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6/10 su 5248 voti. Titolo originale: Cloverfield , uscita: 15-01-2008. Budget: $25,000,000. Regista: Matt Reeves.

Dossier | Cloverfield di Matt Reeves: il film di Godzilla (sotto mentite spoglie) più riuscito a Hollywood

01/03/2021 recensione film di William Maga

Nel 2008, il regista tornava nei cinema con un monster movie in found footage misterioso e spiazzante prodotto da J.J. Abrams, capace di surclassare produzioni ben più ricche

cloverfield film 2008 matt reeves mostro

A quasi quindici anni di distanza, l’eredità di Cloverfield è ancora potente per una serie di motivi. Perché è stato il primo film in cui la Bad Robot Productions di J.J. Abrams ha trasferito completamente (e in modo stuzzicante) la sua tipica strategia di marketing della “scatola misteriosa” dalla televisione al cinema (siti paralleli che rimandavano a chissà quali collegamenti ecc.), per la natura criptica della mancanza di informazioni pre-distribuzione, di spoiler o persino di annunci di casting, che ha reso la sua uscita improvvisa e relativo apocalittico trailer ancora più sbalorditivi – almeno quanto poteva esserlo un enorme mostro venuto da chissà dove che semina il caos nel centro di New York City staccando addirittura la testa della Statua della Libertà e facendola precipitare a centinai di metri di distanza.

Ma più che una macchina pubblicitaria perfettamente progettata, l’eccitazione generata da Cloverfield è sopravvissuta, tanto che nel 2016 – dopo moltissimi rumor – è arrivato un sequel spirituale intitolato 10 Cloverfield Lane (e poi il ben meno notevole Cloverfield Paradox … già). Ciò è dovuto prevalentemente al fatto che, mentre il film al tempo cavalcava l’onda della popolarità del sottogenere found footage fanta-horror della fine degli anni 2000 / inizio 2010, il prodotto finito in realtà utilizzava la sua premessa in modo accorto e intelligente: Cloverfield è, infatti, un’avventura pungente, elettrizzante e – in definitiva – spiazzante incentrata su un dio irato con l’umanità raccontata secondo il punto di vista delle formichine che brulicano urlanti ai suoi piedi.

cloverfieldCloverfield è stato anche una scusa per mettere in mostra le vere abilità del regista Matt Reeves e dello sceneggiatore Drew Goddard (il cui talento è stato più che doppiamente confermato negli anni successivi da opere come Blood story, L’alba del pianeta delle scimmie, Quella casa nel bosco e The Martian). Infine, è stata un’opportunità per fare qualcosa che nessun grande studio statunitense è – ancora oggi – riuscito a girare con completo successo: è stato un grande film di Godzilla e di Kaiju, capace di catturarne l’essenza e lo spirito dello origini.

Anche se il famoso lucertolone non appare mai – naturalmente – in Cloverfield, e il mostro presente al suo posto assomiglia più all’abominevole progenie di una tarantola e di un granchio gigante dell’Alaska, l’ombra del Re dei mostri cinematografici giapponesi si profila in ogni detrito caduto al suolo che i protagonisti schivano … e in ogni nota della travolgente e roboante marcia che il compositore Michael Giacchino inserisce sui titoli di coda. A guardare bene, quindi, ci troviamo davanti a un film di Godzilla in tutto tranne che nel nome sulla locandina, superiore sia di quello del 1998 che a quello del 2014 che lo riportano effettivamente – e anche di Pacific Rim per restare in zona.

Una vera forza della natura

In vista dell’uscita del Godzilla della Warner Bros. e della Legendary Pictures nel 2014, la ruota della promozione girò tutta intorno alla necessità di enfatizzare che il mostro del titolo sarebbe stato inquadrato adesso come una “forza della natura”. Una reinterpretazione interessante di un bestione che di solito causava, appunto, quel tipo di danni riservati ai disastri naturali. Tuttavia, come si è poi scoperto, non si rivelò esattamente una forza, né si dimostrò un disastro per la località al centro del film, San Francisco.

Piuttosto, quella scelta venne fatta per ‘abbellire’ nuovamente l’immagine del popolare lucertolone nucleare originario del Giappone gettandogli contro altri mostri suoi pari da combattere. E se questa decisione derivò quasi certamente da necessità di world-building (e di titillazione dei nerd …), il risultato fu che ora del terzo atto la presenza di Godzilla sullo schermo era stata per lo più relegata a una Royal Rumble con altri due titani, in cui la portata e lo scopo della grande minaccia inziale si erano per lo più persi in favore di tumultuose creazioni in CGI. In definitiva, il senso della sua presenza nella vita del personaggio principale del film (il tenente Ford Brody interpretato da Aaron Taylor-Johnson) diventava così di dargli una sorta di ‘cenno di incoraggiamento’ mentre il protagonista si affrettava a disarmare un subdolo meccanismo di script – letteralmente progettato – a orologeria.

E qui abbiamo fatto riferimento a quello che, tra i due (non consideriamo King of Monsters del 2019), era (è?) considerato il più riuscito degli adattamenti hollywoodiani.

cloverfieldNella variazione del 1998 di Godzilla, la distruzione era relegata invece ad essere mero piacere visivo per gli occhi dello spettatore, nonché puro action porn sfrenato, in pieno stile Roland Emmerich. Eppure, anche nei suoi giorni di gloria precedenti l’11 settembre, la scarsa sensibilità con cui il regista aveva progetto che una gigantesca iguana mutata abbattesse il Chrysler Building e poi facesse dolcemente all’amore con l’Empire State Building aveva lasciato molto a desiderare.

In ogni caso, anche Cloverfield è caratterizzato da una massiccia distruzione di New York City. Come detto, la Statua della Libertà stessa viene memorabilmente decapitata già nel primo trailer, e ben presto anche il ponte di Brooklyn, Columbus Circle e ciò che resta di Central Park subiscono una sorte affine. Tuttavia, l’effetto di questa devastazione sullo schermo è genuinamente terrificante e palpabile.

Utilizzando abilmente uno stile da cinema verità che molti altri found footage cerca(va)no di cogliere, Cloverfield ricorre alla prospettiva ‘al livello del suolo’ di un gruppo di individui in balìa del mastodontico Kaiju e l’effetto è esaltante … così come pure ricorda molto i film di mostri della Toho degli albori, prima che lo studio giapponese ammorbidisse l’immagine di Godzilla in favore di un personaggio ‘per famiglie’. La repentinità con cui la bestia senza nome in Cloverfield attacca la città è sorprendentemente disorientante, perché il ‘filmino casalingo’ appare proprio quello che sembra: un video amatoriale goffamente girato da un amico emotivamente insensibile prima, durante e dopo una festa di arrivederci.

Quando si scatena il caos notturno, il mostro è percepibile – non ancora visibile per intero – nelle ondate di polvere e detriti sollevate dai grattacieli che crollano, nelle grida delle persone in lontananza che vengono divorate vive e nell’orrore del vedere i carri armati dell’esercito avventurarsi in una direzione mentre i protagonisti corrono nell’altra. Se il budget di Cloverfield – 25 milioni di dollari – è esiguo se paragonato ai già citati blockbuster di Hollywood, l’impatto della vaga presenza del mostro è monumentale ed epico, anche se il cosiddetto ‘action porn’ legato alle scene di distruzione è ridotto ai minimi. Anzi, evoca intenzionalmente il vantaggio ‘sul campo’ di trovarsi a Manhattan durante un disastro naturale … o un attacco terroristico. Quindi la “forza della natura” in questione diventa una minaccia ineludibile piuttosto che una battuta ‘a effetto’ – che risuona però ridicola … – per un attore illustre come Ken Watanabe.

cloverfield film 2008 reevesCi preoccupiamo di chi viene calpestato

Nel Godzilla del 1998, le caratteristiche più evidenti del protagonista Niko Tatopoulous erano che fosse interpretato da Matthew Broderick (e che nessuno riesce a pronunciare il suo cognome …). Certo, Jean Reno come agente dei servizi segreti francesi avrebbe potuto essere usato in ogni scena del film, ma il resto dei personaggi secondari, tra cui Maria Pitillo come l’aspirante giornalista Audrey e Hank Azaria come suo cameraman del notiziario locale, erano stati presi direttamente dal ‘manuale della commedia romantica’ degli anni ’90. In altre parole, ammazzavano il tempo in vista della successiva scena di demolizione.

Il Godzilla di Gareth Edwards poteva invece contare su un eroe straordinariamente avvincente come il Joe Brody di Bryan Cranston, una figura che viene però fatta fuori praticamente subito in favore del figlio Aaron Taylor-Johnson e di una sprecata Elizabeth Olsen, nell’ingrato ruolo della moglie in pericolo. Due giovani attori con potenziale, per lo più rassegnati a ‘riempire’ le scene tra una botta di caos mostruoso e l’altra.

Sebbene anche il cast di Cloverfield non vanti chissà quali nomi da Oscar, viene affidato loro molto più materiale su cui lavorare rispetto alle consuete urla di terrore – con relative corse a perdifiato – o battute anni ’90. In effetti, la semplice motivazione per il Rob Hawkins di Michael Stahl-David per affrontare un pericoloso tragitto da Tribeca attraverso una Midtown dilaniata dalla ‘guerra al mostro’ per raggiungere il suo amore – apparentemente non corrisposto – Beth (Odette Yustman, o Annable) nell’Upper West Side ha una linearità narrativamente esemplare.

Ma va davvero riconosciuto al regista Matt Reeves e all’abilità dello sceneggiatore Drew Goddard se tutti i personaggi vengono adeguatamente presentati e comunichino motivazioni empatiche per lo spettatore, anche se tratteggiati in soldoni. Che si tratti dell’Hudson “Hud” Platt di TJ Miller intento a riprendere in POV l’intero ‘filmino’ di Cloverfield con il desiderio di creare per i posteri un “documento storico” oppure della Marlena di Lizzy Caplan, la “straniera” in questo gruppo di amici che si ritrova improvvisamente al centro della notte più assurda nella storia di New York. La solitudine e l’alienazione della ragazza dagli altri, così come le sue interazioni con Hud, avranno infatti conseguenze tragiche nel secondo atto.

cloverfield film 2008Niente di tutto ciò si può considerare una caratterizzazione brillante, ma viene raccontato con quel tipo di asciuttezza che Drew Goddard adopererà in seguito anche per le sue sceneggiature di Quella Casa nel Bosco e The Martian, che ci fa immediatamente affezionare a questi personaggi, rendendo il loro destino molto più toccante di una gag sul cognome di uno straniero.

Vengono loro concessi anche momenti di drammatica umanità. Quando il Jason Hawkins di Mike Vogel muore sul ponte di Brooklyn, suo fratello Rob e la fidanzata Lily (Jessica Lucas) hanno un attimo per piangerlo, mentre Hud – sempre il terzo incomodo – può guardare solamente attraverso la sua videocamera. Questo elemento umano tangibile è sufficiente a far sentire credibile la mostruosa distruzione esterna, e per questo molto più tremenda. Senza dimenticare il caustico e sconfortante finale, che rimanda al titolo del film.

Fa davvero paura

In effetti, l’elemento più convincente in Cloverfield – che è anche quello che è praticamente sempre mancato negli altri tentativi hollywoodiani relativi ai mostri giganti, più preoccupati degli aspetti ‘spettacolari’ che della tensione – è che la ‘creatura venuta da chissà dove’ è, letteralmente, una specie di incubo a occhi aperti. Piuttosto che essere un semplice effetto speciale visivo, questo essere dalla forma aliena è “diventato Morte, il Distruttore di mondi”.

Questa frase, tratta dalle scritture indù di 2.500 anni fa, è comunemente associata a J. Robert Oppenheimer, il quale – leggenda narra – la pronunciò dopo aver visto per la prima volta il devastante incendio scatenato da una esplosione nucleare. È anche, più o meno, lo stesso tipo di ansia che ha fatto nascere nell’immaginario popolare giapponese l’idea di Gojira: una creatura sorta dalle conseguenze dell’utilizzo di ordigni atomici che arriva a provocare una carneficina indicibile sulle ignare coste urbane giapponesi.

Anche se il mostro di Cloverfield non è di origine nucleare (o almeno così pare, come lascia intendere l’impercettibile Easter Egg nei secondi conclusivi …), il suo passaggio devastatore sulla Grande Mela attinge alla medesima spietata paura dell’oblio da parte dell’umanità. E Godzilla, ancora una volta, era stato in tal senso migliore agli esordi, quando non voleva essere né una mascotte dei Toho Studios adatta alle famiglie, né un trampolino di lancio per eventuali franchise presso la Sony / Warner Bros. mezzo secolo dopo. È la minaccia dell’annientamento insensato, e i personaggi principali di Cloverfield la percepiscono immediatamente quando il quartiere di Lower Manhattan viene assalito ed evacuato e la catatonica Marlena blatera di persone mangiate vive qualche isolato più in là.

cloverfield film 2008 matt reevesIn effetti, quando Hudson viene effettivamente mangiato più avanti nel corso del film, il significato beffardo è lampante, dal momento che l’intera sequenza viene raccontata dal suo punto di vista, senza contare che avviene dopo che Marlena stessa ha subìto una sorte orribile – e per niente eroica – dopo aver salvato la vita proprio ad Hud; viene inesorabilmente ‘contagiata’ dalla brulicante progenie di dimensioni ridotte (o forse sono parassiti?) che il mostro espelle (o si scrolla di dosso come pulci …).

In qualche modo, la scena dei sopravvissuti che lungo la linea della metropolitana immersa nel buio si imbattono e vengono inseguiti da questi mostriciattoli ricorda abbastanza il rip-off di Jurassic Park inscenato nel terzo sconsiderato atto del Godzilla di Roland Emmerich, coi Velociraptor mascherati da piccoli Godzilla. A differenza di quella sequenza del 1998, però, invece di aggiungere un momento zeppo di effetti speciali ‘ammazza ritmo’, Matt Reeves ci offre la scena più scioccante e tesa del film.

A conti fatti, quindi, c’è tutta una serie di ragioni per cui Cloverfield resta uno dei found footage più riusciti in assoluto. Contro ogni aspettativa, nel 2008 riportava il monster movie nei cinema in modo tanto viscerale quanto frenetico (dura appena 80 minuti) e unico. Il tutto con una minima parte dei soldi investiti in progetti come Godzilla & co. Una scommessa cui, purtroppo, non sono seguite conferme.

Di seguito la scena dell’attacco nei tunnel di Cloverfield:

Fonte: DofG