Voto: 6/10 Titolo originale: Runner , uscita: 07-09-2026. Regista: Scott Waugh.
The Rush – Corsa contro il tempo, recensione: Alan Ritchson e Owen Wilson corrono più veloci della sceneggiatura
27/09/2026 recensione film The Rush - Corsa contro il tempo di Marco Tedesco
Scott Waugh trasforma la consegna di un organo in 98 minuti di inseguimenti, sparatorie e violenza sopra le righe, sostenuti soprattutto dall'improbabile coppia protagonista

Un fegato da consegnare, tre ore prima che diventi inutilizzabile e un cartello criminale disposto a tutto pur di impossessarsene. A The Rush: Corsa contro il tempo basta praticamente questo per mettere in moto 98 minuti di inseguimenti, sparatorie, incidenti e ossa maltrattate con crescente entusiasmo. Non è un film interessato alla plausibilità e nemmeno a nascondere quanto siano familiari i suoi meccanismi. La sorpresa è che, per buona parte del tempo, non ne ha bisogno.
Diretto da Scott Waugh, già dietro la macchina da presa per Need for Speed ed Expend4bles, il film prende una premessa da thriller a tempo e la trasforma in un buddy movie costruito intorno a due presenze difficilmente confondibili: Alan Ritchson, montagna di muscoli utilizzata come arma contundente, e Owen Wilson, chiamato a parlare praticamente senza sosta mentre intorno a lui esplode qualsiasi cosa.
Ritchson interpreta Hank Malone, ex Navy SEAL americano trasferitosi in Australia. Vive su una houseboat, ha appena raggiunto un anno di sobrietà e porta con sé il trauma per la morte della figlia. Per vivere fa il “runner”, un corriere a cui vengono affidate le consegne più disparate, fino all’incarico che cambia la sua giornata: recuperare all’aeroporto un pacco medico e portarlo in ospedale.
Il contenitore custodisce un fegato destinato a una bambina di sette anni gravemente malata, accompagnato da Ben Bishop (Wilson), il corriere medico incaricato di sorvegliarlo fino alla sala operatoria. Sulla loro strada compare però Damián Zaldívar (Rodrigo Santoro), legato a un potente cartello e intenzionato a intercettare la consegna per ragioni molto personali.
Da quel momento la strada tra Brisbane e la Gold Coast diventa un percorso a ostacoli sempre più assurdo. Chiedersi troppo seriamente come un trasporto medico possa scatenare una piccola guerra significa però affrontare il film nel modo sbagliato. La sceneggiatura di Miles Hubley e Tommy White prende una situazione elementare e la usa esclusivamente per generare movimento, alzando progressivamente il livello della minaccia.
Il modello più evidente è Transporter: un professionista dalle capacità fuori dal comune deve portare qualcosa dal punto A al punto B mentre tutti cercano di fermarlo. A questa struttura si sovrappone quella classica del buddy movie, con il professionista taciturno costretto a condividere il viaggio con qualcuno che rappresenta praticamente il suo opposto.
Ritchson conferma quanto già mostrato in Reacher. La sua fisicità permette a Waugh di trasformarlo in una sorta di ariete umano, ma Hank diventa più interessante quando lascia filtrare un’ironia asciutta dietro l’inevitabile invulnerabilità. Wilson lavora invece sul registro che conosce meglio: Ben scherza nei momenti meno opportuni, reagisce al pericolo con disarmante leggerezza e riesce a non rendere irritante un personaggio che, sulla carta, avrebbe tutte le caratteristiche per esserlo.
Il contrasto tra i due finisce così per dare al film la personalità che la trama non possiede. Non siamo dalle parti di Midnight Run, ma Ritchson e Wilson trovano rapidamente un ritmo comune e soprattutto impediscono che la successione di agguati si trasformi in un esercizio puramente meccanico.
È nell’azione, del resto, che The Rush mostra le sue qualità migliori. Waugh ha lavorato per anni come stuntman e privilegia corpi, veicoli e impatti: combattimenti corpo a corpo, sparatorie e inseguimenti hanno una concretezza che spesso manca ai prodotti action più anonimi destinati allo streaming. Santoro asseconda il tono interpretando Damián come una presenza febbrile, quasi melodrammatica, perfettamente a proprio agio nell’assurdità generale.
I limiti produttivi restano però visibili. Alcune sequenze sono montate in maniera troppo frammentata e certi fondali digitali, soprattutto all’interno dei veicoli, hanno bisogno di una generosità che gli stunt reali non richiedono. Anche la violenza sembra occasionalmente trattenuta per rimanere entro i confini del PG-13, creando un curioso attrito con la brutalità di ciò che accade sullo schermo.
Più problematico è il tentativo di aggiungere profondità emotiva. La perdita della figlia di Hank, il suo alcolismo e la bambina in attesa del trapianto compongono un parallelismo fin troppo programmatico, mentre alcuni sviluppi dell’ultimo atto cercano una commozione che la sceneggiatura non ha avuto il tempo di costruire. La leggerezza che rende accettabili le assurdità della trama finisce qui per scontrarsi con una componente melodrammatica trattata con molta meno naturalezza.
The Rush: Corsa contro il tempo appartiene insomma a quella fascia di action che difficilmente lascia molto dietro di sé, ma durante la visione sa come tenere occupato lo spettatore. I suoi limiti produttivi e una componente emotiva troppo calcolata gli impediscono di diventare qualcosa di più, ma Waugh ha almeno il buon senso di non confondere semplicità con sciatteria. È cinema d’azione di servizio, compatto e rumoroso, che porta a termine il proprio incarico senza pretendere una medaglia.
Su Prime Video dal 26 settembre.
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