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Intervista esclusiva | Enzo Facciolo a 360°: da Diabolik a Moebius, passando per Fantomas e le sedute spiritiche

21/12/2017 di Alessandro Gamma

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con il 'papà' de re del terrore, parlando non solo del ladro più famoso del fumetto italiano, ma anche di Caravaggio, censura, Jason Bourne e Snoopy

Nato a Milano nel 1931, Enzo Facciolo ha iniziato a lavorare nel 1954 alla Pagot Film, realizzando spot pubblicitari e cortometraggi, ma è nel 1959 che esordisce nel mondo del fumetto scrivendo e disegnando la non troppo fortunata serie western Clint Due Colpi. La svolta – e la successiva consacrazione – arrivano però nel 1963, quando con l’episodio n.10 dal titolo ‘L’impiccato’, approda sulle pagine del neonato Diabolik, ridefinendo la caratterizzazione grafica dei protagonisti ed entrando nella storia e nell’immaginario di intere generazioni di lettori.

Abbiamo avuto la possibilità di incontrare Facciolo per una lunga chiacchierata, parlando naturalmente del ladro più famoso del fumetto nero italiano, ma anche degli esordi, di serie TV e di cinema, arrivando ai nostri giorni.

Partiamo dalla serie televisiva su Diabolik che Sky ha ormai annunciato 5 anni fa e di cui non si è più saputo nulla. Lei ha aggiornamenti in merito?

Ho visto qualche tempo fa un trailer che mi ha sorpreso. A mio parare la serie potrebbe uscire presto e se l’hanno realizzata come quelle poche sequenze che mi hanno fatto vedere, verrà fuori qualcosa di fantastico.

So che non è un grande fan del film di Mario Bava del 1968 e anche la serie animata francese del 1999 non si può dire che rispecchi molto il personaggio. Secondo lei dove hanno sbagliato queste trasposizioni?

Il film di Bava lo andai a vedere per forza di cose, insieme ad Angela e Luciana Giussani, ma non mi convinse affatto. E’ difficile dire dove sbaglino. Dal mio punto di vista non sono mai riusciti a carpire il senso profondo di Diabolik. L’han sempre messa un po’ troppo su toni leggeri …

Diabolik condivide con Tex il trono di personaggio più longevo del fumetto italiano …

E’ una cosa che mi sorprende ancora oggi … 55 anni!! E sono forse sorpreso ancora di più da Tex, considerando il genere … Lo trovo proprio faticoso da leggere … A parte il ‘texone’ di Sergio Zaniboni, davvero eccezionale quella storia. Si staccava finalmente dalla serialità un po’ stantia del personaggio. Diabolik invece è più vivo, con storie legate all’attualità e alla cronaca nera. Poi gli altri suoi segreti sono a mio parere le maschere. Penso che nell’immaginario collettivo, la possibilità di uscire di casa ed essere qualcun altro è intrigante e affascina il lettore. Quando incontrai la prima volta le sorelle, mi chiesero di disegnarlo prendendo spunto da Robert Taylor, uno dei classici ‘belloni’ del cinema dell’epoca, assieme a Gary Cooper, Cary Grant e Clark Gable … Feci quindi quello che mi chiesero, rendendolo più intenso, evidenziandone gli occhi ecc. Fu il primo personaggio cattivo ma bello, una novità assoluta. Naturalmente circolavano personaggi simili, come Fantomas … e infatti i francesi ebbero la loro vendetta. Quando nel 1964 uscì al cinema Fantomas 70 di André Hunebelle, inserirono le maschere di plastica, un elemento che nei libri originali non c’era. Si erano accorti naturalmente che le prime storie di Diabolik erano parecchio ispirate ai feuilleton di Marcel Allain e Pierre Souvestre, quindi decisero di rifarsi prendendo ‘in prestito’ qualcosa che sapevano stava avendo successo sul pubblico. Le sorelle all’inizio furono al centro anche di numerosi processi. C’era un magistrato siciliano in particolare che ce l’aveva con loro, per motivi di censura soprattutto. Piano piano però, neanche tanto in realtà, Diabolik esplose con 350.000 copie al mese. Un risultato clamoroso. E ancora oggi mi sorprendo di vedere quanto sia variegato il pubblico di lettori …

C’è un fumetto o un personaggio in particolare a cui è legato?

Rimasi molto affascinato da Nembo Kid, proprio agli inizi, con questo bambino che alzava gli autobus! Poi mi piacevano molto anche le strisce di Li’l Abner e di Dick Tracy.

Mi può raccontare qualcosa del suo approdo a Diabolik? So che c’è di mezzo una seduta spiritica …

Mi ha trascinato in questo mondo un amico che frequentava le sedute spiritiche. In una di queste c’era questo Dottor Montuoro, che era un editore che pubblicava Fenarete, una rivista culturale. Quella sera lì, il medium che entrò in trance disse – attraverso lo spirito che lo aveva posseduto in quel momento – che quello era il momento giusto per fare dei fumetti. Credici o no, uscendo questo Dottore confidò al mio amico che non se ne intendeva affatto e che non aveva idea di dove avrebbe potuto trovare un disegnatore. Al che gli rispose che sapeva lui dove trovarlo. Quindi mi fissò un appuntamento e una volta lì, mi fece firmare un contratto al momento, dopo avermi chiesto se sarei stato in grado di realizzare alcune storie. Io dovetti inventare le trame, i personaggi e disegnare poi il tutto. Realizzai sei numeri, tre per le scorte. Lui mi pagò regolarmente, ma alla fine uscì con una sola di quelle, un western. Il protagonista lo avevo chiamato Clint 2 Colpi, perchè gli bastavano due colpi per finire i duelli! Ne feci anche una di genere western umoristico, La Vacca Gelsomina, un’altra di fantascienza e una sullo stile di Agente segreto X-9. Come ti dicevo, uscì solo il primo in edicola, poi si fermò. Dieci giorni dopo, conobbi le sorelle Giussani …

Anche qui attraverso strane sedute spiritiche … ?

No! [ride] Qui c’entra Nino Nava, fratello delle famose ‘Sorelle Nava’ [Diana, Lisetta e Pinuccia]. Lui faceva il giornalista, ci frequentavamo all’epoca. Capitò dalle Giussani cercando lavoro, ma gli dissero che cercavano un disegnatore … Così pensò a me e qualche tempo dopo andai a cena da loro. Non mi chiesero nulla di quello che avevo fatto prima! Subito andò tutto bene e cominciai a lavorare dal numero 7 di Diabolik [o dal 10 …].

Aveva letto i primi 6 [o 9] numeri? 

No. Francamente non penso. Lo ri-immaginai completamente basandomi sulle richieste delle sorelle, che per inciso avevano ragione da vendere a volerlo rilanciare da zero.

Lei ha sempre ‘visto’ Diabolik in bianco e nero, copertine escluse?

Si. Posso pensare di farlo a colori, ma in un modo diverso da quello in cui si è visto in giro pubblicato ogni tanto. Hanno semplicemente preso i vecchi disegni colorandoli … Non sono però pensati per essere a colori, quindi il risultato non è uscito un gran che. Puoi fartene un’idea sia nelle copertine che ho fatto, sia nelle commission che mi chiedono e anche nelle illustrazioni nello Spazio Papel di Milano.

Passiamo alla pittura. Influenze e/o interessi personali.

Presto andrò a vedere per la centesima volta la mostra di Caravaggio. Vedere certi quadri dal vivo è un’esperienza completamente diversa. Per farti un esempio, l’ultima volta c’erano vicini il Bacco e il Bacchino Malato. Da rimanere senza fiato. Si vede proprio la materia e mi ritrovo sempre a pensare a come un artista, con un pennello e della pittura, sia riuscito a creare qualcosa in grado di comunicare grandi emozioni. Anche davanti al restauro del Cenacolo di Leonardo sono rimasto esterrefatto. Puro genio. Un occhio più tecnico, da scienziato. Eccezionale.

Lei lavora da 55 anni su Diabolik. Ha mai pensato a qualche ‘colpo di testa’ per uscire un po’ dalla sua ‘fissità’ intrinseca?

Io dico sempre che il mio numero migliore sarà il prossimo. Rinnovarsi è complicato, ma ci provo ogni volta. Quando mi mandano una sceneggiatura e arrivo ai personaggi secondari, le ‘comparse’, utilizzo spesso i volti di amici e conoscenti o le facce che vedo in TV intanto che sono al tavolo da lavoro.  

Visto che l’ha accennato, cosa guarda in TV o al cinema? L’animazione?

La saga di Jason Bourne l’ho vista tutta! Quel genere lì mi piace molto, ma non mi fermo ai film d’azione/spionaggio. Ho amato molto ad esempio La notte di San Lorenzo dei Taviani o Blade Runner, anche se quello nuovo non l’ho ancora visto. Per quanto riguarda l’animazione, i film recenti li vedo molto ‘finti’, tutta computer grafica. Non sono disegni, ma sembrano disegnati. La prima volta che li vedi ti esalti, ma il rischio è la troppa tecnica, che ti fa perdere di vista l’idea, altrimenti non ci sarebbero problemi. Quelli giapponesi degli anni ’70 però mi facevano arrabbiare, perchè avevo lavorato nel settore. 

Torniamo indietro ora. Com’è diventato disegnatore?

Ho fatto la Scuola d’Arte al Castello Sforzesco, ma nessuno corso specifico. Fin dalle elementari mi veniva d’istinto disegnare. Senza contare che sono sempre stato un po’ incosciente. Misi su uno studio d’animazione senza praticamente saperne nulla, prima di andare a lavorare per i fratelli Pagot, prima di Diabolik. Loro avevano fatto un lungometraggio, I fratelli Dinamite, che non era andato benissimo, quindi poi avevano ripiegato sulle animazioni per Carosello. Avevano Calimero, Cocco Bill … Lavorai circa un anno con loro, assieme a una squadra di animatori. Fu lì che conobbi Sergio Toppi, che si occupava degli storyboard. 

Parlando di colleghi fumettisti, chi sono quelli che l’hanno più colpita?

Toppi, oltre a essere bravissimo a disegnare, era un personaggio davvero piacevole, una bella persona. Uno stile unico e totalmente riconoscibile. L’altro è Moebius. Lo conobbi per caso, perchè Mario Gomboli mi aveva parlato del suo Blueberry. A quel tempo era ancora conosciuto come Jean Giraud. Non mi aveva convinto molto però su quelle storie … Quando lo rividi qualche tempo dopo, rimasi colpito dal cambiamento di stile e mi domandai come potesse partorire certe visioni. Nella sua autobiografia dice chiaramente e senza problemi che ‘fumava’, ma mi aveva affascinato e quasi convinto a provare per vedere cosa ne sarebbe uscito! A parte il disegno geniale, rimane l’idea fantastica che c’è dietro. Anche Milo Manara mi piace. Non lo vedo certo come un pornografo, ma come autore di erotismo raffinato. Le donne come le disegna lui non le fa nessuno.

Diabolik è stato il primo fumetto italiano a uscire in edicola con la dicitura ‘Per Adulti’ in copertina. Se l’era meritata a suo parere o era eccessiva? E come vede ora questa classificazione, visti i tempi un bel po’ diversi?

Beh, penso proprio che se la fosse meritata. Soprattutto a quei tempi era di una violenza davvero inedita. Ora si è un po’ ammansito, visto che fondamentalmente uccide i cattivi, ma allora … A parte che ai tempi era un obbligo di legge. Oggi si è diluito molto il concetto. Se devo immaginare un ragazzino che legge Diabolik, penso che potrebbe fargli più danni Arthur Schopenhauer! [ride] Personalmente ritengo che forse non sarebbe il caso, ma un minimo di avvertimento – pur in tutta questa ipocrisia vigente, visto che abbiamo a portata di mano TV e computer – fa bene ad esserci. Ci sono comunque in giro i bacchettoni e altri soggetti che hanno delle responsabilità civili che farebbero meglio a non parlare …

Ora le faccio tre nomi: Alex Raymond, Norman Rockwell e Charles Schulz.

Hai nominato tre personaggi top. Raymond mi ha fatto sognare con Flash Gordon. Rockwell invece è un altro pittore come Caravaggio. Mi spiego. Non è solo la bravura manuale, ma quello che è riuscito a trasmettere. In fondo disegnava le copertine di Collier’s … un po’ come qui in Italia avevamo Giulio BertolettiAchille BeltrameWalter Molino per La Domenica del Corriere. A un certo momento però, se c’è qualcos’altro dentro, riesci a dire cose che altri non vedono … Snoopy e Linus sono il frutto di un altro genio. Tra l’altro, posso dire con serenità che i suoi primi disegni erano brutti. La sua ultima invece, è di una bellezza e un significato incredibili.

Ultima domanda: segue il fumetto italiano contemporaneo dei suoi ‘competitor’?

Quasi niente. Purtroppo Diabolik mi porta via molto tempo e quando sono un po’ libero preferisco leggere, soprattutto testi di filosofia. Non solo ovviamente, ma spesso mi arrabbio dopo qualche pagina e getto via il libro.

Di seguito il prom per la serie TV di Diabolik:

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