Altro che Nolan: scopri i film che reinterpretano l’Odissea omerica in chiavi sempre diverse
21/07/2026 news di Andrea Palazzolo
Scopri come questi film reinterpretano l'Odissea di Omero. Dal viaggio epico alla nostalgia del ritorno a casa.

Christopher Nolan ha appena consegnato al cinema contemporaneo la sua visione dell’Odissea, e per molti spettatori l’esperienza è stata così potente da generare un’urgenza immediata: rivederlo, prolungare quella sensazione, immergersi nuovamente in quella narrazione epica che attraversa millenni. Ma c’è un altro modo per esplorare l’eredità del poema omerico, ed è quello di riscoprire come il cinema, nei decenni, abbia continuamente attinto a quella fonte primordiale della narrazione occidentale.
L’Odissea è il DNA di quasi ogni storia che conosciamo: il viaggio dell’eroe, il desiderio struggente del ritorno a casa, gli ostacoli sovrumani, la fedeltà che resiste al tempo, l’astuzia che trionfa sulla forza bruta. Ogni volta che vediamo un protagonista lottare contro forze più grandi di lui per tornare da chi ama, stiamo guardando una rielaborazione di Ulisse che naviga verso Itaca.
Ogni film in questa lista dialoga con l’Odissea secondo modalità diverse: c’è chi la riadatta esplicitamente, chi ne cattura lo spirito visivo e tematico, chi la trasforma in commedia o fantascienza. Ma tutti condividono quella qualità epica, quel senso di viaggio trasformativo che Nolan ha appena riportato sullo schermo con maestria.
1. Interstellar (2014)
Iniziamo dal più ovvio, eppure necessario: Interstellar. Il film del 2014 rappresenta probabilmente il precedente più diretto dell’Odissea di Nolan. Matthew McConaughey interpreta Cooper, un pilota della NASA che deve abbandonare la Terra morente e sua figlia Murph per viaggiare attraverso un wormhole alla ricerca di un nuovo pianeta abitabile per l’umanità. Ma come Ulisse, il suo vero nemico non sono i mostri o gli dei capricciosi, ma il tempo stesso.
Mentre lui invecchia lentamente nello spazio profondo, sulla Terra passano decenni. La scena in cui Cooper guarda i messaggi video accumulati negli anni, vedendo sua figlia crescere e diventare più vecchia di lui, è puro strazio odissiaco. L’intero film è costruito sulla tensione tra il dovere verso l’umanità e il desiderio disperato di tornare a casa, proprio come l’eroe greco diviso tra gloria e nostos.
2. Lawrence d’Arabia (1962)
Facciamo un salto indietro di mezzo secolo, fino al 1962, quando David Lean realizzò Lawrence d’Arabia, forse il più grande film epico mai girato. La connessione con l’Odissea è più sottile ma non meno profonda. T.E. Lawrence, interpretato da un magnetico Peter O’Toole, è un ufficiale britannico che si perde letteralmente e metaforicamente nel deserto arabo durante la Prima Guerra Mondiale. Come Ulisse, Lawrence è un uomo di ingegno più che di forza, capace di unire tribù rivali attraverso l’astuzia e il carisma.
Ma è anche un uomo tormentato dalla propria identità, diviso tra il suo ruolo di britannico e l’identificazione con il popolo arabo. Il film di Lean condivide con l’Odissea quella dimensione di viaggio interiore tanto quanto fisico, dove il protagonista deve confrontarsi con versioni sempre diverse di se stesso prima di poter davvero “tornare a casa”, anche quando quella casa non esiste più.
3. Fratello, dove sei? (2000)
Molto più irriverente, ma non meno fedele nello spirito, è Fratello, dove sei? dei fratelli Coen. Qui siamo nel Mississippi della Grande Depressione, e Ulysses “Everett” McGill, con il volto di George Clooney e una parlantina inarrestabile, è evaso dal carcere con due compagni altrettanto improbabili. La moglie Penny lo ha dichiarato morto e sta per risposarsi. Nel suo viaggio verso casa, Everett incontra sirene che cantano vicino a un fiume, un ciclope monco interpretato da John Goodman, un profeta cieco su una draisina ferroviaria.
I Coen trasformano l’epica in farsa, l’eroismo in commedia degli equivoci, ma mantengono intatta la struttura narrativa fondamentale: un uomo che deve usare l’intelligenza per superare prove e tornare dalla donna che ama. La colonna sonora bluegrass e gospel aggiunge uno strato di autenticità americana a una storia che ha attraversato il Mediterraneo antico per approdare nel Sud profondo.
4. Sentieri selvaggi (1956)
Nel 1956, John Ford e John Wayne crearono Sentieri selvaggi, un western che è diventato uno dei film più influenti della storia del cinema. Ethan Edwards torna a casa in Texas dopo la Guerra Civile, ma la sua pace dura poco: i Comanche attaccano il ranch di suo fratello, massacrando la famiglia e rapendo sua nipote Debbie. Quello che segue è un’odissea di cinque anni attraverso territori ostili, con Ethan che diventa sempre più ossessionato, più cupo, più vicino ai “selvaggi” che sta cacciando.
Come Ulisse, Ethan è un eroe profondamente imperfetto, consumato dal rancore e dalla vendetta. Il film di Ford pone una domanda radicale: cosa succede quando il viaggio cambia l’eroe così profondamente che il ritorno a casa diventa impossibile? Ethan salva Debbie, ma nell’inquadratura finale resta fuori dalla porta, incapace di entrare nella civiltà che ha difeso. È l’Odissea riletta come tragedia americana, dove il nostos fallisce.
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