale non voleva girare un sequel di Frankenstein

Parlando di La Moglie di Frankenstein, il regista James Whale ha contestato in toto il concetto stesso di girare un sequel di Frankenstein, dicendo che aveva già “spremuto l’idea”. Aveva ragione ad essere onesti, ma la Universal stava pensando a un sequel già nel 1931, il che spiega la decisione dell’ultimo minuto di far sopravvivere Henry nel film. Lo studio voleva inoltre avere il cineasta a bordo per il nuovo capitolo, soprattutto dopo che il suo successivo film, L’uomo Invisibile (The Invisible Man), fu un successo enorme. Whale non era inizialmente molto convinto di dirigere il seguito, ma alla fine decise di firmare verso la fine del 1934. Lo studio era invece sicuro che sarebbe tornato, tanto che aveva già iniziato a diffondere comunicati stampa relativi alla nuova pellicola, intitolata Il Ritorno di Frankenstein, già nel 1933. Quando Whale fece quindi la sua comparsa dietro alla macchina da presa, esistevano già diverse versioni pronte della sceneggiatura, che tuttavia non gli piacquero molto; anzi, definì lo script ‘una schifezza’. Questo finché non assunse John L. Balderston, che aveva già lavorato su una prima bozza del primo film, in cui era approfondito il fatto che Frankenstein avesse un compagno, menzionato peraltro brevemente nel romanzo originale.

6. Gli effetti speciali di L’uomo Invisibile furono ottenuti grazie al velluto nero 

Gli effetti speciali in L’uomo Invisibile potrebbero anche essere dati per scontato oggi, se si considera che chiunque li può ricreare utilizzando Final Cut e un iPhone, ma nel lontano 1933, era assai più complesso rendere invisibile la pelle di un attore. Com’era dunque possibile ottenere tale risultato con una tecnologia primitiva? Lo stesso John Fulton, mago degli effetti visivi, non era sicuro che potesse essere fatto e asserì al contrario in un’intervista che il copione era “pieno zeppo di scene con effetti speciali di difficile realizzazione“, chiedendosi se “pur avendo a disposizione delle moderne tecniche filmiche” fosse davvero possibile ottenere “tutte le scene incredibili, che erano richieste”. Riuscì però a trovare una soluzione al dilemma: in una prima fase, la scena era girata con tutti gli altri attori, mentre fingevano che l’uomo invisibile fosse realmente presente; poi, fecero indossare a Claude Rains un abito di velluto nero, e recitare in un set ricoperto interamente di velluto nero, unendo in fase di post-produzione il tutto con una tinteggiatura opaca. Nello specifico Fulton spiegò, “Da quel negativo facemmo un duplicato e un controtipo negativo, di cui poi abbiamo poi intensificato l’effetto per rendere l’opaca la stampa. Poi, con una normale impressione [della pellicola] abbiamo proceduto nella realizzazione della nostra composizione: per prima cosa abbiamo stampato il positivo dello sfondo e della normale azione, utilizzando il negativo opaco per nascondere l’area dove i vestiti dell’uomo invisibile dovevano muoversi. Successivamente abbiamo proceduto a una seconda impressione, usando il positivo opaco per schermare l’area già impressa in precedenza”. Questo ha richiesto un’incredibile mole di lavoro, ma certo ci porta ad asserire che L’uomo Invisibile risulti sorprendentemente ben realizzato per un film girato più di 80 anni fa, e questo solamente grazie al magnifico lavoro di John Fulton.

Frankenstein Meets the Wolf Man5. Il mostro di Frankenstein aveva in origine un dialogo in Frankenstein contro l’uomo lupo

Nel copione di Frankenstein contro l’uomo lupo (Frankenstein Meets the Wolf Man), il mostro del titolo aveva in origine dei dialoghi, ma ogni singola parola venne poi tagliata dal film. Questo avvenne in fase di post-produzione, fatto che si desume in diverse scene, in cui è ancora possibile vedere la bocca di Bela Lugosi muoversi, senza che però lui emettesse alcuna parola. Cosa successe quindi? A quanto pare, nei test di screening con il pubblico, tutti scoppiarono a ridere quando sentirono Lugosi parlare con un accento ungherese. Non riuscivano a prenderlo sul serio, strano a dirsi considerando che l’attore aveva già parlato nel film precedente, Il terrore di Frankenstein (Ghost of Frankenstein). In quel caso, però, stava impersonando Ygor intrappolato all’interno del corpo del mostro. Nel copione originale di Frankenstein contro l’uomo lupo veniva anche detto al pubblico, per bocca del mostro, il motivo per cui si comporta in modo così strano (diventò cieco in Il terrore di Frankenstein), ma questo faceva parte di dialoghi che vennero rimossi, lasciando gli spettatori confusi. Non sarebbe stato meglio vederli ridere, piuttosto che vederli perplessi per tutto lo svolgimento? Evidentemente la Universal non la pensava così.

4. Il Figlio di Dracula è il primo film dove qualcuno si trasforma in pipistrello

Quale fu il primo film del franchise Universal sui Mostri a contenere un personaggio che si trasforma in un pipistrello? È stato forse Dracula con Bela Lugosi? Assolutamente no. Solamente 13 anni dopo l’uscita del suddetto, tale leggendaria trasformazione approdò sul grande schermo. Infatti, ad essere precisi, nel capostipite con la star di origini rumene, il Conte effettivamente si mutava nel mammifero notturno ad un certo punto, ma la trasformazione non avveniva davanti all’occhio della cinepresa, mentre ciò si verificò solo in Il Figlio di Dracula (Son of Dracula), terzo film della serie. L’effetto speciale venne creato ancora una volta da Fulton ed è divenuto un passaggio irrinunciabile per la filmografia vampiresca successiva.

House-of-Dracula_043. Ci sono quattro mostri di Frankenstein in La casa degli orrori

La casa degli orrori (House of Dracula) è uno dei più grandi crossover della Universal, con Dracula, l’Uomo Lupo e il mostro di Frankenstein, anzi non solo uno, ma quattro. L’attore principale che interpreta quest’ultimo è Glenn Strange, ma ci sono anche brevi spezzoni della versione incarnata da Lon Chaney Jr. da Il terrore di Frankenstein, nonché una scena tratta da La Sposa di Frankenstein con Boris Karloff nei panni della terrificante creatura. Infine, il finale presenta delle clip da Il terrore di Frankenstein, in cui il medesimo è reso ancora una volta da Lon Chaney Jr. e dalla sua controfigura, Eddie Parker.

2. Colui che vestiva gli scomodi panni de’ Il Mostro della Laguna Nera non riusciva a vedere quasi nulla

Essere coperto da chili di trucco durante le riprese è stato per molti degli attori che hanno incarnato le terrificanti creature Universal una vera e propria sfida, ma anche indossare un costume da mostro ha presentato le sue difficoltà, come avvenne per Il Mostro della Laguna Nera (Creature from the Black Lagoon), in cui Ricou Browning ebbe non pochi problemi a vestire i pesantissimi abiti di scena. Essi, infatti, si surriscaldavano immediatamente e avendoli indosso non era possibile sedersi per l’intera giornata di lavoro, ossia 14 ore al giorno. Oltre ad essere veramente scomodi, rendevano praticamente impossibile la vista, come rivelò colui che l’indossava, che asserì addirittura che ebbe difficoltà a vedere ad un palmo dal proprio naso per l’intera durata delle riprese e Spiegò: “Non indossavo occhiali o maschere facciali e gli occhi della parte superiore della tuta distavano circa un pollice dai miei … è stato un po’ come guardare attraverso il buco della serratura, è stato davvero difficile”. Tale menomazione visiva portò altresì ad alcuni pericoli non trascurabili in fase di riprese; nella fattispecie, durante la sequenza della grotta, Browning fece sbattere accidentalmente la testa di Julie Adams sulle rocce artificiali. Eppure se torniamo indietro a riguardarla, non pare poi così altrettanto spaventoso, almeno se non pensiamo che fosse realizzata da un attore esausto per le infinite ore di lavoro, il quale cercava disperatamente di orientarsi su un set che riproduceva una grotta finta, con un’attrice terrorizzata dalla sua co-star, che pregava solo che non la ferisse gravemente durante il processo.

Il Mostro della Laguna Nera1. La Universal smise quasi di produrre film sui mostri

La serie originale sui mostri arriva fino agli anni ‘50, ma per un soffio non si esaurì molto prima di quella data, ovvero quando, dopo il 1936, lo studio decise di interrompere completamente i film ad essa appartenenti. Tuttavia, per merito di un cinema a Los Angeles, Dracula, Frankenstein, l’Uomo Lupo e tutti gli altri furono riportati in vita e sul grande schermo. Nel 1938, il proprietario del Regina Theatre a Beverly Hills stava lottando per sopravvivere e così stipulò un accordo commerciale per mostrare Dracula, Frankenstein e Il Figlio di King Kong (The Son of Kong). L’intenzione in principio era di tenere in cartellone i suddetti titoli per soli quattro giorni, ma fu un successo inaspettato, con code di spettatori che si estendevano per tutto l’isolato. In un articolo del Motion Picture Daily è riferito, “il traffico di Beverly Hills è stato fermo attorno al cinema per tutta la prima notte. La polizia ha aiutato a mantenere il pubblico in fila. Gli incassi hanno fatto venire le vertigini al cassiere del Regina”. Presto, l’evento di quattro giorni si estese a tempo indeterminato. Altre sale iniziarono a imitarne l’esempio e la Universal si rese conto che c’era ancora una richiesta enorme per questi mostri. Immediatamente, programmarono altri sequel e Il Figlio di Frankenstein uscì nel mese di gennaio del 1939. Non attesero certo molto e non è chiaro se, in caso la proiezione sopracitata non fosse mai stata organizzata, o fosse andata male, la casa di produzione avrebbe rinunciato a rilanciare l’orrorifico universo cinematografico; comunque sia è andato tutto bene e l’horror degli anni ’40 è stato influenzato in maniera non indifferente dal proprietario di un cinema in cerca di guadagni per rimanere in attività.

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