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Voto: 7/10 Titolo originale: Zardoz , uscita: 06-02-1974. Budget: $1,570,000. Regista: John Boorman.

Dossier: Zardoz di John Boorman, quando il futuro esplode

14/12/2017 recensione film di Sabrina Crivelli

Un inedito Sean Connery sterminatore seminudo e con tanto di lunga treccia è protagonista del film del 1974 intriso di insolito misticismo e filosofia

connery zardoz

Continua il nostro percorso attraverso cult folli e controversi e, dopo Flash Gordon di Mike Hodgese Stati di Allucinazione di Ken Russell, è ora giunto il turno di un film di fantascienza che ai suoi tempi aveva suscitato parecchio interesse, per poi purtroppo essere dai più dimenticato: Zardoz, diretto, sceneggiato e prodotto da John Boorman. Proiettato in un’atarassica società distopica del 2293, protagonista è nientemeno che Sean Connery, il quale, abbandonato lo smoking vestito per interpretare il celebre agente 007, dopo Riflessi in uno specchio scuro (1974) approda lo stesso anno all’arditissima ed ermetica pellicola del regista inglese, che si dedicò al progetto dopo che naufragò il tentativo di adattare il tolkeniano Il Signore degli Anelli (The Lord of the Rings). L’attore, d’altra parte, dopo aver incarnato un così iconico personaggio, ai quei tempi faticava a trovare un ingaggio, motivo per cui fu possibile assoldarlo per una cifra più che ragionevole, ovvero 200 mila dollari.

Tornando invece a Zardoz, complessissimo e a tratti decisamente sibillino, è ambientato come detto in un surreale avvenire, in cui la terra è regredita a uno stato ferino e un gruppo di spietati Sterminatori dai singolari costumi e dalle pesanti maschere bifronti uccidono a cavallo gli indifesi e macilenti superstiti di un’umanità inferinita. Una misteriosa e sanguinaria divinità, Zardoz per l’appunto, palesatasi quale enorme testa di pietra fluttuante di richiamo classicheggiante e la quale richiede in cambio di armi offerte in grano, che gli schiavi, mortali come i carnefici, coltivano.

Un giorno Zed, uno degli Sterminatori spinto da sete di avventura e verità, si nasconde nelle granaglie e riesce ad approdare nel “Vortex”, passaggio che conduce ad un’altra dimensione dove un gruppo di eletti vivono isolati dalla realtà in un’idilliaca bolla spazio-temporale.

Si tratta degli Immortali, i ricchi, i potenti e gli intelligenti, che per mezzo del massimo ottenibile dal progresso scientifico e tecnologico, hanno costituito questa oasi dove la morte non può toccarli e in cui vivono accanto agli Apatici (senza più sentimenti) e i Rinnegati (incoerenti condannati a perenne vecchiaia).

Arrivato dunque nella dimensione degli immortali , Zed uccidendo Arthur Frayn, che gestisce il passaggio verso l’esterno, scuotendo la coscienza di Amico, suscitando fremiti sessuali in May (Sara Kestelman) e Consuela (Charlotte Rampling), dispensando la morte al Vecchio e alla sua corte, infine infrangendo un cristallo dai misteriosi poteri chiamato il Tabernacolo distrugge l’illusione e dà inizio nuovamente alla vita umana secondo le leggi della natura.

Molteplici sono i riferimenti in questa congerie di spunti visivi e filosofici, rimanendo purtroppo nel complesso parecchio confuso proprio per tale eccesso di suggestioni che travolge lo spettatore e che è lasciato in una vaghezza rapsodicheggiante. Eppure esiste una certa coerenza interna, ogni elemento e in particolare i dialoghi sono strettamente connessi in una struttura composita, ma coesa.

Il problema d’altronde non sta nello sguardo d’insieme, ma nella complessività delle singole parti: la somma di frasi profetiche e immagini surreali non può che essere altrettanto sibillina. Tuttavia non si tratta solo del frutto della pura invenzione di Boorman, ma risente dell’influsso anzitutto del romanzo di fantascienza del 1956 La città e le stelle (The City and the Stars) di Arthur C. Clarke, di cui sono notevole le affinità con la futuristica città di Diaspar: anch’essa isolata dal mondo esterno come in Zardoz, è controllata da un computer centrale e i suoi abitanti si reincarnano eternamente (un po’ come in Aeon Flux); il protagonista, Alvin, unico ad aver vissuto solo una volta, condivide la smania di esplorare all’esterno.

Zardoz 2Viene richiamato in maniera diretta anche Il Mago di Oz, di cui viene ripresa la figura del mago che parla con voce contraffatta dietro a una maschera, che ispira il titolo stesso, Zardoz, ossia la crasi di The Wizard of Oz, infine che compare direttamente in una sequenza, quella in cui Zed viene introdotto alla lettura. Non solo, tra la vasta gamma di fonti libresche è presente, a detta stessa del regista, anche Dopo molte estati (After Many a Summer) di Aldous Huxley del 1939. A ciò si sommano alcune libere reminescenze classicheggianti, oltre alla testa volante che ricorda parecchio la romana Bocca della verità, anche gli Immortali stessi rimandano a un singolare Olimpo in veste Seventies.

In ultimo anche l’algida Regina Antinea (Brigitte Helm) protagonista di L’Atlantide (Die Herrin von Atlantis, 1932) di Georg Wilhelm Pabst (tratto a sua volta dall’omonimo romanzo di Pierre Benoît) è parte della vasta gamma di riferimenti. Infine c’è l’estetica e la scelta dei costumi, che non solo sono indimenticabili, quanto tanto kitsch da essere geniali, ma riescono a regalarci un memorabile Connery/Zed lo Sterminatore con una sorta di mutandone rosso e annessa cartucciera incorporata a mo’ di bretelle, nonché stivali di pelle nera alla coscia; tocco finale sono poi una lunga treccia e un paio di baffoni che fanno somigliare l’ex James Bond a Zapata!

Vale la pena recuperare Zardoz, se non l’avete mai visto, oppure rivederlo più volte, in caso non ne siate digiuni, se non altro per addentrarsi maggiormente nell’oscuro labirinto di segni e simboli che lo pervade.

Di seguito il trailer:

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