Titolo originale: The Desperate Hour , uscita: 17-02-2022. Regista: Phillip Noyce.
Naomi Watts corre per quasi tutto Corsa contro il tempo, ma la vera impresa è stata riuscire a filmarla
26/09/2026 news di Stella Delmattino
Il regista de Il collezionista di ossa e lo sceneggiatore di Buried costruiscono un thriller quasi interamente sulle spalle della protagonista, sola nei boschi con un telefono

Per gran parte di Corsa contro il tempo c’è Naomi Watts che corre da sola in mezzo a un bosco, parla al telefono e cerca disperatamente di capire cosa stia succedendo a chilometri di distanza. Sulla carta potrebbe sembrare uno dei film più semplici da girare. Sul set si trasformò invece in un piccolo incubo logistico, perché Watts era diventata talmente veloce che persino la troupe faticava a starle dietro.
Diretto da Phillip Noyce, regista de Il collezionista di ossa e Salt, e scritto da Chris Sparling, sceneggiatore di Buried – Sepolto, Corsa contro il tempo (The Desperate Hour) porta alle estreme conseguenze una premessa minimale. Amy Carr, madre rimasta vedova da poco, esce per una corsa nei boschi quando scopre che nella scuola frequentata dal figlio è in corso una sparatoria. Lei si trova a chilometri di distanza, a piedi e senza un mezzo per raggiungerlo.
Il suo unico collegamento con ciò che sta accadendo è lo smartphone. Da quel momento il film praticamente non la abbandona più.
Naomi Watts corre per circa l’85% del film
Il direttore della fotografia John Brawley ha riassunto la sfida in maniera piuttosto efficace: come si gira un film con una sola protagonista che corre per circa l’85% della durata, raccontando contemporaneamente una storia quasi in tempo reale, senza mai mostrare le persone che si trovano dall’altra parte delle sue telefonate?
Il problema non era soltanto seguire Watts. L’attrice doveva correre, recitare, ascoltare dialoghi attraverso il telefono, rispondere e modulare il respiro in modo che la fatica risultasse credibile senza impedirle di sostenere scene emotivamente molto impegnative.
E Watts arrivò sul set decisamente più preparata di chi doveva filmarla.
Durante la quarantena precedente alle riprese si era allenata correndo ogni giorno e continuò a utilizzare un tapis roulant una volta arrivata sul posto. Brawley ha raccontato che aveva sviluppato una resistenza notevole e raggiungeva tempi piuttosto veloci. Il resto della troupe scoprì rapidamente di non essere allo stesso livello.
La troupe doveva alternarsi per riuscire a seguirla
In alcune sequenze Brawley correva all’indietro con la camera a mano davanti a Watts. Dopo appena due take e mezzo, raccontò, le gambe erano talmente affaticate da costringerlo a fermarsi e ricorrere alla fisioterapia.
Non andava molto meglio ai macchinisti incaricati di correre accanto all’attrice tenendo i pannelli riflettenti: alcuni riuscivano a completare un solo take prima di dover essere sostituiti da un collega. Watts, invece, tornava al punto di partenza ed era pronta a ricominciare.
Era evidente che per girare un intero film in questo modo servisse un’altra soluzione.
Una parte importante delle riprese venne quindi realizzata montando una camera stabilizzata su veicoli elettrici e su una e-bike, abbastanza silenziosi da permettere di registrare contemporaneamente la voce di Watts mentre correva.
Alla guida della bicicletta elettrica c’era un ex campione di motocross. E persino lui, secondo Brawley, ammise che seguire l’attrice rappresentava una sfida per la velocità con cui riusciva a muoversi.
Per seguirla nei boschi inventarono un set in continuo movimento
La difficoltà aumentava man mano che Amy si addentrava nella foresta. All’inizio corre su una normale strada, poi passa allo sterrato, quindi a sentieri sempre più stretti fino a trovarsi praticamente in mezzo agli alberi.
La macchina da presa doveva continuare a seguirla senza spezzare quella sensazione di continuità. Brawley utilizzò quattro corpi macchina Blackmagic URSA Mini Pro 12K e un sistema di ripresa stabilizzato che poteva essere montato sul retro dell’e-bike. L’alta risoluzione permetteva inoltre di stabilizzare e riposizionare alcune immagini successivamente senza perdere eccessivamente qualità.
Per alcune scene venivano utilizzati veri convogli di veicoli che si muovevano insieme a Watts. Noyce ha spiegato che la produzione escogitò diversi sistemi per mantenere la camera accanto all’attrice, compresa una lunga gru che consentiva di tenere il veicolo abbastanza lontano da non rovinarne con il rumore le telefonate.
Quello che sullo schermo sembra semplicemente una donna che corre da sola era quindi il risultato di un piccolo set cinematografico che doveva spostarsi continuamente insieme a lei senza entrare nell’inquadratura né farsi sentire.
Da Buried a Corsa contro il tempo cambia la prigione, non il meccanismo
Non sorprende che dietro la sceneggiatura ci sia Chris Sparling. In Buried – Sepolto aveva costruito un intero thriller chiudendo Ryan Reynolds dentro una bara con un telefono. In Corsa contro il tempo compie quasi l’operazione opposta: Naomi Watts ha davanti a sé un’intera foresta e può continuare a muoversi, ma è comunque intrappolata.
Non può raggiungere immediatamente il figlio, non può vedere cosa sta succedendo nella scuola e deve ricostruire la situazione attraverso chiamate, messaggi e informazioni frammentarie. Il telefono diventa contemporaneamente il mezzo con cui cerca di intervenire e ciò che rende ancora più evidente la sua impotenza.
La scelta di girare durante il 2020, nel pieno delle restrizioni legate alla pandemia, rese paradossalmente questa struttura ancora più adatta alla produzione: pochi personaggi fisicamente presenti, gran parte dell’azione all’aperto e una protagonista che sostiene quasi da sola il film. Le riprese si svolsero nella zona di North Bay, in Ontario.
È anche ciò che rende Corsa contro il tempo un esperimento più curioso di quanto possa sembrare dalla semplice trama. Per circa 84 minuti Phillip Noyce deve trasformare una donna, un telefono e una corsa nei boschi in un thriller.
E mentre Amy cerca disperatamente di arrivare da suo figlio, dietro la macchina da presa c’era un altro problema molto più concreto: riuscire semplicemente a stare al passo con Naomi Watts.
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