Voto: 5/10 Titolo originale: Her Private Hell , uscita: 23-07-2026. Budget: $6,000,000. Regista: Nicolas Winding Refn.
Her Private Hell, recensione: Nicolas Winding Refn è rimasto intrappolato nel suo stesso inferno
29/09/2026 recensione film Her Private Hell di Gioia Majuna
Sophie Thatcher e Charles Melton attraversano un inferno di neon, sesso e violenza nel ritorno al lungometraggio del regista di Drive, sempre più immerso nelle proprie ossessioni

Dieci anni dopo The Neon Demon, Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio senza alcuna intenzione di riconquistare chi lo aveva abbandonato lungo il percorso. Her Private Hell spinge anzi nella direzione opposta: 109 minuti di neon, corpi immobili, violenza improvvisa, dialoghi pronunciati come formule rituali e immagini chiamate a sostituire quasi completamente il racconto.
Chi sperava che la lunga assenza potesse riportare il regista danese alla precisione narrativa di Drive o della trilogia di Pusher resterà quindi deluso. Refn riparte da The Neon Demon e dalle sperimentazioni televisive di Too Old to Die Young e Copenhagen Cowboy, trasformando il proprio cinema in un oggetto sempre più astratto e autoreferenziale.
Al centro dovrebbe esserci Elle (Sophie Thatcher), attrice arrivata al Tower Hotel in attesa di partecipare a Candy Floss, una produzione fantascientifica che sembra essa stessa una parodia dell’immaginario di Refn. Qui incontra Hunter (Kristine Froseth) e ritrova Dominique (Havana Rose Liu), sua ex amante diventata nel frattempo la moglie del padre Johnny Thunders (Dougray Scott).
Ma parlare di trama diventa presto quasi improprio. Parallelamente, il soldato Private K (Charles Melton) attraversa un paesaggio infernale alla ricerca della figlia, mentre una creatura chiamata Leather Man massacra donne in una città sommersa dalla nebbia. I due percorsi compongono una sorta di mitologia privata su padri, figlie, desiderio e violenza, costruita più attraverso associazioni che relazioni causali.
Her Private Hell non lascia molti dubbi su chi lo abbia diretto. Rosso e blu saturano gli ambienti, gli uomini assumono pose da samurai urbani, le donne diventano icone immobili da contemplare, il sesso convive con la mutilazione. Tornano persino immagini familiari nella filmografia di Refn: occhi strappati, mani recise, corpi bellissimi trasformati in materia.
Si riconoscono il giallo italiano, Brian De Palma, Kenneth Anger, il cinema samurai e inevitabilmente David Lynch. Il Tower Hotel potrebbe esistere in qualche deviazione della Loggia Nera di Twin Peaks; altri scenari ricordano il purgatorio asiatico di Only God Forgives. Quello che un tempo appariva provocatorio, però, rischia ormai di somigliare a un catalogo di segni riconoscibili. Refn non approfondisce tanto il proprio linguaggio quanto lo riproduce.
Anche gli attori vengono utilizzati soprattutto come presenze fisiche. Thatcher possiede lo sguardo giusto per Elle e si adatta alla cadenza innaturale richiesta dal regista, mentre Liu e Froseth vengono fotografate come modelle intrappolate in un editoriale di moda sinistro. Melton occupa invece il versante action: Private K combatte, sanguina e attraversa l’inferno come una variazione degli uomini taciturni già interpretati per Refn da Ryan Gosling. Uno scontro particolarmente brutale permette almeno al regista di ritrovare per qualche minuto quella fisicità della violenza che altrove viene soffocata dalla posa.
Il cast deve però confrontarsi con dialoghi volutamente artificiosi e pronunciati con esasperante lentezza. Frasi come «sono fatta di polvere di stelle» non cercano naturalmente il realismo, ma nemmeno riescono sempre ad assumere quella forza ipnotica o rituale che dovrebbe giustificarne la solennità.
C’è invece un elemento capace di dare continuità a questo accumulo di visioni: la colonna sonora di Pino Donaggio. Lo storico collaboratore di Brian De Palma costruisce un accompagnamento romantico e apertamente operistico che sembra provenire da un altro cinema rispetto alle immagini sintetiche di Refn.
Il contrasto funziona. Mentre la fotografia di Magnus Nordenhof Jønck immerge personaggi e scenografie in nebbia, controluce e colori artificiali, Donaggio introduce un’emozione che il film raramente riesce a generare attraverso i personaggi. La musica diventa quasi una guida attraverso questo universo, impedendo alle immagini di ridursi definitivamente a una successione di tableaux.
Sarebbe comunque troppo facile liquidare Her Private Hell perché non segue una logica narrativa convenzionale. Refn costruisce consapevolmente un incubo popolato da archetipi: genitori e figli si cercano, le donne diventano oggetti del desiderio o vittime, Leather Man assume i contorni di una figura demoniaca. Il problema è piuttosto la scarsa capacità di queste immagini di produrre qualcosa oltre se stesse.
Il rapporto tra Elle e il padre, la ricerca della figlia di Private K, il mostro ossessionato dal richiamo «Daddy» e la rappresentazione della celebrità femminile suggeriscono possibili corrispondenze. Ma il film raramente le sviluppa abbastanza perché l’ambiguità diventi davvero fertile. Persino Candy Floss, il film dentro il film, apre una possibile riflessione sull’artificialità del cinema e dei corpi che subito si dissolve nell’inquadratura successiva.
Ed è un limite particolarmente evidente perché il talento di Refn non è scomparso. Alcune composizioni rimangono magnetiche, certe esplosioni di violenza possiedono un’efficacia brutale e l’accostamento tra romanticismo musicale e immagini degradate conserva un fascino perverso. Sono però lampi isolati dentro un film che sembra meno interessato a trovare una nuova forma che a ricostruire il museo delle ossessioni del suo autore.
Her Private Hell vuole essere un’esperienza più che un racconto, ma perché un incubo cinematografico funzioni non basta renderlo indecifrabile, bellissimo o sgradevole: deve continuare a esercitare una forza su chi lo guarda. Refn costruisce meticolosamente il proprio inferno privato, lo riempie di neon, pelle, sangue e corpi bellissimi. Il problema è che, una volta entrati, c’è sorprendentemente poco da scoprire.
Per chi volesse approfondire il significato del film e del finale, agevoliamo una spiegazione.
Her Private Hell sarà nei cinema italiani dall‘1 ottobre.
© Riproduzione riservata




