Margot Robbie, Chris Pine e Chiwetel Ejiofor sono perfetti in questo misterioso thriller di fantascienza
27/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Il film con Margot Robbie è un thriller post-apocalittico del 2015 che in pochi conoscono. Scopri la trama e il cast.

Nel panorama affollato dei film post-apocalittici, dove esplosioni, città in rovina e creature mutanti rubano la scena, Sopravvissuti rappresenta un’anomalia affascinante. Uscito nel 2015 con una distribuzione limitata che ne ha compromesso la visibilità, questo thriller psicologico diretto da Craig Zobel si distingue per un approccio radicalmente diverso al genere: niente orde di zombie, nessun viaggio epico attraverso deserti radioattivi, solo tre persone, una valle miracolosamente protetta dalle radiazioni e la domanda più antica dell’umanità: possiamo davvero convivere quando le risorse sono limitate e la fiducia è un lusso che non ci possiamo permettere.
Il film vanta un cast di primissimo livello che oggi appare ancora più impressionante: Margot Robbie, all’epoca già notata per The Wolf of Wall Street ma anni prima della consacrazione globale con Barbie e Suicide Squad, Chris Pine reduce da Star Trek, e Chiwetel Ejiofor, il formidabile attore britannico già candidato all’Oscar per 12 anni schiavo. Eppure, nonostante questo trio stellare, Z for Zachariah è scivolato quasi nell’invisibilità, vittima di una release strategica sbagliata e di un marketing insufficiente che non ha saputo comunicare la potenza emotiva di questa gemma nascosta.
La trama prende le mosse da un romanzo del 1974 e ci porta in una valle isolata nel sud degli Stati Uniti, un microcosmo miracolosamente risparmiato dall’apocalisse nucleare che ha reso il resto del pianeta inabitabile. Qui vive Ann Burden, interpretata da una Margot Robbie in uno dei suoi ruoli più sottotono e introspettivi. Ann sopravvive grazie a un microclima che protegge la valle dalle radiazioni esterne, coltivando la terra e aspettando con sempre meno speranza il ritorno della sua famiglia partita per un’esplorazione che sembra non avere fine.

La solitudine di Ann viene interrotta dall’arrivo di John Loomis, un ingegnere e ricercatore interpretato da Chiwetel Ejiofor, che scopre la valle e, nel suo entusiasmo, commette l’errore di tuffarsi in un lago apparentemente cristallino ma in realtà contaminato dalle acque provenienti dall’esterno. Ann lo salva e lo accoglie nella sua casa, curandolo con dedizione. Man mano che Loomis recupera le forze, i due iniziano a costruire una convivenza che va oltre la pura sopravvivenza: lui mette a frutto le sue competenze ingegneristiche per migliorare le condizioni di vita nella fattoria, riparando una ruota idraulica per generare elettricità, trovando modi ingegnosi per estrarre carburante da stazioni di servizio abbandonate.
Si crea un equilibrio fragile ma funzionale, un abbozzo di normalità in un mondo morto. Ma la stabilità è destinata a non durare: l’arrivo di Caleb, un minatore interpretato da Chris Pine che è sopravvissuto all’apocalisse rimanendo sottoterra per mesi, scuote le fondamenta di questo delicato ecosistema umano. Caleb porta con sé voci di una comunità di sopravvissuti più a sud, ma soprattutto rappresenta un terzo polo in un equilibrio che faticava già a reggere in due.

Margot Robbie offre una performance di notevole maturità, lontana anni luce dai ruoli esuberanti che l’hanno resa famosa. La sua Ann è riservata, pragmatica ma non priva di vulnerabilità, una giovane donna che ha dovuto crescere troppo in fretta e che ora deve navigare acque emotive per cui nessuna apocalisse può prepararti. Chiwetel Ejiofor porta la sua solita intensità contenuta, creando un Loomis complesso: è protettivo ma possessivo, razionale ma mosso da paure profonde che la sua facciata logica non riesce a mascherare completamente. Chris Pine, in un ruolo meno centrale ma cruciale, rappresenta il catalizzatore di caos, l’elemento esterno che rivela le crepe di una struttura che sembrava solida.
Quello che rende Sopravvissuti un’opera che merita attenzione non è la spettacolarità o l’originalità assoluta della premessa, quanto piuttosto l’onestà emotiva con cui affronta i suoi temi. In un genere spesso dominato da power fantasy maschili di sopravvivenza, questo film sceglie di esplorare la fragilità, l’interdipendenza e il costo psicologico della solitudine e della competizione per affetti e risorse. Non offre risposte facili né finali rassicuranti, ma pone domande scomode su chi siamo quando le strutture sociali crollano e restiamo soli con i nostri bisogni più basilari.
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