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Voto: 5/10 Titolo originale: The Girl with All the Gifts , uscita: 23-09-2016. Budget: $5,005,600. Regista: Colm McCarthy.

La ragazza che sapeva troppo (2016): la recensione del film horror di Colm McCarthy

11/10/2016 recensione film di Sabrina Crivelli

L'adattamento dall'omonimo apocalittico romanzo di Mike Carey con Gemma Arterton e Glenn Close, nonostante le intenzioni, non riesce ad andare oltre le incongruenze dell'opera di partenza

la ragazza che sapeva troppo film 2016

La ragazza che sapeva troppo (The Girl with All the Gifts), scaturito da un nucleo tematico interessante ma realizzato piuttosto confusamente, spreca la possibilità di dare al pubblico una nuova prospettiva sullo zombie movie, cadendo nel prosaico e finendo per annoiare lo spettatore.

L’idea alla base dell’opera di Colm McCarthy (Outcast) è infatti interessante: viene postulata una nuova stirpe ibrida tra infetti e umani, generata dopo l’esplosione di una classica apocalittica pandemia, stavolta dovuta a una misteriosa spora funginea, con effetti che ricordano direttamente 28 giorni dopo e Resident Evil (soprattutto il terzo capitolo del franchise per impianto narrativo).

Il film si apre su un gruppo di bambini, ‘educati’ all’interno una base militare, tra cui Melanie (Sennia Nanua), la più dotata e sensibile che, tuttavia, è affetta dalla terribile “fame da infetto”. Un incrocio, dunque, che la porta a non appartenere a nessuno dei due mondi, né quello umano, né quello dei divoratori, presentatoci all’inizio.

The Girl With All The Gifts 2La vicenda si apre in maniera piuttosto convenzionale: un’orda di famelici invasori riesce improvvisamente a far breccia nella base – ritenuta inespugnabile – e i protagonisti, tra cui la maestra degli infanti mutati Helen Justineau (Gemma Arterton), un freddo scienziato, la Dott.ssa Caroline Caldwell (Glenn Close), e un manipolo di soldati (tra cui Paddy Considine) riescono a sfuggire, portandosi dietro la suddetta ragazzina, ritenuta fondamentale per trovare il ‘mitico’ vaccino.

Da qui comincia il solito errabondare alla volta di una base vicina in cerca della Salvezza, con assalti improvvisi e perdita di svariati membri del gruppo, fino ad arrivare a Londra, luogo più indicato per l’approvvigionamento, sebbene ovviamente pericolosissimo.

Se inizialmente dunque La ragazza che sapeva troppo propone un materiale decisamente trito, in una sorta di ripresa petulante e infanticentrica del romeriano Il giorno degli Zombi, affine per la location (l’area militarizzata in cui convivono anche civili e personale medico), per gli esperimenti volti alla ricerca di una cura (quivi però su bambini senzienti, così da poter connotare la ormai morente umanità in modo il più possibile negativo), nonché per il tragico capitolare di uno degli ultimi baluardi della civiltà, attaccata da creature inferinite.

Segue poi una fase altrettanto conosciuta di viaggio, in cui tuttavia le scene d’azione, gli scontri con gli infetti e le fughe sono limitate al minimo, probabilmente per una certa povertà di budget (‘appena’ 4 milioni di sterline), mentre tutto è incentrato sul sentire di Melanie e di chi le sta intorno. Le psicologie dei personaggi però sono male abbozzate, rimangono maschere monolitiche, senza sfumature e descritte con una lettura piuttosto banale, una sorta di semplificazione moraleggiante di cui si fa voce proprio la piccola protagonista, che richiama più un seccante Grillo Parlante che una ragazzina confusa e terrorizzata, come invece ci si aspetterebbe.

The Girl With All The GiftsIl resto è noia, in un succedersi di dialoghi mediocri e spiegazioni prolisse in ambientazioni chiuse, con qualche sporadica incursione all’esterno. A questo si aggiungo molte incongruenze diegetiche, sia sull’origine della nuova generazione e del morbo stesso, sia su alcuni particolari più elementari, di cui non si può però fare menzione senza anticipare l’epilogo irritantemente edificante, una sorta di lieto fine primitivista – roussoiano.

D’altro canto, adattamento dell’omonimo romanzo di Mike Carey (che qui stende anche la sceneggiatura), uscito in Italia direttamente su Netflix, il film prende tutti i difetti dell’originale libresco, anzitutto l’ammassare senza alcun approfondimento di una serie di particolari tra loro incoerenti. In una mistificazione di Io sono leggenda di Richard Matheson, di cui sono emulati parecchi elementi, i vampiri sono rimpiazzati qui da un’altra stirpe a sostituire l’umanità ormai arrivata al capolinea, ma al posto del sagace pessimismo cosmico troviamo uno scialbo ottimismo qualunquista.

Esempio britannico di prodotto che nelle intenzioni vorrebbe sopperire alla spettacolarità di un blockbuster con riflessioni profonde (e un cast di grandi nomi), La ragazza che sapeva troppo si colloca invece senza troppa difficoltà nel gruppo di quelle pretenziose pellicole da Festival, senza possedere la statura critica per poterselo permettere.

Di seguito il trailer di La ragazza che sapeva troppo:

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