Clown Panic: i pagliacci assassini terrorizzarono davvero l’America nel 2016, il trailer ricostruisce la psicosi
25/09/2026 news di Stella Delmattino
Tutto cominciò con alcune inquietanti segnalazioni in South Carolina, prima che avvistamenti, imitatori e minacce trasformassero il fenomeno in un caso internazionale

Per qualche settimana del 2016, i clown sembrarono essere ovunque. Nei boschi, ai bordi delle strade, vicino alle scuole. Alcuni avrebbero cercato di attirare bambini mostrando loro del denaro, altri apparivano nei video girati con gli smartphone, mentre online cominciavano a circolare minacce sempre più inquietanti.
La situazione divenne talmente surreale che la polizia dovette intervenire, alcune scuole presero precauzioni e i clown professionisti si ritrovarono improvvisamente associati a una figura che sembrava uscita da un film horror.
Dieci anni dopo, Clown Panic torna su una delle più strane psicosi collettive dell’era dei social network.
Il documentario diretto da Ed Perkins ricostruisce infatti la cosiddetta creepy clown craze attraverso filmati d’archivio, video diventati virali e interviste a testimoni, forze dell’ordine, commentatori culturali e clown professionisti. E il trailer appena diffuso mostra quanto rapidamente una storia locale riuscì a trasformarsi in qualcosa di enormemente più grande.
Tutto iniziò con dei clown nei boschi
Uno degli episodi che contribuirono a innescare la paura risale all’agosto del 2016, quando alcuni residenti del complesso residenziale Fleetwood Manor di Greenville, in South Carolina, cominciarono a riferire strani avvistamenti nei boschi vicini.
Secondo le testimonianze raccolte all’epoca, alcuni bambini sostenevano di aver visto persone vestite da clown e che queste avrebbero tentato di convincerli a seguirle tra gli alberi, anche mostrando del denaro. Una residente raccontò inoltre che numerosi bambini del quartiere le avevano chiesto se avesse visto anche lei i clown.
La vicenda venne presa abbastanza sul serio da spingere la gestione del complesso a distribuire un avviso ai residenti e le autorità ad aumentare i pattugliamenti nella zona.
C’era però un particolare fondamentale: le forze dell’ordine non riuscirono a trovare prove che confermassero i primi racconti. Nessun covo di clown nei boschi, nessun costume abbandonato e nessun elemento concreto che dimostrasse che qualcuno stesse realmente tentando di rapire dei bambini.
Avrebbe potuto finire lì. Accadde esattamente il contrario.
Da una storia locale a una psicosi nazionale
Televisioni e siti iniziarono a raccontare gli avvistamenti. Le immagini passarono sui social. Comparvero fotografie, video, nuove testimonianze e inevitabilmente imitatori.
Nel giro di poche settimane segnalazioni di inquietanti figure vestite da clown arrivarono da numerosi Stati americani. Non tutte raccontavano la stessa cosa e, soprattutto, non tutte avevano lo stesso grado di attendibilità: insieme a racconti impossibili da verificare comparvero scherzi, false denunce e persone che sfruttavano deliberatamente la paura per terrorizzare gli altri.
Era il meccanismo perfetto per alimentarsi da solo. Più i media parlavano dei clown, più persone cominciavano a cercarli. Più persone li cercavano, più fotografie e segnalazioni apparivano online. E più quelle immagini circolavano, più diventava allettante per qualcuno indossare davvero una maschera e partecipare al fenomeno.
La paura uscì rapidamente da Internet. La vicenda coinvolse forze dell’ordine e istituti scolastici e generò vere preoccupazioni per la sicurezza, mentre le notizie sugli avvistamenti continuavano a moltiplicarsi.
Persino Stephen King, il cui Pennywise aveva contribuito enormemente a fissare nell’immaginario popolare l’immagine del clown terrificante, intervenne pubblicamente invitando a ridimensionare l’isteria.
I clown assassini attraversarono l’Atlantico
A rendere ancora più straordinaria la storia fu la velocità con cui il fenomeno superò i confini americani.
Nell’autunno del 2016 segnalazioni e imitazioni arrivarono anche nel Regno Unito, in Canada, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda. In Gran Bretagna la polizia registrò diversi episodi di persone travestite da clown che spaventavano o inseguivano passanti, mentre le autorità avvertivano che simili scherzi potevano avere conseguenze reali.
Quello che era cominciato con alcuni racconti provenienti da un complesso residenziale della South Carolina si era ormai trasformato in un fenomeno internazionale.
Ed è proprio questa trasformazione che sembra interessare soprattutto Clown Panic: non stabilire semplicemente quanti dei clown fossero “veri”, ma capire come una storia difficile da verificare poté diventare abbastanza potente da modificare il comportamento di milioni di persone.
Le vere vittime furono anche i clown
Il trailer mostra anche il lato più assurdo della vicenda: mentre l’America aveva paura dei clown, chi faceva davvero il clown per mestiere cominciò ad avere paura dell’America.
Performer professionisti videro infatti il proprio lavoro improvvisamente associato alle immagini di uomini mascherati che circolavano online. Alcuni temevano persino che presentarsi in pubblico in costume potesse provocare reazioni aggressive.
Uno degli intervistati nel documentario riassume l’assurdità della situazione con una battuta:
«Non conosco clown che vogliano andare in giro ad ammazzare un mucchio di bambini. Voglio dire, sono i tuoi clienti.»
È divertente, ma centra perfettamente il paradosso che Clown Panic vuole ricostruire.
Il clown era già da decenni una figura ambigua dell’immaginario horror, da Pennywise fino alle innumerevoli variazioni cinematografiche del clown assassino. Nel 2016, però, quell’immagine sembrò improvvisamente uscire dalla finzione e contaminare la realtà.
Ma cosa era successo davvero?
Non esisteva un esercito organizzato di clown assassini che attraversava gli Stati Uniti. Le prime inquietanti testimonianze di Greenville non vennero confermate dalle indagini, mentre il fenomeno successivo mescolò episodi differenti: scherzi, imitatori, minacce, false segnalazioni, video virali e alcuni comportamenti realmente pericolosi.
Proprio per questo la storia resta interessante dieci anni dopo.
Clown Panic la presenta come una collisione tra paura, social media, cultura popolare e un’America attraversata da forti tensioni: una leggenda urbana capace di propagarsi a una velocità che sarebbe stata molto più difficile soltanto pochi anni prima.
Il documentario è diretto da Ed Perkins e prodotto da Jonathan Chinn e Simon Chinn attraverso Lightbox, con Suzanne Lavery come executive producer.
Clown Panic arriverà a ottobre su Hulu negli Stati Uniti e su Disney+ a livello internazionale, giusto in tempo per Halloween.
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