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Voto: 5/10 Titolo originale: Inferno , uscita: 13-10-2016. Budget: $75,000,000. Regista: Ron Howard.

Inferno (2016): la recensione del film di Ron Howard

13/10/2016 recensione film di Giovanni Mottola

Il regista realizza un'opera che non funziona praticamente su nessun fronte, restituendo uno spaccato superficiale dell'Italia cui nemmeno il protagonista Tom Hanks riesce a mettere una pezza

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Recenti statistiche hanno rilevato che la maggioranza degl’italiani non legge nemmeno un libro all’anno. Non tornano quindi i conti con il fenomeno dei cosiddetti “best seller”, a meno di pensare che esso sia originato non dal reale valore dell’opera ma da suggestione collettiva e desiderio di non essere da meno del vicino di casa, che inevitabilmente avrà letto (o perlomeno comperato) i libri in cima alle classifica di vendita. Questo spiega il nostro approccio diffidente nei confronti di quelli di Dan Brown e, per inevitabile conseguenza, verso i film che da essi si traggono.

La visione di Inferno non ci ha fatto cambiare idea, anzi ci ha reso ancora più ostili a quel frullato di thriller, esoterismo e qualche superficiale capatina nella storia dell’arte che costituisce la specificità dei suoi romanzi e che, incautamente, Ron Howard ha deciso di trasferire sullo schermo in modo seriale, avendo già girato Il codice Da Vinci nel 2006 e Angeli e Demoni nel 2009.

Inferno tom hanks posterCome nelle precedenti puntate, il professore di Cambridge Robert Langdon (sempre interpretato da Tom Hanks) incappa in un mistero, che questa volta ha come sfondo la Divina Commedia e, in particolare, la cantica che dà il titolo all’opera. Ma il primo mistero riguarda proprio lui, che si ritrova in un ospedale di Firenze con una ferita alla testa senza ricordare nulla delle ultime 48 ore.

All’improvviso arriva una poliziotta che si mette a sparare in corsia e ha come obbiettivo proprio il Professore, il quale riesce a fuggire grazie all’aiuto della dottoressa Sienna Brooks (Felicity Jones), che prima lo ospita a casa sua e poi decide di aiutarlo nella ricerca di una scatoletta in cui un milionario folle ha inserito un virus programmato per sprigionarsi di lì a poche ore e uccidere la metà degli abitanti dell’intero pianeta, che a suo parere non potrebbe resistere a lungo con la popolazione attuale. Riusciranno a trovarlo in tempo e disinnescarlo?

Per un’ora non si capisce quasi nulla, tra buchi di sceneggiatura, situazioni inverosimili (come può il professore, ferito e smemorato, risolvere in pochi istanti enigmi che sembrano ideati dalla Sfinge?) e incertezza tra chi siano i buoni e chi i cattivi e quali siano i reali scopi di ciascuno. Quando poi la situazione finalmente si delinea, il film diventa una storia di spionaggio piuttosto banale e noiosa, con qualche spruzzata di retorica qua e là ad aggravare la situazione per il malcapitato spettatore.

Il povero Tom Hanks appare palesemente fuori parte in un ruolo piatto e privo di sfumature, che non gli consente mai di mostrare le sue eccellenti qualità d’interprete. Non riuscire a far rendere come potrebbe il protagonista non è l’unica colpa del regista. Egli infatti realizza una storia che innanzitutto non avvince lo spettatore – e per un thriller questo è già il peggior risultato possibile – e soprattutto la carica di un’eccessiva prosopopea, perdendo così il confronto anche con i peggiori film della serie di James Bond, che almeno erano sempre provvisti di una buona dose d’ironia.

Si aggiunga poi che il film, così come il libro, avrebbe ben altre ambizioni che essere soltanto una storia di spionaggio e d’intrattenimento: come le precedenti puntate, vorrebbe infatti offrire uno spaccato sull’arte e la letteratura del mondo occidentale, ma finisce con l’essere soltanto una fastidiosa approssimazione in cui si passa, senza una logica precisa, da Dante al Vasari, da Palazzo Vecchio a Piazza San Marco. Per ognuno dei personaggi o dei luoghi il Professore offre qualche informazione culturale da guida turistica.

Dante, dal quale proviene il titolo, è poco più di un pretesto e non si va molto oltre l’affermazione che la sua maschera è triste perché Beatrice non lo amava; i luoghi meravigliosi attraverso i quali si muovono i protagonisti sono ripresi con inquadrature che ne offrono soltanto immagini da cartolina. Il risultato finale è quindi un film che, oltre ad essere brutto di per sè, offre altresì uno spaccato assai superficiale del patrimonio letterario e figurativo del nostro paese.

A questo proposito, saremmo curiosi di conoscere le impressioni del Presidente del Consiglio e ancor più del Ministro dei Beni Culturali, che si sono recati a Firenze per assistere alla prima mondiale del film alla presenza del cast. Per parte nostra possiamo dire che il miglior richiamo dantesco l’abbiamo trovato nel sollievo provato alla fine, quando siamo usciti a riveder le stelle.

Vi lasciamo con il trailer di Inferno, nei nostri cinema da oggi, 13 ottobre:

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