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La Cosa di John Carpenter è un capolavoro, ma lo sapevi che è un remake? Su Prime Video trovi il film originale

14/06/2026 news di Andrea Palazzolo

Scopri La Cosa da un altro mondo del 1951, il film che ispirò il capolavoro di John Carpenter e disponibile su Prime Video.

Kurt Russell in una scena di La Cosa di John Carpenter

Quando si pronuncia il nome La Cosa, la mente degli appassionati di cinema horror corre immediatamente al capolavoro del 1982 di John Carpenter. Quell’alieno mutaforma che semina paranoia in una base antartica, quegli effetti speciali pratici ancora oggi disturbanti, quella tensione psicologica che ti tiene incollato allo schermo fino all’ultimo fotogramma. Kurt Russell nei panni di MacReady è diventato un’icona, e il film stesso è considerato uno dei migliori thriller di fantascienza mai realizzati.

Eppure, 75 anni fa, ben prima che Russell indossasse quel parka consumato e quel cappello di lana, un altro film su La Cosa aveva già terrorizzato le sale cinematografiche americane. Nel 1951, gli studi RKO portarono sul grande schermo La Cosa da un altro mondo, la prima trasposizione cinematografica della novella di John W. Campbell “Who Goes There?” del 1938. La stessa storia che avrebbe ispirato Carpenter tre decenni dopo. Ma tra i due film c’è un abisso creativo che va ben oltre il semplice passare del tempo. Sono due opere che condividono l’ossatura narrativa ma divergono radicalmente nell’anima, nel modo di raccontare il terrore e nell’essenza stessa della minaccia aliena.

La novella di Campbell è considerata ancora oggi uno dei racconti di fantascienza horror più inquietanti mai scritti. Come nel film di Carpenter, la storia ruota attorno a McReady e alla sua squadra in un avamposto antartico, alle prese con una creatura aliena scoperta nei ghiacci. Il cuore pulsante della narrazione è il dubbio, la paranoia che serpeggia tra compagni che non possono più fidarsi l’uno dell’altro. Chi è ancora umano e chi no? È questa domanda lancinante che rende la storia così potente, trasformando ogni sguardo, ogni gesto in un potenziale indizio di contaminazione.

La Cosa da un altro mondo, disponibile oggi per l’acquisto su Prime Video, mantiene l’ambientazione antartica e la scoperta di un UFO sepolto nei ghiacci con il suo passeggero alieno congelato. Quando la creatura si scongela, inizia il terrore. Fin qui, tutto familiare per chi conosce la versione di Carpenter. Ma c’è una differenza fondamentale che trasforma completamente la natura del film: l’alieno non è un mutaforma.

Invece della creatura cangiante e inafferrabile della storia originale, il film del 1951 presenta un mostro dalle fattezze umanoidi ma dalla biologia simile a quella delle piante. È una creatura violenta e minacciosa, certo, che attacca ferocemente tutto ciò che incontra, ma priva di quella caratteristica che rendeva l’originale così terrificante: l’inganno. Non c’è mistero sulla sua vera natura, nessun dubbio su chi sia umano e chi no. È semplicemente un mostro che si aggira per la base, letale ma identificabile.

Poster di La Cosa da un altro mondo
Poster di La Cosa da un altro mondo, fonte: Universal Pictures

Per il contesto degli anni Cinquanta, questa scelta aveva perfettamente senso. I monster movie erano in alta domanda seguendo due decenni di successo con i mostri della Universal. Il decennio avrebbe presto visto l’ascesa delle creature feature che dominavano il box office, quindi La Cosa da un altro mondo fu in qualche modo un pioniere di questa tendenza. Mentre il film è indubbiamente un prodotto di qualità e un’opera godibile per gli standard del suo tempo, può risultare deludente per chi conosce la storia originale di Campbell. La rimozione dell’elemento del mutaforma elimina ciò che rendeva il racconto così innovativo e psicologicamente devastante.

Quando nel 1982 Carpenter decise di realizzare la sua versione, la sua missione era duplice: restare fedele allo spirito del classico del 1951 che amava profondamente, ma al contempo tornare alla fonte originale di Campbell, recuperando ciò che era stato perso nella prima trasposizione. Carpenter non ha mai nascosto la sua venerazione per il film degli anni Cinquanta, tanto da includerlo in una scena memorabile di “Halloween” del 1978, dove i personaggi lo guardano in televisione.

Il risultato del 1982 è un ibrido straordinario. Da La Cosa da un altro mondo, Carpenter eredita l’atmosfera claustrofobica della base antartica, le dinamiche tra uomini confinati in un ambiente ostile, quella sensazione di isolamento totale dal resto del mondo. C’è un rispetto reverenziale per l’ambientazione, per quel senso di avamposto all’estremo limite della civiltà, dove l’umanità si confronta con l’ignoto.

Per chi volesse comprendere appieno il percorso creativo che ha portato al cult di Carpenter, guardare La Cosa da un altro mondo diventa quasi un atto necessario. Non solo per il valore storico, ma per apprezzare quanto cinema di genere possa evolversi, come una stessa storia possa essere raccontata in modi radicalmente diversi mantenendo comunque una sua dignità artistica.

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