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È sopravvissuta al killer, ora aiuta la polizia a risolvere le indagini: guarda questo thriller su Netflix (ma fai in fretta)

09/06/2026 news di Andrea Palazzolo

Questo thriller cult del 1995 sta attirando l'attenzione su Netflix per la sua trama intricata (e perché fra poco verrà tolto dalla piattaforma).

Sygourney Weaver in Copycat

Esistono film che catturano lo spirito di un’epoca, e Copycat è certamente uno di questi. Siamo nel 1995, gli anni d’oro dei thriller psicologici hollywoodiani, quando il cinema americano scopriva il fascino morboso dei serial killer e li trasformava in fenomeni culturali di massa. Jon Amiel, regista britannico che aveva già dimostrato versatilità passando dalla commedia al dramma, confeziona un prodotto solido, teso, che gioca su due livelli: da una parte l’indagine poliziesca classica, dall’altra l’esplorazione psicologica di una vittima che diventa investigatrice suo malgrado.

La protagonista è Helen Hudson, interpretata da una Sigourney Weaver al vertice della sua carriera post-Alien. Helen è una psicologa criminale, una profiler che ha dedicato la vita a entrare nella mente degli assassini seriali. Ma un anno prima degli eventi narrati nel film, la sua esistenza viene stravolta: durante una conferenza pubblica viene aggredita da un maniaco che cerca di ucciderla. Sopravvive, ma qualcosa dentro di lei si spezza irrimediabilmente. Sviluppa una forma grave di agorafobia, la paura patologica degli spazi aperti e delle situazioni da cui non si può fuggire. La sua casa diventa una prigione dorata, un bunker tecnologico blindato con sistemi di videosorveglianza all’avanguardia per metà anni Novanta.

L’alcol e i farmaci diventano i suoi unici compagni, insieme a Internet, che in quegli anni muoveva i primi passi come strumento di comunicazione di massa. Helen vive connessa al mondo attraverso uno schermo, incapace di varcare la soglia della porta d’ingresso. È una figura tragica, ma anche tremendamente moderna: una donna che ha visto troppo, che conosce troppo bene gli abissi dell’animo umano e ne è rimasta contaminata.

La trama si mette in moto quando San Francisco diventa teatro di una serie di omicidi brutali. A indagare c’è la detective M.J. Monahan, una Holly Hunter tutta grinta e determinazione, che incarna il classico stereotipo della poliziotta tosta ma con un cuore. Affiancata dal collega Nicoletti, interpretato da Will Patton, M.J. si trova davanti a crimini che seguono uno schema preciso ma apparentemente incomprensibile. Finché non emerge il dettaglio agghiacciante: ogni omicidio è la copia fedele di un delitto storico famoso.

La sceneggiatura, firmata da Ann Biderman e David Madsen, costruisce con pazienza la tensione. Non siamo davanti a un whodunit classico: lo spettatore vede il volto del killer fin dalle prime sequenze. Si tratta di Peter Foley, interpretato da William McNamara con una faccia da bravo ragazzo che nasconde il vuoto più assoluto. L’interesse non sta nel chi, ma nel come e soprattutto nel quando verrà fermato. E la domanda più angosciante: riuscirà Helen a superare le sue paure prima che il killer arrivi a lei?

Una scena di Copycat - Omicidi in serie
Una scena di Copycat – Omicidi in serie, fonte: Warner Bros. Italia

Il film non è esente da difetti. Alcuni stereotipi del genere sono rispettati pedissequamente: poliziotti che si fanno sorprendere troppo facilmente, intuizioni che arrivano al momento giusto, colpi di scena telegrafati. E il finale, pur efficace, perde qualcosa in termini di verosimiglianza, con scelte dei personaggi che servono più la drammaturgia che la logica. Ma sono sbavature che non compromettono l’esperienza complessiva.

Copycat è disponibile in streaming su Netflix, ma solo fino al 14 Giugno, quindi se volete calarvi nella mente di una sopravvissuta a un omicidio e in un’indagine serrata, correte a vederlo, perché manca davvero poco tempo. Con i suoi 123 minuti di durata, il film mantiene alta l’attenzione senza cadute di ritmo. Per chi ama il genere è un appuntamento obbligato, un ritorno a un’epoca in cui i thriller americani sapevano ancora costruire tensione senza affidarsi esclusivamente ai jump scare e agli effetti speciali. Un’epoca in cui bastava una grande attrice, una casa claustrofobica e l’ombra minacciosa di un assassino per tenere incollati gli spettatori alla poltrona.

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